indexIl primo Round dei Playoff Nba è terminato tra sorprese e conferme. Diamo i voti ai protagonisti di questo primo turno: ecco i promossi e i bocciati.

VOTO 10 – CHRIS PAUL E TIM DUNCAN
Poche scuse: questi due meritano il massimo dei voti (se non la lode). Il primo trascina la Los Angeles meno nobile al secondo turno giocando una Gara 7 da 27 punti (9/13 al tiro e 5/6 da 3), 6 assist e un canestro pazzesco a 1 secondo dal termine. Ah, tutto questo su una gamba sola. Alla faccia del perdente. Il buon Tim invece, alla tenera età di 39 anni, è stato devastante in tutte e 7 le gare. Praticamente sempre il migliore dei suoi: punti, rimbalzi, difesa (ma la stoppata su Blake Griffin? Ne vogliamo parlare?), personalità e leadership. Se San Antonio è stata ad un passo dal secondo turno lo deve a questo vecchietto terribile. Ah, dopo una Gara 2 mostruosa (vinta grazie a lui nel supplementare), è riuscito a dichiarare: “Chiedo scusa a tutti per il pessimo quarto periodo”. IMMORTALI

VOTO 9 – STEPH CURRY E I GOLDEN STATE WARRIORS
Il fresco Mvp della stagione regolare, in collaborazione con un sempre concreto e determinante Klay Thompson, trascina i suoi al secondo round a suon di prestazioni da incorniciare (Gara 4 da 39 punti, 9 rimbalzi e 8 assist). Il talento puro non è in discussione, in quanto a personalità e sangue freddo chiedere ai Pelicans dopo il Buzzer Beater di Gara 3. DOMINANTE

VOTO 8 – ANTHONY DAVIS e PAUL PIERCE
Il monociglio più famoso d’America conclude la sua prima esperienza ai PlayOff con 31,5 punti e 10 rimbalzi di media. I Pelicans avrebbero meritato di vincere almeno una partita, il buon Anthony anche due, ma dall’altra parte c’era un signorino che proprio non ne voleva sapere. Se non fa cazzate, per i prossimi 10 anni sarà il lungo più dominante della Lega. “That’s why I’m here” è una di quelle frasi che il vecchio Paul, a Toronto, aveva già usato un annetto fa. Nonostante la non più giovane età, l’ex bandiera dei Celtics si rivela fondamentale e chirurgico per una Washington concreta e cinica nella serie con Toronto. Nel 4-0 con i canadesi, c’è tanto di “The Truth”. Soprattutto in gara 1, durante la quale zittisce uno splendido pubblico di casa a suon di triple e canestri decisivi. CHIRURGICI

VOTO 7 – ATLANTA HAWKS
Concludere primi la stagione regolare significa avere pressioni addosso. Gli Atlanta Hawks, vera sorpresa di quest’anno, non sembrano però risentirne. Nella serie contro i Nets, che nascondeva più di un’insidia, i ragazzi di Mike Budenholzer hanno avuto la meglio in 6 partite, confermandosi ai livelli della Regular Season. Sicuramente arrivare in fondo sarà dura, machiunque incontri questi Hawks nei PlayOff non avrà comunque vita facile. Anzi. GLACIALI

VOTO 6 – CHICAGO BULLS
Considerando il potenziale della rosa (Rose, Butler, Gasol, Noah per citarne alcuni), allenato da uno dei migliori coach della Nba, Chicago è sicuramente una delle serie pretendenti al titolo. Nella serie con i Bucks però, dopo esser andati avanti 3-0, hanno subito il ritorno dei ragazzi terribili di Jason Kidd. E’ vero, in gara 6 il divario è stato mostruoso, ma un calo di concentrazione come quello di Gara 4 e 5 in futuro potrà costare molto caro. ATTENTION PLEASEnba

VOTO 5 – LILLARD – ALDRIDGE
La coppia di Portland, che lo scorso anno aveva fatto faville, in questa stagione ha faticato. E non poco. Specchio dell’annata una serie PlayOff con Memphis che non è mai sembrata davvero in discussione. Se Lillard ha avuto una sprazzo d’orgoglio nella vittoria di Gara 4, LaMarcus invece è stato surclassato dai pari ruolo avversari per tutta la serie. Da loro ci si aspettava di più. RIVEDIBILI

VOTO 4 – TORONTO RAPTORS
Una squadra tosta, quadrata, reduce da un’ottima regular season e con il miglior sesto uomo dell’anno (Lou Williams, mister due fidanzate). Eppure contro Washington si è sciolta sotto le bordate di Pierce e Wall, distrutta psicologicamente dai 2 k.o. interni arrivati dopo gare equilibrate. Viste le premesse, parlare di delusione per i tifosi canadesi è tutt’altro che reato. FLOP

VOTO 3 – DERON WILLIAMS
Una Gara 4 da 35 punti ed un dominio assoluto e totale. L’impressione che possa essere tra i 5 giocatori più forti e determinanti delle Lega. Ma anche un fantasma in almeno 3 delle altre 5 partite. Deron da quando è a Brooklyn non è mai riuscito ad esprimere il suo potenziale, schiacciato dalle aspettative di una piazza che con lui sperava di fare il salto di qualità. “Prima di arrivare ai Nets consideravo Deron come un candidato al premio Mvp, ma giocandoci insieme ho capito che non è quello che vuole. Penso che la pressione lo abbia limitato. Da un punto di vista mediatico lo Utah è ben diverso da New York e lui ne ha risentito parecchio” le parole del suo ex compagno Paul Pierce, mica uno a caso. UNDER PRESSURE

VOTO 2 – MARK CUBAN E I DALLAS MAVERIKS
Se fai il grandioso e poi non vinci, la figura di merda è dietro l’angolo. E’ il caso di Mark Cuban, eccentrico proprietario della franchigia texana, dopo gli acquisti di Chandeler, Rondo e Stoudamire pensava (giustamente?) di aver allestito una squadra da titolo. La realtà è che l’All Star di Boston non si è integrato con il gruppo e ha giocato molto al di sotto delle aspettative, Amare non è più quello di Phoenix e Nowitzki non può più tirare la carretta da solo. Risultato? 4-1 nel derby con Houston e tutti a casa. Caro Mark, prima di dichiarare che “I Rockets non sono nulla di che, sono prevedibili”, guarda in casa tua che è meglio. SBORONEnba 2

VOTO 1 – LA SFIGA DI KEVIN LOVE
Personalmente non amo Kevin Love, ma devo dire che la sorte non è stata benevola con l’ex Minnesota questa stagione.Una serie di problemi fisici lo hanno limitato (e non poco) negli ultimi mesi. Dopo esser tornato in condizione per la post season, ecco l’infortunio alla spalla di Gara 3 contro Boston, che lo terrà fuori dai 3 ai 4 mesi.
Dai Kevin, ritenta, sarai più fortunato. FRAGILE

VOTO 0 – J.R. SMITH
J.R. fuori dal campo è idolo indiscusso. Feste come se non ci fosse un domani e una marea di conquiste da far invidia al migliore dei latin lover (tra queste, degna di nota la cantante Rihanna). In campo però un po’ meno. Dopo le buone prestazioni degli ultimi mesi, Smith decide di rifilare, in Gara 4 contro Boston, un bel cazzotto in pieno volto a Crowder. Oltre ad una figura barbina a livello planetario, la guardia di Cleveland è stata squalificata per due gare e salterà quindi le prime due sfide con Chicago. Che abbia preso spunto da qualche rissa tra pischelli in discoteca? ZARRO