Erri_De_Luca_IMG_6512“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Partiamo da qui. Partiamo dall’articolo 21 della nostra Costituzione. Partiamo da noi.

Finito il tempo (o la tendenza?) dell’hashtag #JeSuisCharlie, usata per mostrare vicinanza giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, a seguito dell’attentato terroristico avvenuto il 7 gennaio 2015, pare che la matita, divenuta il simbolo della libertà d’espressione, sia rimasta chiusa in qualche cassetto, in attesa di una tendenza altrettanto succulenta da inondare le pagine di moltissimi social network.

Partiamo da qui. Torniamo tra le nostre mura e guardiamoci attorno. 28 gennaio 2015, Torino: prima udienza del processo allo scrittore Erri De Luca. L’accusa sarebbe quella di “istigazione a delinquere finalizzata al danneggiamento”, da parte della Lft –società che sovraintende la costruzione della linea Torino-Lione e che si è costituita parte civile nel processo– dopo che egli ha affermato in un’intervista all’Huffington Post che «la Tav va sabotata». Secondo i procuratori Andrea Padalino e Antonio Rinaudo «Erri De Luca va processato perché alle sue parole, che istigavano al sabotaggio, sono seguiti fatti concreti e violenti in Val di Susa». Si tratterebbe, continuano, di «dichiarazioni che hanno influenzato determinati soggetti affinché commettano azioni delittuose».

L’accusato, rigettando le accuse, si difende così: «Quando ho rilasciato le mie dichiarazioni all’Huffington Post ero a conoscenza soltanto delle cesoie, servite per tagliare le reti del cantiere, e le cesoie sulle reti illegali ripristinano soltanto la legalità. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo. Sono necessarie a far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni. Il sabotaggio è ll’unica alternativa. […] Io sono responsabile di quello che dico. E basta. Non sono un tribuno o un politico, sono soltanto uno scrittore che sostiene le cause che ritiene giuste, dalla Val di Susa a Lampedusa», aggiungendo: «Il verbo sabotare ha diversi significati sul dizionario: il primo è danneggiamento materiale, ma gli altri coinvolgono i verbi intralciare, ostacolare e impedire. Per quanto mi riguarda, ritengo che la Tav vada intralciata, ostacolata e impedita, e quindi sabotata».5040645081_0f3067e782_b

Questo, in poche righe, riassume ciò che sta avvenendo, da mesi ormai, nelle aule del Tribunale di Torino. Moltissimi gli intellettuali e le figure di spicco (e non solo) che si stanno schierando dalla parte dello scrittore italiano, in Italia e in Francia, supportando lo slogan “Je suis Erri”. Ciò che si vuole sostenere non sono propriamente le idee di De Luca, condivisibili o meno, ma la possibilità di esprimerle.

«Questo processo –evidenzia l’autore– mette a repentaglio la libertà di espressione contraria, quella favorevole e ossequiosa, invece, è sempre accolta a braccia aperte». Una società che inorridisce e si indegna a ritmo di Je Suis Charlie, rivendicando il sacrosanto diritto alla libertà di opinione, come può restare impassibile quando ad essere processate sono nuovamente le parole di un singolo, le sue idee?

Le idee hanno il diritto di circolare. Sta a noi decidere da che parte stare, andando alla ricerca di risposte che ben se ne guardino dall’essere preconfezionate. Ma affinché questo sia possibile, c’è bisogno di opinioni, di pensieri in contrasto tra loro. C’è bisogno di voci fuori dal coro, nel bene e nel male, che ci spingano a interrogarci un po’ di più, perché tutto non venga sempre preso per buono.

Dice Paolo Mieli, giornalista e saggista: «Premesso che non firmerò mai più appelli, nemmeno se dovessi difendere la mia innocenza in un processo ingiusto, farei un’eccezione per Erri De Luca, proprio perché non sono affatto convinto delle tesi che sostiene. Sono in disaccordo, e le persone in disaccordo devono portare argomenti contrari, non invocare condanne: alle pagine scritte si risponde con pagine scritte».

Il processo proseguirà il 27 settembre. Nel frattempo, mi auguro che le parole di Erri De Luca possano scuotere gli animi, non necessariamente per influenzare la propria opinione sulla linea Torino-Lione, ma per invogliarci ad uscire dal limbo delle cose che rimangono sul pelo dell’acqua, senza mai andare a chiederci se c’è un di più, se forse non ci è stato detto tutto. #ioStoConErri è un invito al pensiero critico, alla documentazione, all’idea che partorisce altre idee, affinché le parole di Voltaire “non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita affinché tu lo possa dire” non rimangano solo una scritta veloce su una pagina del diario di scuola.