RenziShow40,8. Quarantavirgolaotto. Tutto il resto è noia.

Il Partito Democratico di Matteo Renzi ha preso una valanga di voti. Dopo l’accordo al Nazareno tra il segretario del PD e Berlusconi siamo stati un mesetto buono a discutere sulla soglia del premio di maggioranza. Erano altri tempi, i leader avevano il timore ad alzare la soglia per il premio di maggioranza (allora al 35%). Un ricordo lontano.

Non nascondiamolo, quest’altissima legittimazione fa si che Matteo Renzi sia il segretario di un partito popolare in grado di raccogliere un bacino di elettori vastissimo che al momento non siamo ancora in grado di identificare.

Ma l’italiano ha molta difficoltà a vivere nel presente, non riesce a scacciare gli spettri del passato. Ed è così che prima Matteo Renzi diventa Silvio Berlusconi per la sua dote da comunicatore, e poi oggi, alla luce del vastissimo risultato elettorale, il Partito Democratico diventa la Democrazia Cristiana, o meglio la “Democrazia Renziana”. Marcello Sorgi sulla Stampa va nel dettaglio del paragone e ci tiene a precisare che non si riferisce all’ultima stagione Andreottiana, quella post compromesso storico per intenderci, ma la DC della prima ora, quella di Fanfani o ancor meglio di De Gasperi. Il Pd come la Balena Bianca.

E se invece di guardare al passato cercassimo di fare dei paragoni con il presente? No perché poi a parlare di DC la gente suda freddo, inizia a pensare alle peggio stagioni Andreottiane per davvero. Intanto non lo si può chiamare “il fenomeno Renzi”. Il Movimento5Stelle sembra essere un fenomeno. A mio avviso dopo le confusissime elezioni del 2013, la nostra democrazia sta maturando e i democratici sono i primi frutti della stagione. Sotto questa luce possiamo interpretare la “Democrazia Renziana” come una figlia di quel che voleva costruire Tony Blair con il New Labour, o meglio, le forme e la contemporaneità danno al PD le sembianze del Democratic Party Americano. Non in toto ovviamente, le connotazioni italiane sono ancora molto marcate, il processo è appena cominciato. La differenza più grande sta nel non avere un altro avversario di pari forza, come il Republican Party. Il paragone è ancora più azzeccato se si analizzano le strategie elettorali. La campagna elettorale adottata dalla segreteria del Partito Democratico si è caratterizzata per aver condotto (e vinto) delle battaglie via web con gli altri competitori. La stessa strategia che ha portato Obama (sia nel 2008 che nel 2012) ad avere un grande consenso tra i giovani under 30.

Capiamoci, nessuno si offende se gli si da del democristiano (finché s’intende la DC di De Gasperi eh…), ma suvvia, smettiamola di guardarci sempre indietro, rischiamo di inciampare.