Domenica 3 Settembre si è conclusa la terza (e ultima?) stagione di quel fenomeno mediatico e pop che è Twin Peaks. Ideata, creata, diretta, interpretata(anche) da David Lynch – che già che c’era ne ha curato anche le musiche, alcune scritte personalmente – Twin Peaks è stata, almeno per le prime 2 stagioni, una serie tv che ha riscritto le regole della serialità televisiva. Peccato che Lynch abbia abbandonato il progetto a metà della seconda stagione e che la sua mancanza si sia sentita nelle ultime fiacche puntate.

Da allora sono passati 25 anni (come profeticamente Laura Palmer dice a Dale Cooper in uno degli ultimi loro incontri) e l’attesa per questa nuova stagione era tantissima.
Io a recensire in poche righe una serie come Twin Peaks non ci provo nemmeno. Non mi basterebbero decine di pagine e dovrei fare spoiler ogni 3 per 2. A chi mi ha chiesto come trovavo questa terza stagione man mano che nuove puntate uscivano, io ho sempre risposto nelle stesso modo: da fan di Lynch è bellissima, da fan di Twin Peaks è una schifezza illeggibile. Dopo aver visto il finale continuo a pensarla uguale.

Questa stagione è quanto di più distante dalla tv ci possa essere ma al tempo stesso è quanto di più vicino al Cinema (con la C maiuscola) possa esistere. E’ Lynch in tutto per tutto, nella sua idea di cinema e nei temi a lui molto cari (il sogno, i sentimenti, la critica sociale, l’ambiguità, il male,ecc…). Ma è anche un enorme vaffanculo. E’ un vaffanculo alle serie tv (e al cinema che ne ha ripreso il linguaggio) moderne e didascaliche, alle spiegazioni di tutto quello che succede, al piattume dei personaggi, alla linearità della trama, al poco coraggio – qua va dato il giusto merito a Showtime per aver mandato in onda tutta la serie nonostante il poco successo di share – e alla paura di osare (si sente ad un certo punto la frase “fear walk with me”, rimando non solo al famoso “fire walk with me” ma anche alla consapevolezza che la paura non ci abbandona mai e dobbiamo conviverci), ai finali già scritti, alle “americanate”, alla musica usata a caso.
E’ una serie che parla per immagini, a volte lentissime e insignificanti, che non conclude tutto quello che inizia e che lascia allo spettatore diverse chiavi di lettura. E’ cinema o almeno quello che dovrebbe essere e che non conosciamo più.

Chi si aspettava la soluzione ai “misteri” delle prime due stagioni rimarrà deluso, chi voleva una serie per passare la domenica sera abbandonerà alla seconda puntata, chi ama il cinema si commuoverà nel vedere che c’è ancora speranza.

Non so se questa stagione avrà l’impatto nel linguaggio televisivo che ha avuto il Twin Peaks di 25 anni fa. Molto probabilmente no, io dubito che se non fosse stata di Lynch, una serie così avrebbe trovato qualcuno disposto a produrla e mandarla in onda.
Se vi state chiedendo se ve la consiglio, vi state facendo una domanda inutile. Twin Peaks non è per tutti ma non è nemmeno una serie tv da consigliare a cuor leggero. Sono 18 puntate da consigliare alle persone a cui vuoi bene, a cui vuoi far vivere un’esperienza come non se ne vedevano da un pò. Ben sapendo che probabilmente non vorranno più parlarvi insieme.