stradaLa Grande Boucle 2016 ci ha consegnato un Froome dominatore assoluto su tutti i terreni, dalle prove contro il tempo alle salite, annichilendo tutti gli avversari grazie anche ad un Team Sky in cui l’ultimo dei gregari avrebbe fatto classifica in qualsiasi squadra con i gradi da capitano, uno su tutti Wouter Poels vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi 2016. Alla vigilia della gara in linea olimpica di Rio ritroviamo fra i favoriti i grandi nomi del panorama mondiale per le corse a tappe considerata la durezza del percorso carioca. Andiamo a vedere le nazionali che saranno protagoniste e con chi…

ITALIA: la squadra azzurra, guidata dal CT Davide Cassani, porta le due punte di diamante che fanno sognare gli appassionati italiani: Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Lo Squalo dopo la “preparazione” nelle tre settimane della gara a tappe francese, in cui è sempre stato protagonista con un ottima gamba e spesso in fuga, sarà il capitano in quanto sembra essere colui che garantisce al meglio la tenuta sulla modalità “gara di un giorno” così dura e lunga oltre ad un finale che, dopo un circuito finale con la tripla scalata di Vista de Chinesa in cui la pendenza media del 5.7% sugli 8.5 km di salita trae in inganno viste le punte massime ben oltre il 10%, darà spettacolo sull’ultimo scollinamento a 23km dal traguardo in una discesa super tecnica dove i migliori discesisti possono fare la differenza e Vincenzo di certo è fra essi. Il CT Cassani sembra voler riproporre un film uscito nel 2015( Giro di Lombardia) ma il classico (o meglio le classiche, in questo caso delle foglie morte) nel ciclismo sono la Storia di questo sport: in quell’occasione Vincenzo era scortato dal tenace scalatore piemontese Diego Rosa sulla salita del Civiglio e gli avversari saranno pressoché gli stessi. Il forcing del cuneese in salita è stato terreno fertile per la preparazione alla picchiata in discesa che ha portato Nibali al trionfo.

Fabio Aru, uscito malconcio (dopo la crisi nell’ultima tappa) dal Tour in ogni caso positivo sarà il cavallino di razza che metterà sui pedali tutta la grinta che ha a disposizione e che ha già dimostrato nella vittoria alla Vuelta (alla penultima tappa sfilando la roja a Doumulin) o nella lotta con il campionissimo Contador al Giro. Le mansioni di gregariato sono affidate a due scalatori di razza che hanno scortato i rispettivi capitani al Tour : Diego Rosa e Damiano Caruso, quest’ultimo davvero fondamentale nelle scalate decisive per la BMC e Richie Porte in particolare. Per le fughe da lontano lo specialista è certamente il Rosso di Buja, Alessandro De Marchi che ha già conquistato il numero rosso a Parigi nel 2014 come corridore più combattivo alla Grande Boucle e questo la dice lunga sul temperamento quando c’è da andare in fuga in prima linea.

Gran Bretagna: certamente la squadra britannica si presenta alla partenza come favorita considerato l’ottimo Tour del Team Sky. La nazionale non poteva fare a meno del blocco della squadra di Dave Brailsford con Chris Froome, Geraint Thomas e Ian Stannard. Solamente questi tre nomi incutono timore nel tenere cucita la corsa soprattutto nella prima parte dove Ian Stannard, abituato a tirare il pelotòn dei primi in classifica generale, farà il lavoro sporco guidando e tenendo al riparo Froome da eventuali fughe pericolose, nelle quali la nazionale britannica non è certo scoperta vista la presenza della volpe Steve Cummings vero cacciatore di tappe nelle grandi corse e soprattutto al Tour. La classe cristallina del gallese Geraint Thomas sarà il punto di riferimento nelle fasi decisive di gara in cui Froome, se non paga le fatiche del Tour, ha dimostrato di saper cambiar ritmo imponendone uno tutto suo, brutto ma efficace, davvero infernale in salita come in discesa riuscendo a pedalare sfidando le leggi della fisica con quella sua corona ovale e quelle pedivelle che anche un campione come Nibali ha voluto imitare (sotto indicazioni di Paolo Slongo dopo una visita in casa Pinarello). La maglia bianca di miglior giovane al Tour, Adam Yates, alla corte di King Froome per imparare tanto e sacrificarsi molto un po’ come il nostro Diego Rosa.

Spagna: l’eterna lotta interna fra l’embatido, Alejandro Valverde, e purito, Joaquim Rodriguez, infiammerà la corsa. I due grandi vecchi lottatori non si tireranno indietro quando ci sarà da soffrire: il murciano, Valverde, mago delle classiche più dure sembra essere il favorito ma il vecchio purito all’ultima stagione prima del ritiro ha tanta voglia di soffrire sui pedali e se tanta sofferenza la trasforma sui pedali c’è da scommettere una bella fumata di sigaro (purito, appunto) sul traguardo attendendo gli avversari a Parc Flamengo.

Altri protagonisti… La Colombia con la saggezza del vecchio Rigoberto Uran farà volare il giovane colibrì Estebanito Chaves che ha incantato sulle montagne del Giro senza dimenticare la grinta di Pantano che al Tour ha dato battaglia su tutti i traguardi in alta quota, partendo da lontano. Attenzione agli olandesi con Wouter Poels uno dei gregari più decisivi nel Tour appena concluso e a Mollema che porta con se la Clàsica di San Sebastiàn in cui si è divorato l’embatido Valverde. 1990, annata d’oro per il ciclismo del futuro e Romain Bardet già protagonista al Tour sarà il capitano della Francia, patria del ciclismo che conta.