Lo spunto per questo articolo mi arriva direttamente dalle pagine di un amico musicista qualche settimana fa. Faccio il vago così almeno si possono sentire coinvolte più di una persona. Ruffianate a parte, non ho mai capito perché questo musicista abbia ben 3 pagine per sponsorizzare se stesso. Le trovo ridondanti, offrono gli stessi contenuti e spesso molto male. Però la discussione che ha creato su una di esse è stata interessante. Come buona parte dei musicisti di Facebook, si lamentava che non trovava da suonare in giro. C’è da fare una precisazione: questa persona non è più un ragazzino, ha la sua età e la sua famiglia. È una brava persona che però ancora ci crede. Ma si lamenta. Molto. Tra i commenti qualcuno gli faceva coraggio, altri musicisti si lamentavano dello stesso problema ma uno ha scritto: “Se a quarant’anni sei ancora un musicista emergente fatti qualche domanda. Magari trovi le risposte sul perché non suoni in giro”. Bam. Brutale come solo un commento su Facebook sa essere. Forse un po’ acido, forse troppo diretto e un filo rancoroso ma, bisogna ammetterlo, onesto.

Io non sono un musicista ma sono un avido ascoltatore di musica (anche se so che non si direbbe). Ascolto di tutto, dagli artisti famosi ai gruppi emergenti di amici e non, anche la roba che non mi piace perchè non lascio che la mia curiosità diventi abitudine o pigrizia(questo non solo con la musica). Non posso permettermi di comprare tutti i cd che vorrei ma la tecnologia mi aiuta. Spotify e youtube sono la manna dal cielo per ascoltare e scoprire. Penso quindi di poter parlare di musica e penso di poter fare qualche ragionamento su alcune questioni che mi stanno a cuore, soprattutto perché coinvolgono a diversi livelli e con diverse intensità, anche persone che conosco personalmente. Il mio è un punto di vista esterno a chi materialmente fa musica ma è anche quello di chi la musica la ascolta. E teoricamente la compra. Troppo spesso i musicisti sminuiscono chi non suona, considerando le loro opinioni (che tali rimangono e vanno prese sempre con grano salis) come da “non addetti” e quindi di minor valore. Bella cazzata. Se nella vita vuoi vivere di musica, pensare che chi ti dovrebbe dare da vivere sia un cretino non è il massimo. I cretini ci sono ma il tuo cd lo devono comprare pure loro. Questo però mi aiuta a introdurre la prima, di sei, questioni:

Non aver paura di essere commerciali. Attenzione, la parola commerciale è spesso usata con valenza negativa ma è un errore parziale. Per vivere ti servono i soldi e per fare soldi con la musica devi vendere. Non vuol dire che bisogna fare solo “roba mainstream”, anzi, vuol solo dire che bisogna fare le cose (dalla produzione alla comunicazione) in maniera ragionata. Essere “indie”, nel senso generale di indipendente da certi meccanismi, va bene ma non vi obbliga ad essere incapaci. Essere amichevoli con chi vi ascolta, magari casualmente e per la prima volta, non è tempo sprecato. Far conoscere il proprio sito o pagina, tenerli aggiornati, programmare un’uscita dei singoli brani in maniera pensata, curare la comunicazione (non solo social ma anche sul palco), ecc. sono tante piccole cose che non andrebbero date per scontate.

Essere umili. O almeno provarci. Nel passato ho organizzato qualche evento live e devo dire che non c’è nulla di peggio che avere a che fare con gruppi presuntuosi. Soprattutto quando sono una band scalcagnata con poche idee e neppure tanto originali. Soprattutto all’inizio è meglio volare bassi ma darci dentro. Perché umiltà non vuole dire non credere in quello che state facendo. Però se quello che si sta facendo non è più che perfetto – e non lo sarà mai per tutti – e in più ci si da delle arie, sul palco o sotto di esso, si rimedia solo la figura dei palloni gonfiati. E la gente parla, eccome se parla. E anche i gestori dei locali.

