ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER.

Quando uscì il trailer di “Tolo Tolo” a dicembre, risultò difficile capire a pieno cosa ci si sarebbe potuti aspettare dal film. Un film che prendesse in giro gli immigrati? Dai, difficile crederlo! Magari un po’ di pungente satira verso chi invece semina zizzania.. beh quella sì!

Sicuramente ad un occhio meno attento potrebbe essere sembrato il trailer di un film pro “onda verde”, che avrebbe eletto Checco Zalone a simbolo del malcontento degli italiani.

Beh, vedere il film ci fa capire solo una cosa: Checco ci ha gabbato tutti.

Pensavamo al film facilone storditi dalla canzone del trailer passata in radio, in stazione ecc, ma sarebbe stato davvero stupido da parte sua accanirsi su una categoria di persone che storicamente non ha un passato facile alle spalle.

In questo film si trattano come leggerezza temi molto attuali per il nostro Paese, mettendo a confronto le nostre necessità con quelle di popoli lontani, facendoci riflettere sulla superficialità di alcune abitudini o atteggiamenti.

Se da una parte si è disposti a tutto per raggiungere un obiettivo, un sogno, dall’altra ci si attacca alle cose facili e spesso non fondamentali. La metafora della crema viso come bisogno essenziale per Checco è continuamente confrontata con situazioni molto più difficili e articolate, come lo scendere a compromessi, “vendere” compagni di viaggio nella speranza di raggiungere il proprio scopo… Zalone, abituato a mille comfort ed alla vita da “furbetto”, si schianta contro valori come l’amicizia e la parola data, l’amore.

Ovviamente non è una favoletta; i temi dell’attraversata del deserto (“Grande Viaggio”) per arrivare al mare e quindi ai barconi per partire alla volta dell’Italia, la suddivisione dei migranti fra i vari Paesi europei, lasciano comprendere la difficoltà e talvolta l’assurdità di alcune situazioni.

La presenza di Dudù, un bambino che Checco avrà il dovere di riportare da suo papà in Italia, dona umanità al giovane di Spinazzola (C.Z), che durante la narrazione acquisisce consapevolezza e cresce come persona.

Tutta la vicenda è ben condita da luoghi comuni, ma non sui migranti, bensì su noi italiani; ci sono infatti i parenti che aspettano risarcimenti per vittime di terrorismo anche se il parente è vivo, camerieri che diventano prima vigili, poi Presidenti del Consiglio e infine commissari in Europa. Non mancano quindi anche le frecciatine al sistema, con i continui riferimenti alle tasse o all’IVA.

In fin dei conti va detto, Checco Zalone ci ha portato al cinema per vedere un film e poi ce ne ha mostrato esattamente un altro. A livello di marketing una trovata geniale che, guardando i dati sugli incassi, lo sta ampiamente ripagando.

Chissà se, visto il tema trattato, non decida di devolvere una bella parte di incassi a chi opera effettivamente sul campo ogni giorno.

Senza pensare ai soldi, è certo che abbia comunque acceso la luce a chi pensava di vedere davvero il film contro i migranti. La speranza è quindi che qualcuno si sia fatto un esame di coscienza e magari, dico magari, abbia riflettuto sui suoi pregiudizi e idee a riguardo.