Il percorso fa discutere? Strano, non succede mai!

Milano. La presentazione del Giro è attesissima perché la corsa rosa negli ultimi anni ha saputo regalare attraverso diversi campioni momenti indimenticabili di ciclismo soprattutto sulle montagne da sempre protagoniste della corsa più dura del mondo, come recita lo spot del Giro. Come tutti gli anni delle anticipazioni già si sapevano, come la partenza da Bologna o l’omaggio a Coppi con l’arrivo a Novi Ligure.

Si parte per un lungo viaggio che percorre lo stivale. Ecco, il primo spunto che fa discutere non poco: il Sud e le isole sono state dimenticate. Personalmente penso che gli organizzatori, i quali comunque hanno sempre dimostrato un’ottima capacità di conoscere a fondo il territorio italiano anche con le sue problematiche endemiche che riguardano la condizione delle strade e di comuni che devono comunque collaborare, anche economicamente, per l’ottima riuscita di una manifestazione di livello mondiale, molto diversa da quella che rappresentava il Giro in passato. Bologna, cronoprologo sul San Luca dove ci si gioca il Giro dell’Emilia in cui già saranno scoppiati i primi mortaretti per accendere la miccia della grande battaglia, probabilmente la prima fra Nibali e Aru (la grande rivalità che tutti attendono). Il centroitalia è protagonista della prima settimana con tanti arrivi caratteristici tra cui quelli di Fucecchio, quello di Frascati con traguardo da finisseur in leggera ascesa, poi la tappa da Cassino (teatro simbolo dei bombardamenti nella II Guerra Mondiale) a San Giovanni Rotondo, infine la tappa che costeggia l’Adriatico risalendo il paese fino a Pesaro.

Le tappe del Campionissimo, la prima arriva a Novi Ligure. Attenti, di campionissimo nella nomenclatura del ciclismo rientra non solo il leggendario Fausto ma anche il fortissimo Girardengo, i due uniti dal mitico massaggiatore cieco Biagio Cavanna, proprio di Novi Ligure, il quale li ha scoperti e lanciati nel grande ciclismo mondiale facendoli diventare leggenda.

Le due tappe piemontesi: la Cuneo-Pinerolo, tappa che riporta alla memoria la più grande impresa di sempre e proprio al Giro, Fausto scaló in solitaria cinque colli alpini all’indomani della guerra con strade impervie rifilando 12′ a Gino Bartali. La delusione è stata però scoprire che non ci sarà nessuna di quelle montagne anzí, ad eccezione del passaggio sul Montoso, sarà una tappa relativamente facile. Peccato davvero. La seconda tappa piemontese avrà un notevole dislivello scalando il Col del Lys, Pian del Lupo e arrivo suggestivo al Lago Serrù direzione Nivolet. Piccolo inciso questa sarà la tappa che farà vibrare il cuore ad un grande uomo piemontese del nostro ciclismo, Giovanni Ellena, dell’Androni. La tappa valdostana tirerà una linea netta di un primo bilancio su chi si giocherà il Giro e chi sarà fuori dai giochi.

Il Giro però si deciderà su quattro montagne spalmate nelle ultime tappe, con la Cima Coppi sul Gavia ,oltre i duemiladuecento, e poi Mortirolo, la montagna di Pantani dove abbiamo ancora negli occhi lo show di Contador recuperando su Aru tutto il terreno perduto sotto gli attacchi Astana. Le altre due sono il Manghen e il Rolle che decideranno il Giro nella penultima tappa. Nomi e cime che fanno venire i brividi ad ogni appassionato e a cui tanti granfondisti regalano la loro fatica, la loro passione quindi la loro anima.

Verona è il teatro dell’ultima cronometro che evoca ricordi legati a Moser vincente, in rosa, battendo Fignon proprio varcando le arcate dell’Arena. Unico il teatro, unica la corsa ancora e sempre più avvolta in un colore, il rosa, che rende tutto unico come le magiche pagine della Gazzetta che con le sue cronache ha raccontato uno sport specchiato nel popolo che scende per strada per vedere i Campionissimi, gregari compresi in questo appellativo.