popeUna contraddizione. Così si autodefinisce il papa interpretato da Jude Law nella nuova serie Sky firmata da Paolo Sorrentino. L’attesa per questa serie era alle stelle e, infatti, la messa in onda dei primi due episodi avvenuta venerdì scorso è diventata, in termine di share, il più grande esordio per Sky.

Sorrentino ci porta all’interno del Vaticano, lo stato più complesso al mondo, il giorno dopo l’elezione di un nuovo papa, Lerry Belardo, americano, affascinante, giovane. Più volte, da quando fu annunciato l’inizio delle riprese, si è pensato di paragonare questa serie ad House of cards, ipotizzando che la storia si concentrasse sui giochi di potere che un improbabile ed eccentrico capo di stato deve affrontare per poter sostenere il suo pontificato. Errore grave. Stando alle prime due puntate Sorrentino pare chiedere allo spettatore di dimenticare il classico thriller che mostra la corruzione della Chiesa o della politica del Vaticano; se vi interessa quello esistono i libri di Dan Brown. La questione qui è molto più complessa. In House of cards dopo due episodi era già chiaro quale sarebbe stato il piano di Frank Underwood. Dopo la seconda puntata di The Young Pope, invece, non abbiamo la più pallida idea di chi sia Larry Belardo e di come si possa evolvere la storia. Non possiamo immaginarci nulla. E qui sta la bravura di Sorrentino, perché Sorrentino può piacere o non piacere, ma non è mai banale. Come ogni storia da lui scritta, al centro della narrazione vi sono un personaggio e la sua evoluzione psicologica e spirituale. Un personaggio che nelle prime immagini ci viene mostrato mentre si fa la doccia e poi nudo davanti alla veste bianca. La prima doccia dopo l’elezione, utile a lavare via il vecchio uomo e farne rinascere uno nuovo. Un uomo che non possiamo ancora identificare del tutto, ma che sappiamo essere segnato dalla contraddizione. Tutte le prime due puntate di The Young Pope ruotano attorno a questo tema. La

contraddizione che sta nel presentarci il personaggio di Silvio Orlando come il villan della storia, per poi farlo risultare il più comico e umano. La contraddizione la vediamo nella folla di fedeli che prendono le sembianze di gruppo ultras e nel Vaticano stesso, rappresentato, forse per la prima volta, più come Stato politico che Stato religioso. La contraddizione la notiamo soprattutto all’interno del protagonista, in un uomo senza peccato ma che vuole conoscere quelli degli altri, in un papa che dice di non credere in Dio, ma che rimprovera i fedeli di aver dimenticato il Signore, in un americano che mangia poco a colazione, in un uomo che cita Bansky e i Daft Punk come metafora per raccontare Cristo, in un rivoluzionario conservatore, in un orfano che diventa padre, in un capo religioso e politico, in un pontefice che sogna di portare il Sole e invece scatena fulmini. La contraddizione sta in un Papa giovane.

Nelle prime due puntate The Young Pope si mostra per quello che è: un’opera di Sorrentino. E Sorrentino si conferma quello che è: un grande regista e un grande sceneggiatore. In The Young Pope c’è tutto il cinema del regista napoletano: le “sorrentinate” che tanto gli vengono criticate e i colpi da maestro. Ma forse, grazie alla possibilità di avere dieci ore per raccontare la sua storia, i movimenti di macchina e i dialoghi fini a sé stessi (le sorrentinate, appunto) riescono a fondersi in maniera armoniosa con i personaggi. Forse per la prima volta Sorrentino potrebbe riuscire ad amalgamare bene pura estetica e narrazione (di solito sfocia un po’ troppo nell’una o un po’ troppo nell’altra). Jude Law è stratosferico, perfetto. C’è chi dice che questa sia l’interpretazione migliore della sua carriera ed è molto probabile che sia così. Pare impossibile immaginare qualcun altro nel suo ruolo e il personaggio di Larry Belardo ha tutte le carte in tavola per diventare un’icona televisiva al pari di Walter White e Frank Underwood.

Tv: Il papa invisibile di Sorrentino, santo o demone?Dove vorrà arrivare The Young Pope, non è chiaro, e forse è proprio questo che lo rende interessante. C’è però un messaggio che emerge in maniera esplicita: il bene e il male vanno di pari passo e la distinzione tra l’uno e l’altro è molto sottile. Forse non è neanche così riconoscibile in maniera oggettiva, forse risiede solo all’interno della nostra mente e della nostra cultura. Perché in fin dei conti questo Papa non fa nulla di particolarmente scandaloso (per ora), ma ogni piccola azione quotidiana, come bere una coca cola, se messa nelle sue mani diventa scandalosa. Questo Sorrentino lo ripete in continuazione utilizzando ossessivamente la metafora della sigaretta. L’immagine di un papa che fuma è traumatica. E perché? Ci scandalizziamo davanti ad un papa che fuma, ma non davanti a uno che ha paura degli omosessuali o che produce portachiavi con la sua immagine per lucrarci sopra. Forse perché anche noi siamo come il giovane Larry, anche noi non siamo altro che il frutto di una contraddizione.

The Young Pope

Produzione: Sky, Canal+, HBO

Regia: Paolo Sorrentino

Interpreti: Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile De France

Episodi: 10 (55 min)