Sabato 25 Novembre si è svolta la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Istituita nel 1999, solo dal 2006 vengono organizzate manifestazioni apposite anche in Italia. I casi di cronaca quotidiani ci ricordano quanto ci sia bisogno di parlare di questo argomento e di studiare metodi efficaci affinchè le donne possano sentirsi protette e a loro agio in qualsiasi contesto.
O almeno è quello che mi piacerebbe.

La giornata del 25 è stata invece un’occasione per portare avanti uno scontro tra i sessi, soprattutto sui social. Se di solito l’uso dei social andrebbe minimizzato nella “scala d’importanza delle cose” (marchio registrato), in questa occasione non si può. I social, è giusto ribadirlo, sono uno dei problemi: molestie e misoginia passano eccome attraverso questi canali. In questo contesto io posso anche chiudere un occhio (o tutti e due) sulle banalità scontate (“oggi in piazza contro la violenza ma l’8 Marzo tutte agli spogliarelli”) ma non posso accettare il qualunquismo.

Mi riferisco a tutta quella parte di persone dall’indignazione facile e i polpastrelli pronti a digitare, che fanno discorsi del tipo: “Chi non condivide sui social questa battaglia è perchè è un violento” o peggio “Gli uomini sono tutti colpevoli o conniventi”. Ecco, io non ci sto.

Innanzitutto la condivisione di un meme, foto, volantino, evento, ecc. sui social non fa di nessuno l’eroe che il mondo femminile ha bisogno. Anzi, letti i commenti da provolone sotto gli elementi condivisi, qualcuno non ha ben chiaro per cosa serve la giornata. Ma la generalizzazione delle colpe di qualcuno non mi vede assolutamente d’accordo.

Io non sono un violento (men che meno con le donne), cerco in tutti i modi di essere il meglio per mia moglie e tutte le persone che conosco. A volte ci riesco a volte no. Ma non accetterò mai di essere paragonato a chi commette abusi sulle donne solo perchè, al posto di mettermi in mostra sui social, cerco con i fatti di dare un buon esempio.

Capisco il femminismo e mi sforzo di capire il femminismo arrabbiato e intransigente ma ho idea che si stia facendo il gioco proprio di chi le donne le considera poco o nulla. Creare un clima di odio tra fazioni, benefici non ne ha mai portati e mai ne porterà.

Non lo dico io, lo dicono le poche persone che hanno partecipato agli eventi di ieri e tutti quelli che da oggi si sono già dimenticati del perchè il 25 era la giornata contro la violenza sulle donne. Lo dice anche l’esperienza: alzare un polverone indefinito, fatto di accuse a destra e a sinistra, fa solo in modo che si perda di vista l’obbiettivo:la fine delle violenze.

Non sono il solo a pensarla così, ovviamente. Come me, per fortuna, lo pensano anche tante donne che ogni giorno cercano di insegnare ai propri figli e a chi gli sta accanto come ci si deve comportare in un mondo che si vorrebbe civile. Sabato molte di loro sono state vittima di attacchi testuali da chi invece vorrebbe una lotta più dura. A loro il mio rispetto e la mia solidarietà, sperando che, nonostante tutto, continuino con forza a rendere migliore questo posto.