A pochi giorni dalla Milano Sanremo si sono concluse due importanti corse a tappe: la Parigi-Nizza e la Tirreno-Adriatico. Due corse che da sempre rappresentano uno dei più succulenti antipasti di Giro e Tour, in cui i grandi campioni mettono in bella mostra i galloni di capitano. Tutti o quasi sappiamo i risultati di tappa ma ognuno può trarne un bilancio e delle considerazioni diverse. Personalmente guardo a cosa ci lasciano nel loro complesso: due grandi “scuole di ciclismo”…

Iniziamo da un’analisi dei protagonisti, che oggi ci danno più spunti di riflessione. Innanzitutto, è necessario prendere consapevolezza di quanto sia diventata importante la “scuola di ciclismo” colombiana, la quale un tempo era circoscritta a ruolo di comprimario mentre da qualche anno, ma oggi più che mai, è protagonista su tutti i percorsi dalle grandi corse a tappe, con Nairo Quintana, Esteban Chaves, Sergio Henao e Jarlinson Pantano, senza dimenticare quel vecchio cagnaccio di Rigoberto Uran, alla velocità su pista e in volata con Fernando Gaviria, vero e proprio fenomeno. Restiamo sul focus iniziale, la Tirreno-Adriatico (detta anche la corsa dei due mari) ci ha consegnato un vero grande favorito per la vittoria finale del Giro d’Italia: infatti, nella tappa regina con la scalata al mitico Terminillo Nairo Quintana non ha indugiato ad attaccare in maniera determinata senza fare sconti a nessuno mettendo in croce i corridori nostrani che si sono limitati a gestire lo sforzo durante tutta la salita, un esempio per tutti Vincenzo Nibali che ha messo davanti tutta la squadra (Bahrain Merida) a tirare mantenendo alto ma costante il passo; tattica che scalatori puri come Nairo sanno come far saltare con semplicità. Un altro aspetto interessante che ha colpito, nella condotta di gara del piccolo grimpeur colombiano in forze alla Movistar di Unzue, è stato l’essere sempre davanti in gruppo evitando così di rimanere attardato a causa di una caduta nella pancia del gruppo soprattutto in quei frangenti in cui si viaggiava a velocità elevate verso traguardi in volata. Sembra un aspetto di poco conto nel ciclismo esasperato di oggi ma è fondamentale e soprattutto viene sottolineato dai cronisti perché spesso i grimpeur più esili faticano a rimanere nella prima parte del pelotòn, anche se a onor del vero dobbiamo dare merito a Bennati che pilota Quintana in maniera magistrale, come pochi al mondo saprebbero fare. L’altro grande protagonista è Sergio Henao che ha assunto i gradi di capitano nella Parigi Nizza e non ha deluso il Team Sky anche se ha dovuto lottare come un leone. Nelle ultime due tappe,infatti, ha dovuto vedersela con tanti avversari pretendenti alla classifica generale ma uno su tutti ha dimostrato di essere ancora un Campionissimo (appellativo “ciclistico” non scelto a caso), Alberto Contador. Nelle ultime due tappe el Pistolero ha cercato di far saltare il banco con un Jarlinson Pantano in una versione ben lontana da quell’immagine della nona tappa del Tour in cui taglia il traguardo di Andorra Arcalis con l’ombrellino: infatti Pantano ha dimostrato nelle ultime due tappe una grandissima condizione atletica e dedizione verso il suo capitano lanciando e rilanciando l’andatura ad ogni tornante scortando quel modo fantastico di andare in bicicletta di Alberto Contador che sembra danzare sui pedali sino a quando Contador stesso prende il toro per le corna nell’ottava tappa scattando a cinquanta chilometri dal traguardo scollinando in solitaria sulla Côte de Peille e scalando il Col d’Eze in compagnia di scomodi fuggiaschi, i quali diciamolo pure hanno approfittato del lavoro in salita di Alberto per poi beffarlo sul traguardo di Nizza (primo De La Cruz e secondo Contador) togliendogli così quei secondi preziosi di abbuono che sarebbero bastati per battere Sergio Henao, il quale ha dimostrato grande carattere e maturità tattica tanto da non farlo andare fuori giri e garantirsi così una prestigiosa vittoria contro un campione come Alberto Contador.

Se la scuola colombiana ormai è una realtà affermata anche quella francese sta diventando sempre più una fucina di talenti che hanno dimostrato in queste gare a tappe di essere importanti protagonisti e magari anche imminenti vincitori. Tre nomi su tutti: Julian Alaphilippe, che ha vestito e difeso con tutte le sue forze la maglia di leader alla Parigi Nizza; Arnaut Demare, ultimo vincitore della Sanremo nonché protagonista nelle volate alla corsa francese; e terzo, Thibaut Pinot, che sia alle Strade Bianche che sul Terminillo ha dato prova di essere in gran forma e sempre pronto ad attaccare senza indugi pur non avendo una grande squadra a sostenerlo.

Le speranze italiane per la Sanremo sono riposte quasi tutte in Sonny Colbrelli, della Bahrain Merida che ha dimostrato tutta la sua classe lanciando una volata lunghissima di rara potenza battendo rivali, senz’altro protagonisti sul traguardo di Via Roma (Sanremo), come Greipel, Degenkolb ed il francese Demare. Inoltre Colbrelli ha dimostrato di tenere bene su salite importanti dando così garanzie per eventuali attacchi sul Poggio.