Un finale di stagione ciclistica mai così emozionante ha scandito lo scorrere di questi ultimi dieci giorni. Il nostro calendario nazionale sempre più valorizzato dai grandi campioni di lustro internazionale ed i nostri campioni e le nostre giovani promesse hanno regalato al pubblico italiano una vera e propria esplosione di passione ed emozioni.

Il riscatto di Giovanni Visconti
Il siciliano ha scelto la penultima scalata al San Luca per attaccare in maniera decisiva senza attendismo ma con la grinta che lo ha sempre contraddistinto nelle sue condotte di gara, come quella volta sul Galibier al Giro 2013. Ha saputo dare la giusta forza alla sua azione da guadagnare un distacco decisivo seppur non enorma il quale però gli ha permesso di arrivare in solitaria vincendo e soprattutto convincendo. Alle calcagna non aveva corridori di secondo piano ma scalatori di razza e campioni di livello internazionale come Thibaut Pinot, Diego Rosa, Domenico Pozzovivo, Rigoerto Uran, Gianni Moscon e molti altri. L’importanza di questa vittoria è estata fondamentale per Giovanni vista la stagione sottotono per molteplici motivi e anche un po’ di sfortuna. Nibali, capitano della Bahrain Merida, sa di poter puntare su uno scudiero con i gradi e la classe del grande campione che da finalizzatore si sta trasformando a uomo da grandi salite proprio quelle dove Vincenzo disegna i suoi capolavori e dove Giovanni sa di poter dare un grande aiuto.

Il primo lampo di Vincenzo
Un’altra grande classica del nostro calendario sono le Tre Valli Varesine. In questa edizione le emozioni sono state tutte riservate al finale al cardiopalma con un Thibaut Pinot e un Vincenzo Nibali all’arrembaggio perchè sanno che devono inventarsi qualcosa per alzare le braccia sotto il cielo di Varese. Un attacco da finisseur è quello del siciliano e del francese ma vengono raggiunti in Via Sacco da Geniez e da Ulissi così ci si gioca tutto allo sprint finale. Il più temuto è Ulissi perchè veloce e perchè capace di attacchi fulminei di rara classe critallina, ma è questa rarità che lo fa spesso rimanere a bocca asciutta anche negli arrivi a lui più congeniali. É volata a tre: Pinot, Geniez e Nibali! Vincenzo si prende il centrostrada ma è Geniez della AG2R a spuntarla con un urlo che rende l’idea di cosa voglia dire la soddisfazione di battere lo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali. Ulissi è quarto, paga il massimo sforzo per rientrare su Pinot e Nibali e così a causa del non farsi trovare pronto per l’ennesima volta perde l’occasione di vincere una delle classiche “monumento” della storia del ciclismo.

Rigoberto Urán, che numero alla Milano-Torino
Aveste dovuto sentire l’entusiasmo dei colombiani quando, nella seconda e decisiva scalata a Superga, Rigoberto Uran ha pestato sul 53/19-21 come un forsennato scavando un divario tanto importante quanto decisivo per la vittoria finale. Alaphilippe ha provato ad anticipare tutti nella prima scalata ma è stato ripreso appena terminata la discesa così la bagarre si è scatenata alle prime rampe della seconda scalata. Tutti i migliori scalatori erano presenti al via: da Pozzovivo a Adam Yates, da Pinot al nostro Fabio Aru, da Diego Rosa a Nairo Quintana. I numeri parlano chiaro dopo più di 200 chilometri una scalata già effettuata e fare la seconda in 13’51” è roba per veri campioni come d’altra parte recita l’albo d’oro della classica più antica giunta alla 98* edizione.

Il Lombardia di Nibali è da Campionissimo
Il Giro di Lombardia, altrimenti conosciuta come la Classica delle foglie morte, è la classica monumento che termina ufficialmente la stagione del grande ciclismo che conta veramente. La Bahrain Merida “priva” del prezioso contributo di Franco Pellizzotti non ha fatto corsa dura da subito anche se non si sono tirati indietro soprattutto sulla famigerata Colma di Sormano, con un Antonio Nibali messo alla frusta. La corsa di rimessa ha valorizzato la classe da finisseur da classiche di un giorno di Vincenzo Nibali che proprio sul Civiglio, attaccato alle ruote del coraggioso e temerario transalpino Thibaut Pinot, della FdJ, scrive una splendida pagina di ciclismo e del Giro di Lombardia attaccando proprio quando il francese ha un attimo di “incertezza” nelle operazione delicata del rifornimento, cambio borraccia. Nibali fa il vuoto usando la testa ed il cuore accendendo il pubblico come pochi altri italiani sanno fare. É un campionissimo del nostro ciclismo e dalle sue vittorie tanti giovani corridori italiani dovrebbero imparare e per questo motivo è anche un grande patrimonio da valorizzare e difendere.

Questo finale di stagione ci ha regalato tantissime emozioni date da un calendario nazionale che ha rispolverato in buona parte, se non del tutto, i fasti di un tempo. Allo stesso tempo ci hanno lasciato tre nomi che sicuramente faranno parlare di se: Gianni Moscon, una stagione tanto bella quanto infinita in una conferma di tutta la sua classe, Jacopo Mosca, sul San Luca ha dimostrato tutto il suo valore, e Egan Bernal che ha davvero impressionato rimanendo sempre con i campioni e dimostrando tutto il suo potenziale a soli vent’anni.

La perla di Trentin
La Parigi Tours una di quelle storiche classiche che fanno parte del prezioso bagaglio del ciclismo europeo. In questa corsa che Matteo Trentin si riconferma, dopo la bellissima Vuelta, vincendo ed accettando una nuova sfida per il 2018: essere il capitano nelle classiche di un giorno della Orica Scott. Era ora che Matteo mettesse a frutto tutto ciò che ha imparato da Tom Boonen e dalla squadra belga di Patrick Lefevere.