Il 28 ottobre il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha aperto alla possibilità che i videogames competitivi (distinzione importante) possano essere considerati sport, con annessi e connessi. Apriti cielo. Da più parti sono piovute critiche ma anche momenti di giubilo. A parer mio la verità sta nel mezzo.

La dichiarazione dice che gli eSports (i videogiochi competitivi per i quali vengono realizzati tornei ufficiali appositi) che prevedono intensi allenamenti, sia mentali che fisici (parliamo di allenamenti giornalieri da anche 13 ore), paragonabili a quelli delle discipline sportive tradizionali possano venire considerati sport a tutti gli effetti a patto di non violare i valori Olimpici e di contrastare elementi di disturbo come doping (sia fisico che “elettronico”), scommesse illegali e manipolazioni di sorta.

Tutto questo per dire fondamentalmente che il CIO riconosce l’impegno che ci vuole per competere ai massimi livelli ma la strada è ancora lunga. E non potrebbe essere diversamente.
Lo dico da vidogiocatore (ormai casual ma appassionato) che è contento del riconoscimento ufficiale ma che non vorrebbe che le cose venissero mischiate troppo. Tra le gare di atletica e quelle di Dota2 c’è di mezzo un oceano.

E’ importante che finalmente le discipline esportive abbiano pari dignità ma, come dice il nome, sono diverse. E diverse è giusto che rimangano.

Si è fatto un gran parlare di portare alcuni giochi alle olimpiadi in Giappone ma secondo me è difficile che accada e forse anche inopportuno. Preferirei si svolgessero delle “olimpiadi” apposta. Questo perché sono discipline davvero peculiari che hanno bisogno di un contesto, di un ambiente particolare. Ripeto: LoL, Starcraft, Overwatch, Counter Strike e compagnia sono assai diverse dai 100m, lancio del disco, pallanuoto e via discorrendo. Devono essere tutti trattati con la dignità e la cura che necessitano.

Portare gli eSport alle Olimpiadi è solamente una mossa commerciale e che è all’antitesi del concetto di dignità. Verrebbero trattati come divertissemant, come una cosa da sfigatelli, cugini poveri delle vere discipline olimpiche. Con la grande differenza dei soldi che muovono. Già perchè il nocciolo della questione è solamente quello: gli eSport nelle fasi finali dei loro tornei principali fanno “ascolti” impressionanti, muovono visualizzazioni e “click” che gli altri sport si sognano.

Per fare un esempio, le finali delle ultime Intel Extreme Master Series (uno dei tornei di vari eSport più longevo e famoso del mondo) hanno avuto tra streaming e paytv il pubblico delle finali del mondiale di calcio, delle finali dell’NBA e dell’ AFL, messe insieme. Per 3 giorni di fila! Gli sponsor hanno avuto più visibilità in quei 3 giorni che in tutto il resto dell’anno. Non sono più un evento di nicchia e nei prossimi anni inizieranno dei veri e propri campionati con squadre e competizioni internazionali. Le cifre che stanno già girando fanno concorrenza ai top club di calcio mondiale.

Il pubblico di questi eventi, però, non lo puoi prendere in giro. Sono abituati ad una cura e ad una competenza che non si può improvvisare, ne possono accettare un qualcosa di meno di quello che già hanno. E’ giusto riconoscere il valore di un movimento così appassionato e così grande. Però per favore non rendiamolo una barzelletta col quale far arricchire qualche comitato.