Il Giro n° 100 finalmente scalda i muscoli ai big della classifica generale, dopo la tappa dell’Etna che non ha regalato battaglia e distacchi sostanziali ai fini della classifica generale. Ѐ in questo articolo che vogliamo raccontarvi come è andata sui primi impegnativi arrivi in salita dello stivale: sul Blockhaus e ad Oropa.

“Con quel cognome non potrà mai diventare un Campione”, così dicevano alcuni giornalisti nel 1967 di un certo Eddy Merckx che in quel Giro confezionò una delle sue imprese storiche, da vero grimpeur. Il Blockhaus era la montagna da scalare e molti vedevano in lui il classico passista veloce che viene dal Belgio senza saperne il vero valore. Se ne accorse Italo Zilioli che venne letteralmente staccato e tolto di ruota da quel giovanotto in maglia Peugeot. La storia di ieri e quella di oggi su questa grande e leggendaria vetta del giro nella sua edizione numero cento convergerà nel versante di Rocca Morice…

La corsa scorre veloce e la fuga andata via sin dai primi chilometri viene controllata dagli uomini Movistar, ma nomi illustri sono davanti (Montaguti, Luis Leon Sanchez, Marco Marcato e Busato). Un secondo gruppo vede Rolland (Cannondale Drapac) e Modolo (UAE Emirates) all’inseguimento. Ai meno 36km i fuggitivi galleggiano attorno al minuto mentre il gruppo si avvicina inesorabilmente fino a quando ai meno 20km la fuga di giornata viene neutralizzata. Gorka Izaguirre (Movistar) in testa detta il passo e mette in fila il gruppo fino ai meno 15km quando inizia la salita e subito succede l’irreparabile: una moto della polizia si ferma sul ciglio della strada ed il gruppo lanciato a ritmo sostenuto la tampona letteralmente. L’incidente mette fuori dai giochi l’intero Team Sky anche se ripartono quasi subito l’uno dopo l’altro ma rientrare sembra un’impresa d’altri tempi e Geraint Thomas con Landa ognuno del suo passo tentano l’impossibile tra non poche sofferenze, il gallese scortato da Diego Rosa. Il forcing degli uomini Movistar semina le prime vittime: Adam Yates (Orica Scott) e la maglia azzurra, conquistata sull’Etna, Jan Polanc del Team UAE Emirates. Il gruppo è guidato da quattro uomini Movistar e due della Bahrain Merida, nella fattispecie sono Anacona e Amador a portare in carrozza Nairo Quintana mentre Bob Jungels (Quick Step Floor), Pellizzotti (Bahrain Merida) e T.J. Van Garderen si staccano arrivando al tratto più duro, intorno al 10% -11%. Gli attacchi non si fanno attendere molto perché ai meno 6.5 Nairo Quintana attacca, uno scatto secco da grimpeur puro, al quale Nibali e Pinot rispondono prontamente portandosi davanti per tenerlo sotto controllo ma il secondo scatto di Quintana, ai meno 5.9 km, è micidiale e solo la classe dello Squalo dello Stretto,  Vincenzo Nibali, gli permette di rientrare usando la testa più che le gambe. Il bilancio è impietoso: Kruijswijk va alla deriva mentre Geraint Thomas limita i danni. A 5.3 km dall’arrivo parte Quintana ma non fa la differenza è solo allo scatto numero quattro che il condor, Nairo Quintana, si abbatte sulle prede ferite nelle rampe più dure al 14%. Fa letteralmente il vuoto e ai meno 3.8km il vantaggio è di 11” mentre ai meno 3.5 scatta anche Pinot e Nibali sale del suo passo gestendo la gamba mentre Tom Doumulin (Giant Sunweb) e Bauke Mollema (Trek Segafredo) lo raggiungono e lo staccano raggiungendo poi anche lo scalatore transalpino della Fdj, Thibaut Pinot. All’arrivo Nairo Quintana trionfa da vero mattatore del Blokhaus e i telecronisti colombiani già lo hanno ribattezzato Naironman. Nibali perde 59” dal suo avversario più diretto alla vittoria della Corsa Rosa.

La salita al Santuario di Oropa

Tanti ricordi scorrono nella mente dei tifosi del pedale ma soprattutto quelli che in Oropa ricordano quella grandissima rimonta che fece Marco Pantani dopo quel salto di catena che lo lasciò in panne ai piedi della salita ma allo stesso tempo ha permesso di scrivere un’altra pagina leggendaria nella Storia del Pirata e di quella Mercatone Uno che tanto ha fatto sognare i tifosi italiani. Oggi ai piedi della salita a ricordare proprio quel salto di catena il Giro ha dedicato un cartello con il volto sorridente di un Campionissimo che ci ha lasciato troppo presto lasciando ai tifosi quelle gesta, su quelle strade. La partenza da Castellania, paese natio di Fausto Coppi, invita i corridori a regalare forti emozioni e così è stato. La fuga di giornata sciolta nelle risaie, intorno al trentesimo chilometro dall’arrivo, è il presagio di una “battaglia feroce” su una salita che con quindici cambi di pendenza ha una pendenza massima del 13%. L’ingresso nella città di Biella è fatto “a tutta” con il gruppo che viene guidato dalla Trek Segafredo e da Battaglin all’imbocco della salita. Il gruppo esplode con lo scatto deciso di Diego Rosa (Team Sky) ma è subito Izaguirre (Movistar) ad inseguire mentre il gruppo viene controllato proprio dagli uomini di Nairo Quintana. La Movistar è implacabile con Anacona in testa che raggiunge Diego Rosa con un forcing indiavolato mentre Nibali scruta Nairo Quintana dalla quarta posizione. Provano a ripetizione Igor Anton (Dimension Data), Yates (Orica Scott) e Pozzovivo (AG2R) ma è Franco Pellizzotti, il delfino di Bibione a chiudere facendo un lavoro di gregariato encomiabile. I big della generale sono tutti lì fino ai meno 4km quando Nairo Quintana scatta e Doumulin si muove in prima persona per chiudere immediatamente. La pendenza si fa dura oltre il 10% e Nairo Quintana va alla grandissima con Pinot Kruijswijk e Pozzovivo ad inseguire mentre Doumulin gestisce ottimamente le energie fino a raggiungere e superare Nairo Quintana, nel momento in cui la strada spiana sul pavè davanti alla Basilica di Oropa, per poi trionfare e garantirsi oltre alla vittoria anche un posto nella leggenda ovvero l’intitolazione dell’ultimo chilometro della Salita di Oropa.