12002405_10153255978581872_4084842953234786003_oPer capire l’importanza di vincere questa gara ciclistica basta soffermarsi su un concetto molto semplice: l’unicità. Chi vince il Mondiale per tutto l’anno vestirà la maglia iridata in tutte le competizioni e per questo motivo in gruppo essa verrà immediatamente riconosciuta e rispettata, soprattutto perché molti corridori la possono solo sognare (tranne rare eccezioni che la storia del pedale ha concesso alla regola) e non pochi campioni non l’hanno mai vinta o hanno faticato parecchio per conquistarla, talvolta imponendola quasi come unico obiettivo stagionale.

L’unicità di questa maglia però si concretizza spesso nell’azione del campione che deve cogliere l’attimo per arrivare al traguardo vincitore e così è stato nella storia recente e passata fino a quella conclusasi domenica con il Mondiale della categoria Elite maschile.

Il mondiale di Richmond si è svolto su un circuito cittadino in cui erano presenti tre strappi di cui due in pavé (non paragonabile a quello delle classiche del Belgio). Il secondo, con pendenza massima fino al 20 %, ha fatto la selezione che tutti si aspettavano. Infatti dove l’attacco atteso di uno fra i tanti uomini da classiche, il campione ceco del mondo di ciclocross 2014 Zdenek Stybar, non ha sortito effetti a Libby Hill si è scatenata la potenza di Peter Sagan ed ha avuto la meglio su quella fiammingo-tedesca tanto attesa. Egli ha potuto godere anche di un lavoro svolto in sordina che ha logorato nazionali ben più numerose e strutturate come Italia, Germania, Belgio e Spagna, le quali si sono alternate nella regia del gruppo.index

Sagan avendo a disposizione solo tre uomini, tra cui suo fratello Juraj, ha dovuto giocare d’astuzia ed è venuta fuori quella classe che fa brillare ancor di più i colori dell’iride e rende fioca la luce che infastidiva, se non minacciava la serenità di un campione “accusato” di non vincere mai: perché alla Milano Sanremo ha vinto Degenkolb, al Fiandre Kristoff, alla Roubaix di nuovo Degenkolb ed al Tour lavorare e proteggere Contador (come meglio non si potrebbe) non è una buona scusante per non vincere almeno una tappa anche senza maglia verde (portata a Parigi).

La maglia iridata pesa e pure tanto perché vincere il Mondiale è tanto affascinante quanto minaccioso, e lo sanno gli ultimi vincitori Rui Costa e Kiatkowski con seguenti annate poco felici. Per quell’anno Peter in gruppo rappresenterà l’unicità di questo sport e speriamo di vedere sempre quel ragazzo scanzonato e un po’ spaccone che fa divertire la gente che scende in strada e che inevitabilmente anche se in una frazione di secondo dirà: “Quello è il Campione del Mondo! Quello è Sagan!”