Dopo il senato, Zuckerberg ha completato la sua visita a Washington con una gita alla camera per la sua seconda udienza. Se nella prima udienza, complici senatori non proprio sul pezzo, se l’era cavata abbastanze bene, in questo secondo incontro non è stato così efficace. A differenza dei senatori, i vari rappresentanti dei singoli stati han fatto una interrogazione molto più dura e molto più ficcante. Il buon Mark non ha saputo rispondere sempre bene e in un paio di occasioni sembrava senza risposte concrete.

Come nel giorno prima, si è parlato molto di sicurezza dei dati, privacy e soprattutto libertà di parola. Proprio sul “free speech” c’è stato un bel dibattito su cosa si può dire e cosa no.

Argomento molto complesso e per il quale Zuckerberg ha potuto solamente dire con certezza che Facebook non tollererà qualunque cosa che rimandi al terrorismo. Per il resto rimaniamo nel campo della legittimità delle opinioni, che ci piacciano o meno. E’ sembrato che alcuni politici volessero far impegnare il Ceo su un maggior controllo anche su altri argomenti, cosa che però è quasi impossibile.

Dal dibattito sono emerse alcune notizie piuttosto importanti. La prima è che nella mole dei dati accumulati da Cambridge Analytica ci sono finiti anche quelli di Zuckerberg stesso (chissà se farà causa a Facebook). Inoltre al momento Facebook sta ancora valutando la possibilità di fare causa all’azienda di data analysis perchè, probabilmente, si sono mossi in una zona grigia ma non illegale.

Il passaggio più complicato – e potenzialmente esplosivo – si è avuto con la deputata Kathy Castor (Florida) che ha chiesto se il social network raccogliesse i dati degli utenti usciti da Facebook o durante la loro navigazione. Zuckerberg non è riuscito a spiegare se sia vero o meno ed è stato interrotto nuovamente dalla Castor che gli ha chiesto lumi anche sulla geolocalizzazione che farebbe Facebook dei suoi utenti. Qua si va di nuovo sul complicato perché Zuckerberg ha risposto correttamente dicendo che gli utenti hanno il controllo del sistema. Allo stesso tempo a domanda diretta «Non raccogliete dati su dove le persone si spostano?» c’è stata una risposta molto evasiva.

Infine, alla richiesta di modificare Facebook in modo che raccogliesse meno dati personali possibili, Mark ha spiegato che non si poteva rispondere in modo semplice e che la questione è complicata.

Il secondo atto dell’attesissima interrogazione a Mark Zuckerberg si è concluso lasciandolo un pò più sconfitto ma non abbattuto. Certamente la questione non è finita qua e nelle prossime settimane ci saranno nuovi sviluppi.

Al momento il futuro di Facebook parrebbe un pò meno grigio dei giorni scorsi ma allo stesso tempo alcuni elementi usciti dalle 10 ore di domande e risposte potrebbero rivelarci sorprese. Rimangono infatti dei dubbi sulla possibilità che diventi a pagamento e su quanti e quali dati venga in possesso. Cose non da poco.