Da giorni, ed era prevedibile, si parla molto sui social della Tesla Raodster (macchina elettrica costruita dalla compagnia di Elon Musk) lanciata nello spazio con il Falcon Heavy (razzo progettato e costruito da Space X, sempre di Musk) e delle immagini che ci sono state regalate. Non dimenticheremo facilmente la Terra riflessa sulla carrozzeria.
Per molti è sembrato un costosissimo spot – in realtà è stato a costo zero perchè del “carico” era necessario mandarlo su per vedere se tutto filava liscio, tanto valeva usare un’auto – per altri una burla molto nerd e per alcuni un’occasione guadagnata e persa.
Può sembrare un controsenso, un ossimoro, invece io sto dalla loro parte. E’ innegabile che l’uso di una Tesla sia stata un’ottima strategia di marketing su più livelli e per più prodotti e l’esplorazione spaziale ha bisogno di video e foto “socialmente virali”. Pensate a quanto poco si viene a sapere degli esperimenti degli astronauti in orbita all’interno della Stazione Spaziale Internazionale ma quanto siano condivisi i video della terra ripresa dallo spazio, con le lucette delle città e i fulmini dei temporali. La vera impresa però è stata costruirla la ISS. Modulo per modulo, direttamente nello spazio. Riuscendo negli anni ad aggiustarla e a farla sopravvivere aldilà di ogni aspettativa. Così come hanno superato le “aspettative di vita” sia il rover Curiosity che Opportunity, entrambi su marte. E che dire della sonda Voyager 1, lanciata nel 1977, spenta negli anni 80 e che ha riacceso i motori a fine 2017 dopo ben 37 anni di inattività e aver raggiunto i confini del sistema solare. Ovviamente hanno funzionato bene e quindi “sopravvivrà” altri 2 o 3 anni. Tutte imprese del genere umano assolutamente degne di nota.
“Eh, ma i rover vanno piano, sono “statici”, fanno “roba scientifica” qualcuno dirà/penserà. Pagano anche il fatto di essere partiti anni fa quando si era tutti meno social ma soprattutto pagano l’essere poco scenografici. O forse siamo noi che siamo distratti? Perchè nel 2014 una sonda europea, Rosetta, partita nel 2004, dopo 10 anni di volo spaziale ha fatto atterrare il suo lander Philae su una cometa. Ovviamente in movimento! Una cosa da film action hollywoodiano che ha richiesto anni di lavoro a centinaia di persone. Eppure tutti questi momenti entrati nella storia globale non hanno ricevuto che una frazione dell’attenzione mediatica/sociale che sta ricevendo un manichino in una auto, lanciata verso Marte e che in realtà importa poco dove e quando finirà la sua “missione”.
La speranza è che comunque tutto questa serva, che riaccenda la curiosità e la voglia di spazio nelle nuove generazioni e, soprattutto, negli investitori. Abbiamo bisogno di Spazio, non suolo come luogo fisico ma anche come luogo dei nostri sogni.