di Marta Vaschetti

Teresa Bellanova è una politica ed anche una sindacalista italiana. È stata senatrice della Repubblica, sottosegretario di Stato e vice ministro allo sviluppo economico. Classe ’58, da poco è stata eletta ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo della Repubblica Italiana.

Tutti “paroloni” per dire quanti lavori importanti ha fatto e sta facendo questa donna.

Peccato che la gente non guarda questo: le persone, con l’avvento di Facebook, Instagram e di altri social network su cui è facile scrivere cazzate e cattiverie senza pensare alle conseguenze, sanno solo più giudicare.

30 anni fa i cellulari venivano chiamati radio-mobili, il telefono era fisso e questi patacconi che non stavano neanche in una borsetta si usavano solo per comunicare gli avvenimenti importanti alle famiglie distanti chilometri. La gente era sempre serena: lavorava nel suo “piccolo mondo”, guardava il telegiornale, leggeva i quotidiani e parlava faccia a faccia con le persone.

30 anni dopo, oggi, i cellulari sono chiamati smartphone perché fra un po’ fanno anche il cappuccino appena ti svegli, il telefono fisso nessuno sa più cos’è (soprattutto i più giovani) e per comunicare tutti usano internet, in pochi si rivolgono la parola guardandosi in faccia.

Questo è il problema di questo secolo: le persone, stando dietro uno schermo, scrivono cattiverie soprattutto su persone che non conoscono. Criticano senza chiedere il perché di una determinata azione, non si fanno esami di coscienza pensando che chi legge dall’altra parte dello schermo abbia dei sentimenti o un passato. Pensano di non fare del male, ma dalle critiche su come ci di veste si arriva inevitabilmente alle minacce e al bullismo, in un attimo.

Teresa Bellanova é l’ennesima persona criticata sui social: andando al giuramento al Quirinale per diventare nuovo ministro dell’agricoltura si è vestita pensando ai suoi sentimenti, al suo vissuto e alla sua personalità. Tanto di cappello per una donna, in un mondo dove le donne sono sempre criticate, in un ambito lavorativo dove l’etichetta é il total black, vestire di blu. Indossava un vestito a balze color blu elettrico, indossava l’entusiasmo di un’altra vittoria nella sua carriera, indossava se stessa.

Inoltre, come se non bastasse, é stata criticata per la sua forma fisica e per la sua istruzione.. ma dico io: una vagonata di cavoli vostri mai, vero? Perché non si può ritornare alle malevoci su gente che conosciamo, così se si gira male ci schiaffa una cinquina e ci risponde che “chi si fa gli affaracci suoi campa cent’anni”?

Per fortuna, però, che la Bellanova è superiore a queste cose: infatti il giorno dopo ha postato una sua foto vestita di giallo a pois neri con l’hashtag #vestocomevoglio, mentre al Tg2 n un’intervista ha detto che la polemica parte da chi non ha niente da fare, incoraggiando i giovani a studiare “perché più sanno e più potranno fare”.

Il mio parere? Non posso che essere d’accordo con lei: non perché sono tra i giovani che hanno sperimentato la vita senza internet (e sono cresciuta bene lo stesso), non perché ho dato il suo stesso nome a mia figlia, ma perché sono convinta che il mondo è bello perchè è vario ed ognuno é libero di vestire, vivere, studiare e fare il lavoro che vuole senza dover passare per forza sotto al microscopio delle critiche di chiunque sia invidioso e cerca di svalutare gli altri per sentirsi meglio.