Voila, periodical, magazine

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La Maillot Jaune del leader della classifica generale del Tour ha “incise” le cifre H D , di Henri Desgrange. Egli, oltre ad essere l’ideatore della Grande Boucle, fu un eccellente pistard nonché pioniere di quel ciclismo da leggenda di inizio ‘900, e per capire meglio chi fosse basta far riferimento ad un’intervista, comparsa su L’Équipe nel 1902, in cui considerava il deragliatore un segno di “rammollimento” e tuonava: “Datemi una bici a scatto fisso!”.

Etichettato come «nonnino sanguinario», «aguzzino di forzati» o «massacratore di atleti», quando nel 1910 giunse il telegramma che annunciava la percorribilità dei Pirenei non esitò a portare gli atleti su : Col d’Aubisque, Col d’Aspin, Col du Peyresourde e Tourmalet. Tre squadre (due transalpine ed una italiana) ed 80 corridori “indipendenti” affrontarono le mulattiere pirenaiche la prima volta, partendo al levar del sole ed arrivando al tramonto. La tappa la vinse un certo Octave Lapize che dopo vari incidenti meccanici, tra cui la rottura del manubrio, giunse al traguardo furioso esclamando: “Vous êtes des assassins! Oui, des assassins!”

La leggenda delle salite pirenaiche iniziò così con bici a scatto fisso e mulattiere da scalare!
La Storia di oggi ci porta sulle stesse strade. I protagonisti sono profondamente cambiati: le squadre sono tante, la corsa non è solo un affaire fra italiani, francesi e qualche belga e la tecnologia plasma le biciclette.foto2

Dopo la cronosquadre di domenica, tre sono state le frazioni pirenaiche. La decima tappa con l’arrivo a La Pierre-Saint-Martin ha stabilito le gerarchie in salita: i primi a staccarsi sono i francesi dall’esperto Peraud (Ag2r) alla promessa Pinot (FDJ) al talentuoso Bardet (Ag2r); poi si stacca Vincenzo Nibali (Astana), che dopo i segnali sconfortanti sul Mur de Bretagne ha confermato di non essere all’altezza accumulando un ritardo di quattro minuti e mezzo. L’unico a rimanere a galla dopo la micidiale accelerazione di Froome (Sky) è Nairo Quintana (Movistar) che salendo del proprio passo è riuscito a contenere il ritardo in un minuto (da sottolineare la prestazione del tasmaniano Porte, giunto secondo dopo un forcing micidiale per il capitano del Team Sky).

Il tappone nell’inferno pirenaico prevede prima l’ascesa al Col d’Aspin e poi il terribile Tourmalet. La Saxo Tinkoff ha dato carta bianca al polacco Majka e da gregario di lusso nonché eccellente scalatore ha approfittato della fuga per andare prima a scollinare in solitaria il Tourmalet, che già solo questo è un prestigio, e poi alla conquista della tappa che ha visto il gruppo maglia gialla arrivare compatto al traguardo, anche se dobbiamo ahimè segnalare un Vincenzo Nibali nuovamente in difficoltà sull’arrivo di Cauterets, dopo aver affrontato in testa il Tourmalet lasciando disattese le ottime sensazioni di ripresa.foto3

Purito, sigaro in spagnolo, è il soprannome di quel corridore, Joaquim Rodriguez, che ha domato l’erta di Plateau de Beille. Già questa può essere l’immagine che rappresenta l’ultima tappa pirenaica perché quando la strada sale e nella fuga c’è uno scalatore arcigno come Purito non c’è storia per avventurieri di giornata. Gli italiani hanno ancora scolpiti nel cuore gli scatti di Pantani compreso quello di Plateau de Beille in quel glorioso 1998 che portò il campione di Cesenatico a vincere Giro e Tour nello stesso anno così la stessa grinta del Pirata nell’affrontare la salita la riscopriamo, con un velo di nostalgia, in un Joaquim Rodriguez che trionfa e ci ricorda da dove arriva quel soprannome: da quella giovane promessa, un po’ anche snobbata, che vince e può prendersi il tempo di “accendersi un sigaro” sulla linea del traguardo.