I social sono, ormai, l’estensione virtuale dei luoghi di incontro e di scambio del mondo fisico. Come nella vita non si può pensare di andare d’accordo con tutti, allo stesso tempo capita che sui vari social network si “incontrino” persone con le quali diventa molto difficile discutere civilmente. Anche con le migliori intenzioni, in breve tempo, si arriva a scrivere tutto in maiuscolo, mordersi il pollice e augurarsi cattiva sorte.
Negli anni ho imparato a non cadere nelle provocazioni e, più in generale, a farmi i cazzi miei, rimanendo in disparte a leggere quello che le persone scrivono. Questa visione passiva dei social non è sempre facile, a volte la voglia di rispondere all’ennesimo terrapiattista o creatore di fake news è tanta. Sono però anche le persone con le quali è più facile arrabbiarsi o sentirsi infastiditi dalla loro dabbenaggine. Reale o posticcia che sia.
Ci sono però tre categorie di persone, più rare, che, pur essendo quasi inoffensive rispetto ai troll di provincia, negli ultimi tempi mi mandano fuori di testa in modi che non avrei mai pensato possibile.
A) I giornalisti/esperti mediamente famosi e apprezzati che, quando parlano di un argomento che conosci, capisci che non hanno la minima idea di cosa stanno dicendo. Mi piace chiamare questa situazione “crollo del mito” o “Effetto Report”: per anni ho considerato la trasmissione televisiva Report tra le migliori in Italia e l’ho sempre difesa dalle critiche. Una sera, però, parlarono di un argomento che conoscevo bene e sono stato schiacciato dalla mole di dati parziali e informazioni scorrette che davano. Da quel momento ho iniziato ad informarmi dopo ogni puntata (su internet ci sono gruppi di ascolto che raccolgono informazioni per ogni puntata di ogni trasmissione di inchiesta, scientifica, ecc al fine di controllare la veridicità delle cose dette in maniera totalmente indipendente) e ho visto che Report non era quel bell’esempio che avevo sempre creduto che fosse. Come con Report, purtroppo, capita anche con altri giornalisti o personaggi di cui hai sempre avuto stima. Sarebbe facile fare esempi riguardanti il mondo dei videogiochi – uno degli argomenti trappola per eccellenza – ma quando si parla di scienza (soprattutto applicata), politica estera (soprattutto americana) e molto spesso nicchie culturali (i già citati videogames, musica, anime, fumetti,ecc) le cose si fanno spesso disarmanti. Quando si perdono i propri punti di riferimento si rimane spiazzati ma quando la cosa capita ad un ritmo così sostenuto, la sensazione è quella di essere finito in un pessimo scherzo.
B) Gli influencer tuttologi. Ovvero i “basta che mi mandi roba gratis e io ne parlo bene”. Chi mi segue su Facebook sa che questa è un po’ una mia battaglia personale. Allo stesso tempo io sono totalmente consapevole che è una battaglia contro i mulini a vento e che loro vinceranno, lasciandomi a penzolare da una loro pala, agganciato per le mutande. Lo so ma non posso farci niente. Il campo che più mi fa perdere la ragione è quello cinematografico/televisivo più il bonus di quello dei videogiochi. Decine e decine di influencer che si dichiarano amanti di uno (o tutti) dei 3 campi sopracitati e di cui non sanno niente. Non solo, sono proprio degli ignoranti nel senso letterale della cosa perché, a loro, non frega nulla. Quello a cui aspirano è aumentare il numero delle visual e degli iscritti in modo da contrattare marchette sempre più care. Il problema è che attraverso la loro bieca ignoranza, passano migliaia di persone che si fanno una idea totalmente sbagliata di un prodotto/opera. Spesso segnandone anche la sconfitta commerciale (con tutte le conseguenze del caso). Altra particolarità è che spesso l’influencer salta di palo in frasca passando da un film ad un videogioco, ad un ristorante, ad un capo di abbigliamento, ad un prodotto per la cosmesi,ecc. Ovviamente trattando ogni prodotto come se fosse intercambiabile e come se fosse la cosa migliore (o peggiore) del mondo. Ci sono dei casi in cui il loro pubblico si ribella (o meglio altri influncer più “forti” fanno maggiore massa critica contraria) e loro, invece che difendere la propria scelta, la ribaltano completamente magari cancellando o modificando i post più vecchi. Incapaci e ipocriti. E vengono pure pagati per farlo.
C) Le persone ricche che chiedono soldi a persone molto meno abbienti. Qua il mio disgusto va talmente avanti che fa il giro e si trasforma quasi in ammirazione. Specifico che la mia non è invidia classista né una rosicata perché non posso permettermi un decimo delle loro cose. E’ che non capisco cosa spinga una persona benestante a chiedere pubblicamente dei soldi (che ha) e soprattutto come persone molto più povere glieli diano. E non parlo di investimenti, compartecipazioni o truffe ma proprio di persone che sotto una loro foto distesi in piscina nella loro seconda casa in collina, chiedono agli amici “chi gli regala il nuovo impianto per la jacuzzi”. Quando questo impianto arriva (perché arriva sempre), sotto all’immancabile foto la didascalia “il lavoro ti ripaga sempre”…Ma cosaaaaa??!!! Te l’hanno regalatooo!!!
Ecco, vedete? Ho sbroccato. Allo stesso tempo questi personaggi hanno su di me un influsso magico e non mi permettono di smettere di seguirli e dimenticarli. Un po’ come “Adrian la serie evento”. Probabilmente avranno gli stessi sceneggiatori (un bacione ai ragazzi della scuola Holden che ci spiegano da anni come si scrive bene). Però davvero non riesco a farmene una ragione. Sono persone a cui la vita (e la famiglia) ha dato veramente tutto, che possono far finta di avere un lavoro freelance (si legge fatturo 100€ all’anno per un lavoro mal fatto) e fare 3-4 vacanze all’anno, cambiare una reflex al mese, avere due o tre case costantemente in ristrutturazione. Tanto ci pensa sempre qualcun altro. Allora perché chiedere ai tuoi amici che vivono con 800€ al mese di regalarti la quinta vacanza dell’anno? Perchè arrabbiarti quando loro non possono farlo? Non capisco. Ma ne sono schifosamente attratto. Questa categoria ha molti più componenti di quelli che si possa pensare e, probabilmente, anche voi ne conoscete qualcuno. Alcuni si camuffano bene ma prima o poi useranno l’ashtag #richkidsofinstagram e getteranno finalmente la maschera.

Questi sono le mie tre categorie di persone che non sopporto più sui social. Quali sono le vostre?