Ci sono tematiche le cui argomentazioni mi sembrano così ovvie, che il solo “tu cosa ne pensi?” pare il biglietto da visita per la fiera delle banalità. La giornata mondiale contro la violenza sulle donne è una di quelle. Cosa vuoi che pensi di chi usa, picchia, violenta, insulta una donna? È assurdo, così come è altrettanto assurdo il fatto che abbiamo bisogno di un giorno sul calendario per preoccuparci del problema. Della serie: «Ah, oggi è il 25 Novembre: povere donne!» Eddai…

Non voglio cadere nel “le donne vanno festeggiate tutti i giorni”, perché non avrebbe senso, diventerebbe routine priva di valore. E allora? Istituiamo le targhe alterne per i buoni comportamenti? Le Ztl per le parole che possiamo usare quando siamo arrabbiati? Scaliamo i punti da un’immaginaria patente del buon compagno, ogni volta che questo compie violenza, fintanto che non sarà costretto a fare un corso di buone maniere e terapia di coppia? O forse, più semplicemente, iniziamo a dire ai bambini, partendo da loro, che le persone, donne o uomini che siano, non si picchiano e non si insultano, perché non ci appartengono, ma scelgono liberamente di fare un pezzetto di strada con noi e, altrettanto liberamente, potrebbero volersene andare.

Insegniamo ai bambini e alle bambine a non sentirsi abbandonati se qualcuno a cui loro vogliono bene prende una strada diversa; a stare bene da soli, soprattutto se l’altro li fa stare male; a non tollerare chi li spintona in fila, chi tira loro i capelli per fare i dispetti, chi sostiene che non possono fare alcune cose “perché sono femmine”. Diciamo loro che gli vogliamo bene, e dimostriamoglielo sempre, con un gesto, una parola gentile, un sorriso. Dimostriamogli, e dimostriamoci, che l’amore è questa cosa qui, e che tutto il resto è dannoso e deve essere evitato.

Non aspettiamo una giornata nazionale, non aspettiamo la prossima notizia, la prossima donna accidentalmente caduta dalle scale. E facciamolo ora, perché, citando un sempre attualissimo Sean Penn nel film This must be the place, “Non è vero che è meglio tardi che mai: tardi è tardi e basta”.