La conquista del quarto Tour de France da parte di Chris Froome lo porta ad essere il prossimo ad entrare dalla porta principale della leggenda della Grande Boucle. Infatti, si citano campioni del calibro di Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain tutte le volte, o quasi, che si cita il nome del keniano bianco del Team Sky.

Il dibattito tra gli appassionati di ciclismo è più che mai aperto sul fatto se Froome sia un grande campione o ancor meglio se sia davvero il più forte corridore nelle grandi corse a tappe, come dimostrano i quattro Tour in bacheca. Questo aspetto se per i tifosi è di primaria importanza per il Team Sky di David Brailsford passa in secondo piano perchè in fondo a proprio modo la corazzata britannica ha dimostrato di essere un vero gruppo cementato attorno al proprio capitano e questo porta a tutti i risultati che le altre squadre non riescono a raggiungere per diverse motivazioni. I capitani delle altre formazioni rimanevano completamente isolati nei momenti decisivi mentre Froome poteva contare su un blocco di capitani, in qualsiasi altra squadra, i quali lo hanno scortato dalla Grande Départ ai Campi Elisi. Kwiatkowski e Landa fidi scudieri sulle grandi montagne scortandolo fino a quando le forze venivano a mancare ed erano costretti a mettere piede a terra, com’è successo al polacco; mentre il basco ha messo da parte i sogni di gloria per il suo capitano tanto che per un secondo è rimasto fuori dal podio. Egli però sembrava non sentire la catena, come si dice in gergo, in salita sfilando ad esempio a la Casse Deserte in solitaria preparando il terreno per il decisivo attacco del proprio capitano in cima all’Izoard.

Forse mai come quest’anno sembrava battibile Froome anche per il tracciato con molte montagne, anche se pochi arrivi in salita (solo tre), e pochi chilometri a cronometro. Un Tour disegnato per i grimpeur insomma. Certo per far la differenza (nell’ordine dei minuti) in salita nel ciclismo di oggi dimostrare classe e coraggio attaccando da lontano provando a far saltare il banco, anche se non è certo facile. I due tapponi alpini, soprattutto sul passaggio al Galibier e l’arrivo sull’Izoard, sembravano poter essere il momento decisivo per far scattare eventuali alleanze fra Bardet, Aru e Uran per battere Froome che, invece, non ha nemmeno per una volta dovuto sfoggiare la sua celeberrima frullata. L’unica prova di forza è stata sul Mont du Chat quando ha dovuto rispondere all’attacco di Aru dopo una guaio meccanico ed una foratura, in quell’occasione è prontamente rientrato scatenandosi in salita. L’immagine impietosa di Froome che quasi riacciuffa Bardet nella cronometro finale di Marsiglia rende l’idea di quale sia il gap da colmare.

Insomma ci vuole ben altro per vincere il Tour sotto il regno di King Chris!