report vacciniIl caso mediatico italiano degli ultimi giorni è senz’altro il servizio di Report, storica trasmissione di inchiesta della Rai, su alcune conseguenze negative dei vaccini.

Faccio una dovuta premessa: Report, per me, è una trasmissione che ha smesso di essere attendibile molti anni fa. A malincuore, perché ne ero un grande fan, ma è così. Successe quando parlò di un argomento che conoscevo bene perché riguardava il lavoro dei miei genitori. In 50 minuti di servizio sentii delle balle clamorose e delle verità assolutamente parziali, costruite in modo da far sembrare più grande il caso che trattavano. Dati incompleti, dichiarazioni tagliate, punti di vista senza contraddittorio. Tutta roba che un semplice addetto ai lavori conosceva perfettamente e poteva confutargli. Rimasi stupito e mi venne il tarlo del dubbio, andai a controllare cosa si diceva sul web dei servizi più vecchi e notai come, di alcuni, quelli più settoriali e tecnici, le reazioni fossero quasi sempre uguali alle mie. Servizi che indignavano la gente comune ma che erano fondamentalmente molto parziali e inesatti. Il tempo poi non fece che accrescere la mia consapevolezza e delusione – penso a servizi ambigui, quando non imbarazzanti, su alimentazione, social media e videogiochi – e la mia disillusione verso trasmissioni simili come Presa Diretta o Le Iene crebbe di pari passo. Quando è scoppiato questo nuovo caso, io non sono caduto dal pero. Mi sono limitato a guardare gli altri cadere e capisco il loro dolore.

L’analisi del servizio di Report e il fact checking punto per punto lo lascio volentieri ai vari siti specializzati che hanno già provveduto e prodotto materiale di ottimo livello (come sempre n questi casi). Mi interessa ragionare su altro: motivi e conseguenze.

Report è un programma di punta del servizio pubblico, uno di quelli che riceve più elogi, esportato anche in Europa e, forse, fatto meglio. Rimane però un programma televisivo che risponde alle dinamiche della televisione. Se vuole continuare, deve fare ascolti e permettere alla Rai di vendere gli spazi pubblicitari. Questa cosa è imprescindibile. Chi sostiene il contrario dice una bugia. Allo stesso tempo Report è una trasmissione costosa, in termini di impegno materiale e mentale, da fare ma che deve riuscire ad arrivare al grande pubblico. Pubblico che non sempre è molto informato e che spesso reagisce a certe notizie/servizi sull’onda emozionale del momento. Faccio un esempio: l’anno scorso delle fake news parlavano in pochi, oggi ne parlano tutti. Quindi una trasmissione che parla di fake news è attraente e facilmente verrà vista e discussa. L’argomento vaccini è un argomento estremamente popolare in questo periodo. Lo cavalcano la politica, la religione, i social e i media. Report aveva una storia interessante (rapporto tra vaccini e tangenti) e ha deciso di dargli un taglio che suscitasse ancora più clamore. Non han detto bugie ma hanno omesso delle parti, fornendo allo spettatore una verità parziale ma di facile diffusione. Non a caso in questa settimana parlano tutti di Report, anche chi non lo guardava più e per l’occasione e andato a vedersi il servizio sulla pagina internet (generando altri guadagni pubblicitari).

Il problema di tutta questa vicenda e di situazioni simili – penso al “caso stamina” de Le Iene – è che queste trasmissioni perdono così di credibilità. Basta un solo servizio malfatto per portarsi dietro tutto il resto, dalla redazione dei giornalisti a tutti i vari casi trattati. Mettono in cattiva luce ogni altro scoop fatto, ogni altra notizia clamorosa che non sarebbe venuta a galla in altro modo. Ed è un male gigantesco. Alcuni servizi, quelli fatti scrupolosamente e con onestà, sono il meglio che la televisione d’inchiesta ha da offrire. Episodi come questo mostrano il fianco a tutti i loro detrattori, coloro i quali hanno tutto da guadagnare nel non avere nessun controllo indipendente.

C’è poi una conseguenza ancora peggiore ed è forse quella che io gli rinfaccio più di tutte. Quando fai un servizio così, tu sai che stai facendo leva sugli antivaccininisti, tu sai che li vuoi “usare” per avere visibilità. Ma sai anche che loro useranno te per confermare la loro visione distorta della realtà. Quanti messaggi abbiamo letto negli ultimi 3 giorni di queste persone? Quanti non vaccineranno i loro figli “perchè l’ha detto anche Report che fanno male”? E attenzione, Report non  ha detto che fanno male TUTTI. Il messaggio che però questa gente vuole sentire è quello. E si diffonderà e sarà un dramma. Basti pensare ai titoloni dei giornali che gridano al complotto delle lobby dei farmaci, giusto per alimentare dubbi e teorie strampalate.

Su certi argomenti non ci può essere ambiguità, soprattutto da chi fa inchiesta. Soprattutto dalla tv. Queste trasmissioni devono, per il bene comune, ritrovare la via. Devono smettere di essere a tutti i costi il forcone in mano ai cittadini arrabbiati. Un “forcone” che è diventato gigante e che si è autoalimentato moltissimo (troppo?) negli ultimi anni ma che adesso rischia di rimanere schiacciato dal suo stesso peso. O uccidi “il male” della società abbastanza in fretta o lo combatti talmente a lungo da diventarlo tu stesso.