I Girini, come venivano chiamati nell’epoca del ciclismo eroico, sono ormai alla terza settimana di questa centesima edizione di Giro d’Italia. La settimana decisiva, quella della resa dei conti per i campioni che si sfidano per la conquista della Maglia Rosa. Nella Storia della corsa rosa sono sempre le grandi montagne, le Alpi piemontesi che profumano di Tour o le Dolomiti. Quest’anno però c’è un’incognita in più all’ombra de “la Madunina”: la cronometro di 30 km, circa, da Monza a Milano (p.zza Duomo). Andiamo con ordine per rivivere le grandi emozioni di questa ultima e decisiva settimana…

Il Mortirolo ed il doppio Stelvio.

Ѐ la tappa più attesa, con la Cima Coppi (lo Stelvio) e la Cima Scarponi (il Mortirolo. Per ricordare l’Aquila di Filottano, Michele Scarponi, l’organizzazione ha deciso che il Mortirolo quest’anno sarà dedicata a Michele (tralascio volutamente le sterili polemiche sul fatto che fosse la montagna di Marco Pantani). La cronaca di corsa segnala in fuga uomini chiave nell’economia della corsa, soprattutto i due uomini Movistar in appoggio a Nairo Quintana, ma anche l’uomo simbolo del Team Astana (per quanto abbia lottato durante tutto il Giro): Luis Leon Sanchez. Doveroso il suo passaggio in testa al gruppo, nonostante ci fossero in palio un bel po’ di punti ma questa è la grande famiglia del Giro ed il gruppo non dimentica, mai! Gli uomini in fuga passano per la prima volta a Bormio, sul traguardo, con quasi tre minuti di vantaggio sul gruppo. La prima scalata allo Stelvio inizia a -87km dal traguardo: tre uomini del Team Movista conducono l’andatura mentre Dumoulin e Kruijswijk rimangono isolati. Col passare dei tornanti anche il Team Sky collabora facendo bel forcing con l’irlandese Deignan ed anche Nibali rimane isolato mentre Pinot e Mollema possono contare ancora su uno o due gregari. La Cima è colma sia di neve che di grande pubblico che regala uno spettacolo unico agli appassionati ed agli otto fuggitivi che si accingono a scollinare ma è Mikel Landa (Team Sky) che allunga insieme ad Igor Anton (Dimension Data). La Cima Coppi viene conquistata dallo spagnolo del Team Sky mentre la discesa lungo il versante altoatesino vede Andrey Amador della Movistar, nel gruppo principale, allungare. La discesa spezza il gruppo in più tronconi mentre il D.S. del Team Sky David Cioni al microfono di Andra De Luca sentenzia: “chi ha gambe ha gambe sull’ultima salita” dando ad intendere che per chi non avrà abbastanza energie sarà durissima se non un calvario. L’ultima erta di giornata, il “secondo Stelvio” impropriamente detta, è quella del Umbrail Pass o Giogo di Santa Maria: Anacona, uno dei principali alfieri in salita di Quintana, si stacca prima di inizio salita mentre Tom Dumoulin, a causa di una probabile assunzione di troppe maltodestrine o sali minerali, ha dovuto espletare impellenti esigenze fisiologiche (ormai arcinote). Dopo una prima fase di incertezza mista ad attesa, dettata dal fair play, Franco Pellizzotti, il delfino di Bibione, guida il gruppo scandendo un forcing che fa veramente male in favore di Vincenzo Nibali. Tom Dumoulin si difende come un leone nonostante la faccia non sia delle migliori e giunti ai -20 km dal traguardo, poco prima dello scollina mento, è lo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali, ad affondare i denti lasciando Quintana, Pozzovivo e Zakarin ad inseguire. Come sul Colle dell’Agnello Vincenzo Nibali prima allunga e poi stacca, quasi tutti, sempre nello stesso punto, sulla Cima Coppi del Giro d’Italia. Resiste solo il Condor colombiano Quintana che sopra i 2000 si sente come a casa. Nel mentre gli olandesi gestiscono le energie salendo del proprio passo, dal giovane Bob Jungels a Tom Dumoulin che lotta come un leone tenendo un distacco che si aggira intorno al minuto e dieci secondi. L’attacco di Nibali incendia la folla dello Stelvio ed al suo inseguimento c’è sempre Nairo Quintana, mentre un ottimo Pozzovivo in compagnia di Zakarin reggono. La discesa verso Bormio è interpretata da Vincenzo come un vero campione, si getta su ogni tornante a rotta di collo mentre Landa, prima in testa, viene inesorabilmente raggiunto. L’impresa è nell’aria e il colpo di classe non poteva farsi attendere così Vincenzo per non bagnare le ruote, a causa di un rigagnolo di neve sciolta che bagna l’asfalto, fa un balzo sollevando letteralmente la bici da terra. Arrivati a Bormio, la tappa ce la si gioca in volata Landa contro Nibali ed è solo all’ultima curva che Vincenzo regala la prima, e col senno di poi l’unica, vittoria italiana al Giro 100.

Il Tappone Dolomitico.

