Marc_Márquez_2015Avete presente quella frase trita e ritrita che ci ripetevano le maestre quando eravamo solo dei piccoli marmocchi dell’asilo? “Mi raccomando, se un tuo compagno ti da’ uno spintone tu non dargliene un altro ma vieni a dirlo a me”. Molto probabilmente Valentino Rossi dev’essere stato sempre assente in quei giorni della sua infanzia.

Sono bastate poche ore e lo scontro Rossi-Marquez è diventato oggetto di continue discussioni su internet e sui social network, discussioni in cui con prepotenza si dava la propria versioni dei fatto a favore del proprio motociclista preferito.

Ma procediamo con ordine. GP della Malesia. Sei i giri dall’inizio. Quindici i sorpassi tra Valentino Rossi e Marc Marquez. Sono molti i contatti tra le due moto, gli sguardi indecifrabili da sotto al casco e i momenti di tensione, la quale culmina in quello che dai media viene definito “il calcio di Rossi”.

Non so voi, ma quando io penso alla parola “calcio” per far cadere qualcuno mi sale sempre alla mente la figura di un Gerard Butler nei panni del re di Sparta Leonida intento a scaraventare giù da un pozzo un messaggero persiano. Non mi sembra che sia esattamente quello che è successo in Malesia.

Osservando e studiando i filmati, si può chiaramente vedere come quello di Rossi non sia un calcio, ma piuttosto un movimento obbligatorio per affrontare la curva successiva che però ha avuto lo sfortunato esito, forse un po’ volontario, di far perdere il controllo alla moto di Marquez che in quel momento aveva deciso di esaminare da vicino gli adesivi del Dottore.rossi

Dunque, chi ha davvero ragione in tutto ciò? La decisione del Motomondiale è stata quella di retrocedere Rossi all’ultima posizione alla partenza della prossima corsa, compromettendo gravemente la sua classifica all’inseguimento di Jorge Lorenzo. I fans italiani, indignati, cercano in tutti i modi di difendere il loro idolo ma la penalità è inflessibile. E, a mio modestissimo parere, è giusto così.

Per carità, Marquez non sarà la persona più simpatica di questo mondo, anzi. Ma rimane il fatto che non può essere punita una provocazione se qualcuno vi abbocca. Tutti sanno che in quel momento l’obiettivo dello spagnolo era di far perdere le staffe al suo rivale, continuando a sfiorarlo e a tentare sorpassi impossibili. “Bravo Marc, ci sei riuscito”, sono state le parole dell’italiano durante la conferenza post-gara. Obiettivo raggiunto per Marquez, punizione meritata per Rossi.

Rossi - still highly motivated to race and give the youngsters the business

Non esiste nessuna provocazione al mondo per cui valga la pena reagire. Nessuna. La provocazione è solo un subdolo stratagemma dei più deboli per costringere i più forti ad inginocchiarsi e così ritrovarsi allo stesso livello. Valentino Rossi ha sbagliato nel reagire, sperava con le occhiate dietro al casco di riuscire a far intendere al suo avversario di smetterla, di farla finita con quei modi infantili. Ma a quanto pare aveva sottovalutato la puerile tenacia di Marquez, ed è bastato un secondo per abbassarsi al suo livello.

Sempre secondo Rossi, lo spagnolo è perfettamente al corrente di aver fatto una brutta figura mondiale, e probabilmente il motociclista di Urbino non ha tutti i torti. Ma caro Valentino, gallina vecchia farà anche buon brodo ma potrebbe anche perdere qualche colpo di fronte ad un giovane galletto borioso.