votoAbito in Piemonte. La prossima settimana si terranno le ennesime elezioni (a noi toccano anche le Regionali, oltre che le Europee) nella mia poco più che ventennale esistenza. Un’altra grande prova della presenza della democrazia in Italia, soprattutto contando che il governatore uscente è stato mandato a casa 4 anni dopo le elezioni incriminate.

Solitamente, nei mesi che precedevano la tornata elettorale, anche se “solo” a livello regionale, si registrava grande fermento e la gente comune – quanto ancora si possa definire così, non lo so – si arrovellava dai dubbi e combatteva urlante nei mercati portando avanti il nome del proprio indomito prescelto. Ma la situazione è cambiata. La recessione colpisce anche la voglia e il fervore degli addetti alla propaganda elettorale. Forse, però, ciò che più scarseggia è proprio la gente comune.

Nel mio immaginario una persona comune è un onesto lavoratore. E qui abbiamo già dimezzato i pretendenti, più per l’onesto che per il lavoratore, anche perché quest’ultimo alle volte non ha molta scelta. Ha una famiglia con un/a compagno/a “stabile”, non che dopo 37 minuti, in chat, ti trovi qualcuno che non sai da dove scrive e che in più vuole sposarti il prima possibile, così, per “consacrare la nuova unione”, perché è di famiglia molto religiosa….La persona comune possiede una casa, comoda e senza necessità di pagare il parchimetro svegliandosi ogni tre ore. Inoltre, ha il senso del dovere ed almeno un’opinione. Avete presente nei film western quel momento in qui passa la palla di polvere e intorno si sente solo il rumore del vento che fischia? Questo è quel momento.

Facciamo la conta di quanti sono rimasti? Dopo due conti, si fa in fretta a capire che né tra chi vota, né tra chi si candida (che in primis sono persone e in secundis lavorano in politica – o dovrebbero farlo), ci sia questa grande abbondanza di pretendenti. Molti sono più occupati a cercare di non essere più disoccupati, altri invece se ne approfittano. Questo non vuole essere un attacco a chi non rientra nei canoni della “famiglia classica”. Bensì una condanna a chi spreca le proprie energie a lamentarsi, piuttosto che a sporcarsi le mani pur di lavorare, perché chi è riuscito a costruirsi un nucleo familiare un minimo di sforzo l’ha fatto di sicuro.

Forse è proprio questo il grande problema che, oggi, rosicchia la nostra società: la mancanza di alternative. Io stesso non saprei quale preferenza dare, se non fosse che conosco da vicino un candidato. Perché nella democrazia, il potere è del popolo, ma se il popolo manca di impegno, manca di opinione, manca del suo stesso essere “gente comune”, non basterà un uomo a fare la differenza, lanciato all’assalto da tutti ma abbandonato a se stesso appena dopo metà strada. Smuoverà le masse, le porterà fino sul campo di battaglia. Ma saranno le persone a dover cambiare, non i politici. Sono le masse che cambiano le sorti in battaglia, perché 100 uomini giusti potranno sempre ammutinarsi ad un tiranno.