gasparottoQuella che per tutti gli appassionati di ciclismo è la Campagna del Nord, un vero paradiso del pedale, per chi prende parte alle classiche monumento fra Belgio, Nord della Francia ed Olanda è un vero calvario. Già perché se i muri di pavè sono il primo campo di battaglia, l’inferno i corridori lo troveranno in mezzo alla foresta: la Foresta di Arenberg. Mentre la storia più remota della Roubaix ci consegna volti neri all’arrivo nel velodromo a causa delle miniere di carbone, celebri rimangono quelle di Serse (vincitore) e Fausto Coppi che si abbracciano nel velodromo trasformando la corsa in un affaire familiare, la corsa ed il percorso di oggi è frutto del “malvagio” ingegno di Jacques Goddet che affida ad un tagliatore di pietre l’incarico di cercare nuovi tratti di pavé. Così, Albert Bouvet, ne trova in cui le pietre misurano trenta centimetri e questo è quello che ci vuole per rendere la Roubaix unica e infernale.

La regina delle classiche monumento dal ‘77 parte da Compiégne, dove Giovanna d’Arco simbolo di Francia fu catturata nel 1430,ed in questa giornata i transalpini si fermano come a tornare ad assaporare la Primavera che arriva. Le bandiere di tutto il mondo sventolano nella Foresta di Arendberg, lungo i campi di barbabietole attorno a Mons-en-Pevèle e Carrefour de l’Arbre: questi sono i settori cruciali dove i Cannibali ( Eddy Merckx), i Monsieur Roubaix (Roger De Vlaemink) sono diventati grandi campioni ma soprattutto dove tanti italiani hanno trovato fortuna a partire dallo sceriffo Francesco Moser unico ad aver vinto per distacco per tre volte e per rendere l’idea delle impresa appena terminata la premiazione con i fiori ancora in mano esclamò “DOPO L’INFERNO VOGLIO UN CUBO DI PAVЀ” e così nacque il premio di oggi. Ma la Parigi Roubaix è soprattutto la corsa di FRANCO BALLERINI, che in sella alla sua Colnago in carbonio, che secondo i più non doveva neanche arrivare al traguardo ed invece il genio italiano di Ernesto Colnago e la forza unica del Ballero sulle pietre portò, il compianto ex ct della nazionale, a trionfare in solitaria per distacco facendo esclamare a Vittorio Adorni: “Questa è la Nona di Ballerini”.

La Roubaix del 2016 è stata innanzitutto la giornata perfetta dell’australiano Matthew Heiman il trentasettenne corridore dell’Orica Greenedge dopo avePavé_Franco_Ballerinirla seguita per quindici anni riesce a conquistarla battendo Tom Boonen che ha dovuto dire addio al record di vittorie nell’intento di superare Roger De Vlaemink. Questa è una giornata speciale anche per Fabian Cancellara che onora le classiche monumento lottando come un leone anche contro la sfortuna che si concretizza nelle cadute nei momenti cruciali della corsa ma entrando nel velodromo di Roubaix tutti lo incitano ed un intero settore è a lui dedicato perché nella leggenda della Roubaix c’è posto per la Locomotiva di Berna con le sue imprese e tre vittorie maestose.

Ora la campagna del nord si sposta nelle Ardenne con il primo atto che si è svolto sulle strade olandesi dell’Amstel Gold Race dove il fiume Amstel fa da cornice in una delle salite simbolo del ciclismo: il Cauberg, nella città di Valkenburg. In questa città dove si disputò il mondiale di ciclismo nel ’48 e Coppi e Bartali si annullarono ritirandosi, scrivendo così comunque una pagina di ciclismo, la settima vittoria italiana è di Enrico Gasparotto che con grande esperienza riesce a raggiungere Tim Wellens proprio sul Cauberg per poi battere in volata Valgren e dedicare al compagno Antoine Demoitié, scomparso prematuramente alla Gand Wevelgem, una vittoria molto importante per il “piccolo” Team Wanty.