crowdfundingDa alcuni anni è esploso il fenomeno del crowdfunding. Per chi ancora non lo conoscesse, si tratta di raccogliere fondi, da privati di tutto il mondo attraverso internet, per la realizzazione di un progetto o un’idea. Ci sono diverse piattaforme e modalità, le più famose sono kickstarter e indiegogo. I progetti finanziati sono i più disparati: film, libri, frigoriferi, vestiti, androidi, ecc.

Di solito questo finanziamento avviene in due modi: il cosiddetto All-or-nothing che prevede un obbiettivo da raggiungere, e solo al raggiungimento di questo, il progetto verrà avviato; oppure c’è il Keep-it-all che invece prevede che la somma ricevuta – anche se minore dell’obbiettivo primario – venga comunque incassata. Normalmente oltre ad un obiettivo primario vengono inseriti altre “tappe” secondarie che servono a migliorare il progetto di base.

Gli utenti scelgono un progetto sulla base di una descrizione o un video e decidono se e quanto “investire”. A secondo della somma donata si riceve, a progetto ultimato, un qualcosa indietro. Può essere un semplice “Grazie” per le somme molto piccole, fino al viaggio per conoscere gli ideatori del progetto per cifre molto alte. Di questa forma di finanziamento non sono esenti nemmeno i videogames che anzi, sempre più spesso utilizzano queste piattaforme al posto di passare dal normale circuito dei grossi publisher.

Un caso eclatante è il gioco “Star Citizen”. Star Citizen è in sviluppo dal 2012 e sarà un gioco multiplayer online a tema fantascentifico. Nelle promesse del suo ideatore Chris Roberts sarà un universo totalmente o quasi esplorabile, con migliaia di pianeti generati proceduralmente, in cui il giocatore vivrà una “seconda vita” virtuale.starcitiz

Per dar vita a questo universo dall’ottobre 2012 il gioco ha raccolto oltre 134 milioni di dollari. Una cifra che non solo è in costante aumento ma che ha piazzato il progetto al primo posto di quelli finanziati in questa maniera. Una somma ragguardevole (il progetto inizialmente pensava nella più rosea delle aspettative di poter arrivare ai 60 milioni) che gli ha permesso di poter ricevere ulteriori finanziamenti privati da aziende del settore.

Sembra tutto bellissimo, una bella storia. Peccato che dal 2012 ad oggi, quattro anni dopo, del gioco vero e proprio si sia visto pochino. Sono uscite nel corso degli anni qualche demo molto basilari e una pre-alpha – ovvero una fase del gioco molto preliminare – che da la possibilità di muoversi in qualche ambiente e manovrare una nave spaziale (finanziando il progetto si otteneva una nave in-game da poter usare). Per il resto tanti artwork e concept, qualche video e tante promesse. La presunta data di uscita era per fine 2016, preceduto per giunta dall’uscita a giugno dello stesso anno di una “campagna singleplayer” in prima persona che avrebbe fatto da “prequel”. Ovviamente così non è stato e la campagna stessa per il momento è annullata.

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Il rischio è che lo sviluppo dell’intero gioco venga interrotto oppure posticipato a data da destinarsi. Lo sviluppo di un videogame del genere è infatti molto lungo e molto complesso a livello tecnico e di codice. Spesso alcuni problemi per essere risolti richiedono mesi di lavoro non preventivato. Anche la cifra raccolta, per quanto grande, potrebbe non bastare, giochi più piccoli hanno budget del doppio!

Il mondo nerd del web si è spaccato su questo gioco: chi lo considera il prossimo “messia videoludico” e chi una frode. Chi ci crede fermamente, arrivando a investire capitali notevoli, e chi invece sta portando avanti una campagna denigratoria nei confronti del suo fondatore Chris Roberts (figura tra l’altro molto discussa nell’ambiente). Questo scontro si è accentuato ulteriormente da dopo l’estate, in seguito ad un altro progetto ben più rappresentativo del fenomeno.

Sorte ben più misera, infatti, è toccata al gioco (nuovamente a tema spaziale e fantascentifico) “No man’s sky”. A differenza di Star Citizen, questo gioco nasce da uno studio semi indipendente che ottiene subito l’interesse di Sony che lo finanzia. Il tutto è basato sull’esplorazione dello spazio da parte dei giocatori, senza un vero obbiettivo finale. Nel gioco vengono inseriti qualcosa come 18 milioni di miliardi di pianeti, tutti esplorabili con una propria flora e fauna.

Se in un primo momento il tutto procede come in un normale sviluppo di un videogioco, dopo una campagna mediatica molto aggressiva, vengono aperti i pre-ordini per poter ricevere soldi per permettere di migliorare il gioco finale. In questo caso si paga in anticipo il gioco quasi finito che però si giocherà normalmente solo all’uscita dello stesso. Una versione “avanzata” di crowdfunding.nomanssky

Il gioco, dopo alcuni rinvii, esce ad agosto del 2016 e diventa il gioco più acquistato dell’anno. Peccato che sia molto diverso da quello che era stato promesso. Quasi tutte le features annunciate sono mancanti e quelle presenti non a tutti piacciono. In alcuni casi si verificano bug e crash di tutto il gioco. Nel giro di due settimane gli utenti distruggono il gioco su internet, lo abbandonano e ne chiedono il rimborso (complice anche un prezzo non bassissimo). Come se non bastasse, la comunicazione tra sviluppatori e giocatori, fin lì proficua e puntuale, viene del tutto meno. Per quasi tutti diventano una compagnia che ha “preso i soldi ed è scappata”.

Questo segna anche l’inizio della disillusione verso i progetti finanziati dall’utenza (sia in maniera totale che parziale). Altri progetti simili vedono infatti i propri finanziatori diminuire o chiedere rimborsi, in alcuni casi si arriva alla chiusura anticipata del corwdfunding e cancellazione del progetto. Certo, alcuni ancora resistono, lo stesso Star Citizen viene finanziato ancora regolarmente nonostante una certa insofferenza del pubblico.

La conseguenza più importante è che alcuni siti ed eventi di promozione del settore iniziano a non voler più pubblicare video di giochi non ancora completati o in fasi iniziali del proprio sviluppo (esempio migliore i Video Game Awards 2016 che non trasmetteranno spot di giochi troppo indietro nel loro sviluppo). Se negli ultimi anni si era assistito alla nascita di tanti piccoli studi indipendenti che, grazie proprio al finanziamento su internet, potevano dar vita ai propri progetti con anche alcuni piccoli capolavori, la tendenza ora sta diminuendo.star-citizen-logo

Il crowdfunding è, nel suo stesso essere, la divisione del “rischio d’impresa”, quasi un “atto di fede” verso un soggetto sulla base di una promessa. A volte va bene, a volte va male. In qualche caso però ci scappa la truffa. Per evitare quest’ultima serve un’utenza più informata e consapevole e un maggior controllo da parte delle piattaforme che spesso si limitano ad incassare la loro parte.

Sarebbe davvero un peccato perdere le opportunità che questi mezzi ci danno e ci possono ancora dare.