Investire (ma non sprecare) tempo e soldi. Altro argomento spinoso. La musica è bella e tutto ma non vuol dire che non vada trattata seriamente o professionalmente. Soprattutto se vuoi farne un lavoro, mi pare il minimo. Trovarsi due ore alla settimana per le prove è poco. Quasi niente. Se si vuol fare sul serio, bisogna provare molto di più e provare con concentrazione. I gruppi che riescono ad emergere (e sono pochi) spesso sono anche i gruppi che si trovano 5-6 volte a settimana, che investono soldi e tempo in sala prove. Se questo per voi è un problema dovete rivedere o le vostre priorità o forse non vi interessa così tanto come fate credere. Non è un aspetto da poco, troppo spesso ho visto gruppi suonare male. Non perché fossero incapaci, gli errori capitano, ma perché erano poco amalgamati. Meriterebbe un capitolo a parte la questione attrezzatura. 20 chitarre e pedaliere giganti non suoneranno la musica per voi. Spesso sono solo una distrazione o fanno interrompere l’esibizione a ogni canzone per il cambio strumenti (e già è fastidiosi con i gruppi famosi, con i gruppetti è solo ridicolo). Quasi sempre si dimostrano acquisti semi inutili (ma capisco la passione) o che comunque han fatto spendere dei soldi che potevano essere investiti meglio.

Investire sulle professionalità. Ad esempio per un fonico o con lo studio di registrazione. Spesso i locali offrono un fonico. Spesso fanno schifo. Seppur costoso – e a volte arma a doppio taglio – avere un fonico “personale” che conosce la musica che fate e le vostre dinamiche è la cosa migliore che possiate fare. E anche la cosa che non fa mai nessuno. Risultato: il 90% dei live sono penosi. Già i locali sono quello che sono, ma un buon suono si può quasi sempre fare. Magari abbassando i volumi (follia!) se le condizioni sono al limite. Stesso discorso lo faccio per quando si registra un album o una demo. Non ho mai capito perché la demo, il cd che si manda in giro per farsi conoscere nei locali o alla gente, venga fatta al risparmio. Spesso dozzinalmente senza o quasi mix e master. A volte riuscendo a spendere di più che andando in uno studio professionale. Ci sono centinaia di studi, alcuni grandi e alcuni piccoli, ascoltate le loro produzioni e fatevi fare dei preventivi. Io capisco che la macchina del fumo o le luci strobo esercitino un’attrazione trash molto forte ma bisogna essere lungimiranti.  Non sceglierei nemmeno solo in base “al nome” o al consiglio di un amico. Spesso si parla molto di quelli scarsi e molto poco di quelli bravi.

Studiare e ascoltare musica. Sembra banale ma non lo è. Se anche i grandi musicisti, trasversalmente al genere, continuano per tutta la carriera ad andare a lezione, a studiare e ad ascoltare musica, ci sarà un motivo. Non bisogna mai pensare di essere arrivati, specialmente se non sei arrivato da nessuna parte. Conoscere i vari generi, cosa viene prodotto in giro per il mondo può sempre far venire un’idea, uno spunto. E aiuta nella composizione della canzone, che non vuol dire copiare. Essere “indie”, nel senso più specifico di indipendente come genere musicale, va bene ma non vi obbliga ad essere incapaci.

Sperimentate e divertitevi. Questo è l’unico consiglio che mi sento di dare. Che facciate musica per provare a viverci, per hobby o per voi stessi, ricordate che la musica è arte, è gioia è (anche) sperimentazione. Un gruppo sul palco, tutto serio e “pettinato”, o fa una musica incredibile o sembrerà un po’ meh, quasi come se stesse facendo un favore alle persone ad esibirsi. Spesso è il contrario, con il pubblico che fa un favore a rimanere.

Queste grossomodo le mie considerazioni, forse banali, forse semplicistiche, starà agli altri deciderlo. Sicuramente il mondo musicale è molto variegato e non si può limitare – e non si limita –  soli questi punti. Ho volutamente tralasciato le considerazioni su videoclip, concorsi ed etichette musicali, altri argomenti molti complessi, scivolosi e polemici e con i quali ho “conflitti di interessi”. In questo nostro mondo sempre più social spiace vedere il talento sprecato e contemporaneamente il nulla premiato. Spiace anche vedere tutta questa boria e presunzione, assolutamente non motivata. Ma va così. Potete farci una canzone sopra.