maxresdefaultIn principio era Hegel, con la sua “Fenomenologia dello spirito”. Poi è arrivato Umberto Eco a enunciare quella di Mike Bongiorno. Per citare le più famose, e le uniche che mi vengono in mente in questo momento, senza andare a cercare su Google. Per pura pigrizia, lo ammetto. Ma non è di filosofia che voglio parlare. Da quando ho memoria, fenomenologia è un termine di cui non ho mai fatto uso, forse perché ho visto troppe volte l’abuso che ne è stato fatto per sciorinare il decalogo del perfetto qualcosa, dall’anziano che guarda i lavori in corso all’italiano in vacanza all’estero. “Fossi figo”, canzone degli Elio e le Storie Tese, è la fenomenologia del maschio medio che “vorrei, ma mi sa che non posso”, decisamente la mia preferita.

Di fenomenologie ne è pieno il mondo. Ma che cos’è esattamente? La fenomenologia (cito Treccani) è un “complesso di fenomeni, e quindi anche di fatti, in quanto siano rilevabili con l’osservazione”. In parole povere, un meraviglioso insieme di fenomeni chiaramente osservabili e catalogabili nella vita di tutti i giorni. Non sono un filosofo né un grande pensatore, ma sento il dovere di approcciarmi per una volta a questa disciplina per elencare una piccola parte di quel complesso di fattori che compongono, ieri come oggi, il cosiddetto “mai ‘na gioia”.la-luce-in-fondo-al-tunnel

In principio era il caos, e anche adesso non siamo messi molto bene. Dagli albori del mondo fino ai giorni nostri, passando per glaciazioni, estinzioni, epidemie, guerre, devastazioni e Donald Trump, la storia dell’uomo è un avvicendarsi di piccoli e grandi “mai ‘na gioia”. Provate a darmi torto! Non mi soffermerò sui dolori delle epoche passate poiché non sto scrivendo un trattato (solo il Medioevo meriterebbe una sezione a parte, tra mancanza di riscaldamento, cinture di castità e peste nera), ma per correttezza mi limiterò all’epoca contemporanea e all’osservazione diretta, in prima persona del fenomeno in questione.

Mai ‘na gioia è il cellulare nuovo che ti cade prima di aver comprato pellicola protettiva e custodia, proprio nel momento in cui stavi facendo più attenzione a non rovinarlo, trattandolo come il figlio che hai sempre desiderato. Mai ‘na gioia è il sole prepotente in settimana e la pioggia incessante nei week end. Mai ‘na gioia è confondere il sale con lo zucchero, e farti un tè di prima mattina che difficilmente scorderai per il resto dei tuoi giorni. Mai ‘na gioia è una quantità spropositata del vestito scontato scontatissimo che tu hai comprato a prezzo pieno per paura di non trovarlo più durante i saldi. Mai ‘na gioia è lui o lei che è online ma non ti risponde. BbTzaIgIEAA_49R

Mai ‘na gioia è lo sciopero dei mezzi, qualsiasi mezzo, quando hai la macchina dal meccanico. Mai ‘na gioia è cadere sulle scale dell’università nell’ora di punta. Cadere più volte. In più ore di punta. Mai ‘na gioia è ricevere il libro di Bruno Vespa come regalo di Natale, e non riuscire neanche a venderlo alle bancarelle dei libri usati perché sei arrivato tardi e ci hanno già pensato in troppi prima di te. Mai ‘na gioia è avere l’aspetto di una ventenne e la salute e la forma fisica di un’ottantenne. Mai ‘na gioia è una gomma posteriore della macchina che si buca, e una gomma anteriore che si buca mezz’ora dopo. Mai ‘na gioia è riuscire a inciampare rovinosamente con la toga in una sedia durante la discussione di laurea, cancellando ogni piccola particella di credibilità conquistata fino ad allora. Mai ‘na gioia è il clima subtropicale fino a quando non spengono i termosifoni, e stare come i pinguini al Polo Sud dal giorno in cui vengono spenti. Mai ‘na gioia è trovare un parcheggio sotto casa quell’unica volta che non ne hai bisogno, che quasi quasi vista la rarità dell’evento la posteggi e vai a piedi. Per 10 km. Ma anche no. my-na-gioia

Mai ‘na gioia è parcheggiare a 10 km da casa quando hai sei borse della spesa e solo due mani a disposizione. Mai ‘na gioia è la partenza intelligente che in realtà non lo è mai. E per passare il tempo fotografarsi i piedi sul cruscotto mentre si è fermi in coda sull’autostrada. Mai ‘na gioia ormai unisex è la ceretta, sempre e comunque. Mai ‘na gioia è riuscire a far morire anche le piante grasse nonostante le si accudisca. Mai ‘na gioia è “cercasi stagista con esperienza”. Mai ‘na gioia è il computer che si blocca dopo aver scritto 50 pagine di tesi senza aver salvato. Mai ‘na gioia è la prova costume e chi ce la ricorda (tipo l’esercito di miss e mister universo in spiaggia). Mai ‘na gioia è quando ti chiedono cosa farai a Capodanno. È l’ascensore che si blocca quando soffri di claustrofobia. È la pipì che scappa quando sei appena uscito di casa. È la gomma da masticare che ti rimane attaccata sotto la suola. keep-calm-and-never-a-joy-2

È arrivare sempre secondi, anche in coda dal medico della mutua. È la cassa del supermercato che chiude quando arrivi tu. È lo spoiler del finale di stagione. È la morte di Han Solo. È il vecchio col capello che guida la macchina davanti alla tua. Ai 30 km/h. Tutte le mattine durante l’ora di punta. È aspettare un pacco per un mese e mezzo e quando arriva tu sei sotto la doccia. È la doccia fredda a dicembre perché si è rotta la caldaia. Mai ‘na gioia è quella cosa che porca miseria tutte le volte non me ne va dritta una. Mai ‘na gioia è lanciare gli occhi al cielo sospirando, e scoprire che se ci si ride un po’ su si comprende che tutto sommato qualche gioia ce l’abbiamo sicuramente, tutto il resto è solo un po’ di sana sfiga quotidiana.

Ps: questo post è vagamente autobiografico. Ogni riferimento a fatti, persone, luoghi, sfighe è forse puramente casuale, ma non ne sono così sicura.