[Dalla seconda lettera di Francesca Spelonca Penoncelli a Papa Francesco:]

Ciao Francy, come andiamo? Torno a scriverti perché, se le tue gaffe non passano mai sotto silenzio, di recente ti sei fatto un bel pezzaccio. Cosa ha fatto il Papa in carica? Niente di grave, ha soltanto risposto ad una domanda. Una domanda su come trattare i figli gay. Una domanda, posta al massimo vertice della chiesa cattolica su come trattare i figli gay. Interessante, no?

Punto primo: pregare. Scontato, direi quasi banale, ma fin qui tutto liscio. Giustamente il Papa ha come priorità la preghiera e mai me la sentirei di dargli torto. È coerente e io apprezzo la coerenza.

Punto secondo: parlare. Grande Francy, apprezzo sempre di più l’omonimia. Non picchiare, non restare in silenzio, non cacciare di casa. Parlare. È una cosa davvero elementare ma assolutamente sottovalutata, specialmente in casi delicati come questo. Invece è estremamente importante e sono contenta che il Papa in persona la pensi come me. Almeno su questo.

Punto terzo: mandare i figli omosessuali dallo psichiatra se sono ancora piccoli. Perché si sa che l’omosessualità è stata cancellata dal grande libro delle malattie mentali nel 1990, ma soltanto per gli adulti. Dio, salvaci tu da questo comportamento così innaturale – che poi anche le scimmie lo hanno, ma in quel caso diciamo che l’uomo non è un animale e quindi confondiamo un po’ le acque.

In sintesi, Francy, quello che volevo ricordarti qui è che essere gay, o lesbiche, o trans, o fare parte in qualunque modo della comunità lgbtqi+ (non mi piacciono le etichette, non prendetevela se ho sbagliato qualcosa) non è una malattia mentale. Non c’è niente, niente di malsano in tutto questo. Non dovremmo neanche stare qui a discuterne.

Dovremmo piuttosto discutere di una vera malattia, una che è ancora nel grande libro. Si chiama pedofilia e l’unica cosa che vorrei sapere è se tu fossi a conoscenza di cosa faceva quell’arcivescovo ai bambini. Forse, e dico forse, potresti consigliare ai loro genitori il tuo psichiatra di fiducia.