referendum2Nonostante sia gravemente malato da diversi anni e soffra di solitudine per la scarsa considerazione che hanno di lui i suoi cittadini, lo Stato non è morto. Domenica si è semplicemente conclusa una campagna referendaria che, purtroppo o per fortuna, non è riuscita a convincere a sufficienza i cittadini delle proprie ragioni, non per colpa del quorum, dell’astensione, di Renzi o Napolitano, ma perché i cittadini non hanno voluto respingere chiaramente la norma in questione.

Domenica hanno infatti votato per il SÌ poco più di 13 milioni di persone sui 50 milioni consultati; per fare un paragone si consideri che per i quesiti “sull’acqua pubblica” furono a favore dell’abrogazione 26 milioni di cittadini, per il referendum del 1999, che si fermò ad un passo dal quorum, i “sì” furono invece 21 milioni. I numeri parlano chiaro e la mancata abrogazione non può essere solo considerata merito o colpa del Presidente del Consiglio o della scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica della Repubblica.

È necessario inoltre dirsi chiaramente che uno Stato democratico deve basarsi su delle regole, nel nostro una di queste regole è che votare è un diritto ed un dovere civico, ma non un obbligo (lo è invece in 23 Paesi nel mondo, tra cui il Belgio, ad esempio); un’altra è che ai referendum abrogativi è necessario che partecipino alla consultazione più della metà degli aventi diritto. Questa non è una aberrazione della democrazia, è semplicemente una regola frutto di una scelta fondata sull’idea che se tre elettori votano e due sono a favore dell’abrogazione, non possono essere questi due a decidere per un’intera popolazione. 12959416_776952699071364_1335782094_o

Questa convinzione è e rimane corretta, ma soprattutto è una regola che, piaccia o no, è necessaria, come ogni altra regola, per lo svolgimento del processo democratico. È un po’ come non utilizzare la moviola per supportare gli arbitri in una partita di calcio: la scelta può sembrare anacronistica e dannosa, ma finché questa sarà la regola, bisognerà semplicemente rispettarla e comportarsi di conseguenza (e lo sappiamo tutti che, prima o poi, la moviola danneggerà anche la nostra squadra. Al 93’. Durante la partita decisiva).

Per tutto questo, perché la democrazia non è una partita di calcio, ma un processo di partecipazione, è importante sottolineare che al referendum non hanno vinto gli astensionisti, né hanno perso i favorevoli o i contrari, è semplicemente avvenuta una consultazione che ha dato il suo esito. Non ha perso proprio nessuno allora? Forse qualcuno sì.

Hanno perso tutti coloro che hanno sfruttato un referendum per fini diversi, quelli che volevano dare una spallata al Governo, quelli che volevano infastidirlo, quelli che volevano fare un sondaggio o una conta dei propri voti. Hanno perso perché è questo che uccide veramente una democrazia: il tentativo continuo e perseverato di usare degli elettori e strumentalizzare il loro voto per logiche di potere e giochi di palazzo (“L’ha fatto anche Renzie!!” – e chi dice il contrario?), il continuo calpestare sogni e ideali di tutti coloro che passano la loro vita a cercare di migliorare la terra che calpestano – e in questo caso, il mare in cui nuotano – i quali vengono plagiati da chi pensa che la politica debba essere personalizzazione e scontro tra nemici, anziché tra avversari.

Hanno perso certi canali di informazione (e penso ad un certo Quotidiano che di Fatto non ha più nulla di obiettivo) che si ergono a portatori di morale, a nuovi Berlinguer degli anni Duemila, e che un giorno disprezzano, quello dopo lodano, il medesimo comportamento sempre mantenendo, lode a loro, la rotta verso un’informazione parziale, faziosa.RenziShow

Hanno perso soprattutto tutti quelli che hanno votato semplicemente perché si sono svegliati, non sono italioti, non sono complici, collusi o petrolieri. Non hanno perso perché avevano queste ragioni, che personalmente considero poco valide ma che sono senz’altro legittime, ma perché non hanno capito che esistono al mondo persone che quanto (se non meglio di) loro hanno idee, coscienza, raziocinio e diritto di espressione, senza dover essere collusi, corrotti, mafiosi o venduti alle lobby. Hanno perso tutti quelli che si lamentano dei costi di un referendum, perché la democrazia, oltre alle regole, ha anche dei costi, necessari per un suo corretto svolgimento. E basta dire che referendum e elezioni amministrative andassero accorpati; lo sapete che se lavaste i piatti mentre fate il bagno nella vasca risparmiereste acqua e denaro? Per questo lo fate?

Hanno infine perso quelli che delegittimano ogni giorno le istituzioni dello Stato, come il Presidente del Consiglio o Giorgio Napolitano, quando ancora era Presidente della Repubblica, e un giorno all’anno chiedono a queste stesse persone di avere un ruolo di garanzia che né all’uno né all’altro compete. Hanno perso così tante persone che alla fine abbiamo, forse, perso un po’ tutti. O forse no. Forse semplicemente, parafrasando Churchill, noi Italiani facciamo politica come fosse una partita di calcio e giochiamo a calcio come se fosse politica. E dovremmo smetterla.referendum

 

P.S.: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.” Tuttavia, quando una persona si mette a pontificare su chi abbia vinto e perso, un po’ come ha fatto il pirla qua scrivente, dovrebbe fare un po’ di chiarezza su quale sia stata la sua scelta. Spero che questo sia utile e apprezzato per chi volesse leggere in maniera critica le mie opinioni ed il mio commento. Domenica ho votato, ed ho votato contro l’abrogazione. Inizialmente pensavo fosse moralmente giusto votare sì (ma che tecnicamente le ragioni del sì e del no si equivalessero), perché l’abrogazione della norma forse avrebbe avuto poco effetto, ma il segnale doveva essere chiaro: l’Italia ed il mondo hanno bisogno di cambiare epoca, di abbandonare le fonti fossili e di avviare quel processo industriale, economico, ma soprattutto culturale, sociale e personale senza il quale non sarà mai possibile salvare l’ambiente.

Poi c’è stata la campagna referendaria. Ho visto tutti i “perdenti” sopra citati fare e dire cose che non tollero. Ho visto manifesti di partiti di destra per il sì perché “deve estrarre solo ENI”. Ho visto troppo e ho deciso che il mio voto non sarebbe stato utilizzato per le loro campagne. Ho votato però, perché gli altri facciano quello che vogliono, ma io ai miei diritti non ci rinuncio. Poi ho scoperto di aver votato come Brunetta. E una parte di me è morta.