welding-71269_640Certo, rispetto alle migliaia di giovani disoccupati, loro hanno almeno la fortuna di averlo, un lavoro. Ma spesso svolto in condizioni difficili, senza possibilità di crescita professionale, infrangendo (perché costretti) le più elementari norme in materia, retribuito in maniera insoddisfacente, diciamo pure ingiusta; e il più delle volte vissuto con l’incubo che possa finire da un momento all’altro se non “accontenti il padrone, senza fare discussioni”. Una “fortuna”, certo, rispetto a chi un lavoro non ce l’ha; ma conservato al prezzo di essere quasi sfruttati. In questo 1° maggio, Festa del Lavoro, vi offriamo due storie di giovani raccontate sottoforma di questionario. Fanno bene a lamentarsi? Sbagliano? Diteci la vostra.

 

STORIA DI G.
Operaio, 21 anni

1. Qual è la cosa che reputi più ingiusta nei tuoi confronti sul posto di lavoro?
Il modo in cui il datore di lavoro tratta i suoi dipendenti. Pur sfruttando tutti, non è mai grato per il lavoro svolto, e non fa mai un complimento. E’ sempre in cerca del nostro sbaglio.
2. Qual è il sentimento che prevale in te e nei giovani che lavorano con te? Rassegnazione o fiducia che un giorno le cose possano cambiare?
Soprattutto indignazione, ma anche molto disprezzo, rabbia e tristezza nei suoi confronti e nella situazione che, a me personalmente, butta giù il morale.
3. I giovani che “si fanno sfruttare” pur di non perdere il lavoro sbagliano o favoriscono, indirettamente, i datori di lavoro che “sfruttano”?
Confrontandomi con altre persone, in questi anni, in molti sostenevano avessi buone colpe anch’io, perché favorivo l'”evasione”. Io invece penso che, considerata la condizione lavorativa italiana in questo periodo, non si possa che accettare il tutto, facendosi quindi sottomettere e sfruttare, pur di lavorare.
4. Puoi fare un esempio di sfruttamento che hai visto di persona?
Direi il mio caso: 54 ore settimanali, 6 giorni su 7, 10 ore al giorno. 880 euro di paga, 3.20 euro/h.
5. Se potessi, andresti all’estero?
Purtroppo no, é un “meno male”. Qua ho molte cose, persone, abitudini a me a cuore e questo mi da la forza per stringere i denti e decidere di andare avanti nel mio paese, con la speranza che la situazione migliori. liberazione

STORIA DI D.
Operaio, 24 anni

1. Qual è la cosa che reputi più ingiusta nei tuoi confronti sul posto di lavoro?
La cosa che ritengo più ingiusta, è sicuramente il fatto di dover sottostare a delle regole o retribuzioni disoneste, senza poter liberamente controbattere e far valere i propri diritti, per paura di ritorsioni o di perdere il posto di lavoro, soprattutto in questo periodo.
2. Qual è il sentimento che prevale in te e nei giovani che lavorano con te? Rassegnazione o fiducia che un giorno le cose possano cambiare?
Dal mio punto di vista, sono fiducioso e spero che un giorno, le cose possano cambiare in meglio, sia a livello generale, sia nella mia posizione all’interno della mia azienda. Purtroppo lavoro con pochi giovani, aimè la maggior parte di questi mi sembrano abbastanza rassegnati.
3. I giovani che “si fanno sfruttare” pur di non perdere il lavoro sbagliano o favoriscono, indirettamente, i datori di lavoro che “sfruttano”?
Questi giovani, ma non solo loro, anche tantissimi adulti, sono costretti a sbagliare, altrimenti si troverebbero a piedi e senza un soldo. Questa dannata crisi, che ormai dura da più di 7 anni, ha condizionato il modo di pensare e di vivere il lavoro, quindi sono convito che i lavoratori possano fare ben poco e fino a quando la situazione generale non migliora, saremo costretti a convivere con queste brutte dinamiche.
4. Puoi fare un esempio di sfruttamento che hai visto di persona?
Nel posto dove lavoravo prima, avevo una retribuzione fissa giornaliera, che non cambiava se facevo tante ore di straordinario, mentre cambiava invece quando facevo mezza giornata. Ovviamente mi toccava la metà di quanto stabilito. Logicamente la paga era misera ed il lavoro era in nero, ma mi son sentito costretto ad accettarlo.
5. Se potessi, andresti all’estero?
No, non riuscirei ad andare all’estero, principalmente per il fatto che dovrei staccarmi dalla famiglia e gli amici, ma soprattutto perché voglio provare a lottare ed ottenere ciò che desidero e che penso sia giusto per un lavoratore, una paga onesta ed un posto sereno dove lavorare. Mi piacerebbe un giorno dire ” ce l’ho fatta” e poterlo fare nel mio paese, l’Italia, perchè nonostante tutto siamo il più bel paese del mondo.