BurkiniQual è la differenza tra una donna alla quale la società “impone” il bagno in mare coperta e me, che invece in spiaggia sfoggio un costume striminzito, che passo mesi a fare diete e palestra, perché la società mi vuole attraente e “di bella presenza”, tra le onde del mare e tra i palazzi della città? Perché si parla di sottomissione della donna solo quando si copre?

Il mio fidanzato è islamico. Non mi ha mai parlato di veli, ma di corpo, quello sì. Mi ha fatto capire che quello che ho è un dono che mi è stato fatto, e per tanto devo averne cura e amarlo: se mi sento di sfoggiarlo, perché no?, ma non devo mai scendere a svenderlo a nessuno. Lo ha definito “sacro”, non per un eccesso di amore adolescenziale, ma perché è unico e, quindi, delicato; perché quando sfiori il corpo di una persona devi fare attenzione: quel corpo è la sua storia, lo specchio di tutto ciò che c’è dentro.

Il coprirsi deriva da una tradizione storica e religiosa che va al di là della donna schiava dell’uomo forte. Una posizione anche discutibile, per carità!, ma che va quantomeno ascoltata.


Per chi si indigna per le donne che si fanno il bagno in mare completamente coperte, senza sconvolgersi nemmeno un po’ che nel proprio orticello altre donne si scoprano quasi del tutto solo per uno sguardo, per un posto di lavoro, o per essere additate a “belle”, forse farebbe bene a rivedere le proprie convinzioni. La libertà non equivale a nudità, così come il coprirsi non equivale a sottomissione. Sono gli eccessi che ci fregano, sempre, qualunque essi siano.