index Dopo che la sonda spaziale New Horizons della NASA ha raggiunto Plutone, l’entusiasmo è salito alla stelle, nel vero senso della parola: nella conferenza stampa del 23 Luglio 2015, la NASA ha annunciato che il telescopio spaziale Kepler ha individuato una stella simile al nostro Sole, che presenta un pianeta nella fascia abitabile. Questo non significa che abbiamo trovato gli alieni! Con fascia abitabile si intende, un pianeta, la cui distanza dalla propria stella è tale da consentire temperature né troppo alte né troppo basse per poter trovare acqua allo stato liquido.

Sono ormai 6 anni che la missione Kepler, del programma Discovery della NASA, ricerca pianeti con caratteristiche simili alla Terra, infatti le notizie di scoperta di nuovi esopianeti (pianeti non appartenente al sistema solare, orbitanti cioè attorno a una stella diversa dal Sole) sono abbastanza frequenti, ne sono stati individuati oltre 4.600, e stiamo parlando “solo” di una piccola porzione della Via Lattea che viene scansionata dal telescopio! In questo caso però ci  sono diversi fattori in gioco che rendono la cosa particolarmente interessante.

Secondo i dati riportati dalla NASA, questo esopianeta orbita attorno ad una stella (Kepler-452) che ha un’età stimata di 6 miliardi di anni, 1,5 miliardi di anni in più del nostro Sole, ha un diametro più largo del 10% e stessa temperatura. Il pianeta (Kepler-452b) è il 60% più grande della nostra Terra, ha una gravità di superficie doppia rispetto a quella terrestre e il periodo di rivoluzione dura 385 giorni, quindi quasi come un nostro anno. La distanza tra la stella e il pianeta è di 150 milioni di Km, esattamente come la distanza Terra-Sole!nasa

Il corpo celeste in questione si trova a circa 1.400 anni luce dal nostro sistema solare, nella costellazione del Cigno, visibile in questo periodo (la costellazione, non il pianeta ovviamente!). I dati per quanto riguarda la massa, la composizione, la geologia e l’atmosfera non sono ancora stati determinati, per questo forse dovremo aspettare il 2024 quando l’ESA (European Space Agency) manderà in orbita la missione PLATO che sarà in grado di misurare massa, dimensione ed età degli esopianeti con una certa precisione. Ci sono quindi buone speranze che Kepler-452b possa essere utile agli scienziati per studiare il possibile futuro della Terra.

Stiamo facendo passi da gigante nel campo dell’esplorazione spaziale, purtroppo l’entusiasmo non viene condiviso da tutti, c’è chi generalizza dicendo che è una perdita di tempo e che abbiamo problemi ben più grossi a cui pensare. Certo, i problemi ci sono eccome, uno dei tanti per esempio riguarda la situazione della nostra casa, la Terra. La stiamo consumando e consumando…. e gli effetti si notano. L’esplorazione spaziale può aiutarci a capire alcuni meccanismi che possono tornarci utili per alleviare questo problema o capire a cosa stiamo andando incontro. Per non parlare di tutti gli esperimenti che gli astronauti stanno facendo a bordo della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) soprattutto per la nostra salute! Ma da che mondo è mondo criticare e giudicare (spesso senza sapere) è sempre stata la strada più facile… (di Ilaria Manzo)plutone


KEPLER 452-B: GEMELLO DELLA TERRA O PERFETTO SCONOSCIUTO?

Ogni giorno sul web circola una mole impressionante di informazioni; sotto quello che effettivamente si può chiamare, in tono un po’ distopico, “bombardamento mediatico”, i tempi di lettura si sono notevolmente ridotti, a vantaggio delle notizie a forte impatto visivo ed emotivo. Le testate più autorevoli questo lo sanno bene, tant’è che ormai siamo abituati ai titoli sensazionalisti urlati dai telegiornali e diffusi, predicati sulle pagine social. Il caso più recente di questo genere di informazione commercializzata è quello che ha seguito l’annuncio da parte della NASA della scoperta di un nuovo esopianeta, alquanto interessante in quella ambiziosa sfida a trovare una seconda Terra: Kepler 452-b.