La tappa decisiva per mettere in croce i passisti o chronoman è arrivata. Quattro sono i passi da scalare in una tremenda sequenza: Pordoi, Valparola (alias Falzarego), Gardena, Pinei. Il finale è in salita con il GPM di Pontivens. La corsa corre sulle strede della leggenda, già proprio quel Pordoi che divise Coppi e Magni per presunte spinte irregolari in favore di Fiorenzo, ma ormai anche questo rimane nella Storia leggendaria di un ciclismo eroico dove le rivalità erano tanto accese quanto la passione per il ciclismo. Come dimenticare, poi, l’impresa nel Giro del ’91 sul Pordoi di Coppino, Chioccioli. Tornando alla cronaca di corsa già sul Pordoi la fuga prende il largo controllata dagli uomini Sky che vogliono ben figurare dopo l’uscita dalla classifica generale dopo la tappa del Blockhaus. Diego Rosa scandisce il passo sia sul Pordoi che sul Falzarego garantendo un vantaggio di 1’ 58’’ sul gruppo Maglia Rosa. Omar Fraile scollina per primo sul Falzarego mentre la Movistar e l’Orica-Scott controlla la fuga tenendo il vantaggio intorno ai 2 min. Le prime rampe del Gardena sono letali per Bob Jungels, giovane capitano della Quick Step Floors. Il forcing della Movistar isola Tom Dumoulin, si sale ai 27 km/h con Izaguirre e Pellizzotti che incalzano ad ogni pedalata mentre davanti uno splendido Diego Rosa spiana anche il Gardena. Nota tecnica: Sergio Henao (Sky) e Yates (Orica Scott) salgono col 52/28. Ai -53km, quasi in cima al Gardena, scatta Nairo Quintana è una fucilata e dopo poco parte anche Nibali, sembra una Santa Alleanza per far saltare il banco. Dumoulin sale molto forte, col gruppo a ruota, fino a rientrare su Vincenzo e Nairo. Nella discesa il gruppo è allungatissimo e Dumoulin sembra rimanere attardato così Quintana con l’ausilio degli Orica-Scott conquistano 200m. Mancano 30 km quando il vantaggio dei fuggitivi si aggira sui 25’’ e Diego Rosa termina esausto il suo nobile lavoro di gregario. La Salita verso Pontivens, l’ultima di questa durissima tappa, è aggredita dagli uomini della Movistar mentre davanti Mikel Landa e T.J. Van Garderen. Ai -8km i due fuggitivi hanno un vantaggio di 1’07’’ mentre Dombrowki e Villella sono a 34’’ dal gruppo maglia rosa. Il ritmo non è altissimo, tutti i big di classifica si controllano. Anacona (Movistar) e Kiserlovski (Team Katusha) allungano. Richenbach della Fdj di Thibaut Pinot si incarica di fare il forcing in testa. Nessuno riesce a fare la differenza nemmeno Quintana sul suo terreno, la salita. Nibali rompe gli indugi ai -4,7km e Dumoilin risponde, riprendendo subito Vincenzo, dando un vero segnale di forza e controllo della corsa. Dumoulin parte stacca tutti e sono Quintana e Pinot a riuscire a tenere le ruote dell’olandese. Davanti si lotta sul traguardo di Ortisei con un arrivo al cardiopalma tra Landa e Van Garderen, quest’ultimo trionfa di nuovo in volata il povero Mikel Landa nuovamente beffato dopo Bormio. Tra i big nulla cambia Nibali Quintana e Dumoulin arrivano insieme. Da sottolineare la grandissima prova di Domenico Pozzovivo che ha lottato come un leone su tutti i passi sin sul traguardo Ortisei dopo aver letteralmente spianato il Pontivens da vero campione.

La cronometro.

I giorni che hanno anticipato la cronometro Monza-Milano sono stati molto intensi anche se i big erano veramente con le energie al contagocce. A Piancavallo e sul Monte Grappa e sulla Foza il copione è stato molto simile: Quintana, Nibali e Pinot hanno cercato di mettere in tutti i modi “in croce” un corridore che ha dimostrato una classe infinita per l’uso della testa, la gestione di gara nonché la potenza espressa salendo del suo inesorabile passo. Leggendo articoli e commenti su Dumoulin, uno mi ha colpito quello di Roberto Petito (ex corridore professionista): “Tom Dumoulin, l’Indurain moderno”. Se ci pensiamo è proprio così Miguelòn non aveva lo scatto del giovane Pantani sul Mortirolo e neanche lo “spirito dell’impresa” come Chiappucci ma del suo tremendo ed inesorabile passo vinse tutto quello che c’era da vincere confezionando dei veri capolavori, soprattutto a cronometro. L’ultima tappa da Monza a Milano 29,6 km terreno buono solo per gli specialisti come la farfalla di Maastricht: Tom Dumoulin. La sua Giant montava rapporti fino al 58/11, che certamente non ha mai spinto, funzionale a tenere la catena sempre ben tesa sul 58/13-14 senza che avesse un minimo attrito. Per lui è stata una passerella anche se arrivato nel centro abitato di Milano non ha preso pochi rischi. Nibali e Quintana poco hanno potuto fare se non veder svanire ogni velleità di impresa alla Moser nel Giro ’84, quando all’ultima tappa a cronometro trionfò all’arena di Verona strappando la Maglia Rosa a Fignon. Una buona cronometro da parte di Vincenzo gli ha permesso di salire sul podio ai danni di un Pinot, campione transalpino di specialità, molto sotto le attese. Nairo Quintana limita i danni e conserva la seconda posizione mentre…

Tom Dumoulin entra nella Storia del Giro come primo olandese a portare a casa il Giro d’Italia.