Il grande carrozzone del terzo evento sportivo più seguito al mondo, il Tour de France, ha preso il via da Düsseldorf. La Grand Depart che i francesi concedono agli stranieri solo a chi possa permettersi cifre veramente da capogiro: la Germania ha sborsato qualcosa come 4 mln. di euro circa (ndr. se non ricordo male).

 

I protagonisti…

Un assioma, quasi assodato, del ciclismo dice che il Tour sia l’Università del ciclismo. Ognuno ha il suo obiettivo dalla Maglia Gialla di leader della generale alla tanto ambita, soprattutto dai transalpini, Maglia a Pois nonché la Maglia Verde della classifica a punti. Iniziamo proprio dal borsino dei pretendenti alla maglia con le cifre H.D. (quella gialla, Henri Desgrange): il Team Sky grazie ad una vera propria corazzata al servizio di Chris Froome è il favorito, il quale quest’anno ha modificato il modo di allenarsi rendendolo più umano stando “anche” con la famiglia per brevi periodi; in seconda battuta, troviamo Nairo Quintana il quale forte di una squadra esperta e guidata da un “vecchio” santone del ciclismo come Eusebio Unzué e da un campionissimo come Alejandro Valverde (ndr. ritirato dopo una rovinosa caduta nella prima chrono d’apertura) che sa come vincere su ogni terreno e durante tutto l’anno; in terzo luogo, troviamo due comprimari come Richie Porte e Alberto Contador che alla vigilia risultano per diverse motivazioni, per età o per non aver mai vinto grandi giri di tre settimane, un gradino sotto ai due grandi favoriti (almeno sulla carta, non sulla strada). I due francesini Thibaut Pinot e Romain Bardet, invece, hanno dimostrato di essere eccellenti corridori ma certo non ancora a livello della grandeur della tradizione ciclistica francese. Non abbiamo citato il nostro Fabio Aru in quanto i francesi de L’Equipe non lo prendono neanche in considerazione fra i pretendenti alla vittoria finale e io, provocatoriamente, mi attengo a questa linea poi capirete il perché.

La maglia a pois rimane una vera incognita soprattutto negli ultimi Tour de France in quanto rimane l’obiettivo primario per tanti fuggitivi di giornata che spesso veri grimpeur non sono ma vanno a caccia dei punti preziosi per portarla a Parigi.

I velocisti, invece, si contendono la maglia verde in volate spettacolari tanto più quest’anno in cui sono presenti davvero tutti i più forti sprinter del mondo dai tedeschi Kittel, Greipel e Groenewegen al britannico Mark Cavendish ai francesi Demare, campione nazionale, e Bohuanni nonché dulcis in fundo il campione del mondo Peter Sagan.

 

Il caso della prima settimana…

La prima settimana da sempre è stata quella dedicata ai velocisti ed alle grandi volate e mai come quest’anno sono state così roventi. Kittel, della Quick-Step Floors, è il dominatore quasi incontrastato mentre Sagan e Demare si sono spartiti i traguardi di Longwi e Vittel.

La quarta tappa è stata quella che ha segnato profondamente questa edizione del Tour in quanto è stato prima declassato e poi espulso dalla Grande Boucle il campione del mondo, Peter Sagan. La vicenda si è svolta in piena volata quando Sagan conquistata la posizione l’ha difesa aprendo il gomito destro chiudendo così ogni spazio a Mark Cavendish, che da buon pistard stava per sfruttare. La conseguenza è stata una rovinosa caduta del campione britannico ad alta velocità.

La giuria del Tour de France ha deciso di squalificare Peter Sagan togliendo così dal gruppo una maglia tanto importante quanto affascinante come quella iridata ed allo stesso tempo colui che negli ultimi anni ha sempre portato a casa la maglia verde regalando spettacolo in fughe rocambolesche e tenendo duro sulle più arcigne salite alpine e pirenaiche. Il mondo del pedale con voci più o meno autorevoli si è scatenato ed il dibattito sui social network si è infiammato fra due posizioni diametralmente opposte, chi sta con Sagan e chi contro il campione del mondo (almeno nel gesto).

Personalmente credo che Sagan abbia difeso la posizione conquistata in quel modo, aprendo il braccio con “mestiere”, nel contesto di una volata concitata perciò sarebbe stata opportuna una penalizzazione, anche pesante, ma non la squalifica (misura sicuramente eccessiva legata al contesto).

 

Fabio Aru trionfa a la Planche des Belles Filles…

Il grande Adriano De Zan avrebbe detto: “è una rasoiata”. Già perché il primo arrivo in salita dei tre in programma in questo Tour 2017 è terreno fertile per grimpeur puri come Fabio Aru che trionfa staccando tutti a 2,4 km dall’arrivo. Il campione sardo del Team Astana ha messo tutti d’accordo su chi in salita va più forte: in primis ha staccato il Team Sky che stava facendo il forcing controllando la corsa e poi ha messo d’accordo tutti i capitani delle altre squadre che non hanno saputo rispondere a questo attacco frontale. Non solo, come detto sopra Fabio Aru si è preso anche una rivincita sui giornalisti del L’Equipe che non lo annoverano fra i favoriti e grandi protagonisti.

Fabio è riuscito a staccare tutti e mantenere il distacco anche nelle rampe più dure vicine al traguardo in cui il rischio di “piantarsi” o esser raggiunto era alto. É stata una vera vittoria di rara classe cristallina

La bandiera dei quattro mori sventola anche su la Planche des Belles Filles mentre il cavaliere dei quattro mori toglie l’armatura e sfoggia una splendida Maglia a Pois!