La notizia è sicuramente entusiasmante e suggestiva, anche per i meno familiari con l’affascinante realtà dell’astronomia; non si può negare, inoltre, che un tema di questo genere conferisca più colore, più vivacità a dei quotidiani che generalmente troppo assomigliano a bollettini di guerra. Acclamare subito la scoperta di un “gemello della Terra”, del “gemello più gemello tra i gemelli della Terra”, della “Terra 2.0” è però un po’ troppo avventato, una scelta editoriale che nuovamente porta i lettori più sensibili verso emozioni che forse non concordano con la realtà dei fatti. Pertanto, concesso l’entusiasmo che è giusto provare nei confronti di qualsiasi scoperta in campo scientifico, è forse necessario tornare per poco con i piedi per terra (sulla nostra Terra) e provare a conoscere meglio Kepler 452-b e lo scenario della caccia agli esopianeti in cui si inserisce.Kepler-452b

La missione Kepler è senza dubbio un capitolo fondamentale nell’imponente sfida alla scoperta degli esopianeti. Attraverso i dati raccolti dall’omonimo telescopio, che ha osservato durante quattro anni di attività le profondità dello spazio registrando informazioni sulla luce ricevuta da milioni di stelle, si sono individuate numerose prove dell’esistenza di pianeti extrasolari, di cui solo una frazione ha portato alla conferma della localizzazione di veri esopianeti. Con l’analisi dei dati di Kepler ancora in corso, il conteggio totale di esopianeti confermati è oggi attestato a 1030, tra cui compaiono Kepler 452-b e altri 11 pianeti annunciati dalla NASA nelle ultime ore. In questo gruppo numeroso di pianeti che orbitano attorno ad altre stelle, assumono una certa rilevanza quelli che si possono in qualche modo accostare alle caratteristiche della Terra.

Questo potrebbe permetterci non solo di individuare una potenziale seconda Terra verso cui muoverci, ma anche di fare ipotesi più solide sul futuro del nostro pianeta, attraverso lo studio dell’evoluzione di questi “cugini lontani”. Due requisiti essenziali a cui deve soddisfare un esopianeta per attirare l’attenzione dei cacciatori di Terre sono l’avere dimensioni prossime a quelle del nostro pianeta e l’orbitare nella fascia abitabile del proprio sistema, sostanzialmente ad una distanza tale da permettere all’acqua di essere presente sulla superficie allo stato liquido. Kepler 452-b, il quale ha un diametro del 60% più grande di quello terrestre e orbita nella fascia abitabile di una stella molto simile al nostro Sole, da cui dista 1400 anni luce, soddisfa così ad entrambi i due requisiti sopra citati. È sufficiente questo per definire Kepler 452-b un gemello della nostra Terra? Ovviamente no. Mancano ancora dati veramente fondamentali, quali la massa, la presenza e la composizione dell’atmosfera e, andando ancora più alla base, la sua effettiva struttura rocciosa. Queste informazioni sono molto più difficili da ottenere e rappresentano ancora un ostacolo non di poco conto. 1280px-X43a2_nasa_scramjet

Tuttavia, anche se potremmo non aver per davvero fatto la conoscenza della nostra futura casa, va detto che questa scoperta ha comunque una grande valenza: innanzitutto la scoperta di un pianeta come Kepler 452-b arricchisce le statistiche di una missione in cui il campionamento è una parte davvero centrale; in secondo luogo, essendo Kepler 452-b un miliardo e mezzo di anni più vecchio del nostro pianeta ed essendo dunque “vissuto” molto più a lungo nella fascia abitabile, la sua osservazione potrebbe offrirci una punto di vista privilegiato su quello che potrebbe essere il destino della nostra Terra.

In conclusione si può affermare solamente quanto sia presto per etichettare Kepler 452-b come gemello della nostra attuale casa; forse si troverà deluso chi si è già proiettato in un futuro extraterrestre, ma non per questo dobbiamo smettere di sognare. Lo scoperte scientifiche come questa ci portano sempre un passo più vicino ai nostri obiettivi e sicuramente c’è motivo di aspettarsi tante altre sorprese dalla caccia agli esopianeti, soprattutto quando il telescopio Webb, designato come erede del celebre Hubble, entrerà in azione con la sua potente visione infrarossa. (Riccardo Gemma)