14594239464_eb144cc67e_bLa tanto temuta cronometro di 60 km da Treviso a Valdobbiadene ha visto il trionfo di Vasil’ Kiryenka. Anche se è da sottolineare l’assenza degli specialisti e tanti favoriti hanno lasciato a desiderare. Questo è uno dei punti rilevanti: già perché tutti attendevano una grande prova di Uran e Porte che avrebbero dovuto combattere per la vittoria di tappa e guadagnare sugli scalatori ed invece perdono ogni speranza per la vittoria finale, con un ritardo di +4’14’’ per Uran e +8’52’’ per il tazmaniano del Team Sky.

Chi ha lasciato veramente il segno in questa crono lunghissima è Alberto Contador. Lo spagnolo ha dimostrato di essere un grande campione con una bici modificata per via della lussazione alla spalla è riuscito a scrivere una delle più belle pagine della sua carriera, giunta all’ultimo capitolo della sua storia al Giro d’Italia (come annunciato ai microfoni de “Il processo alla Tappa”). Vedendolo pedalare con cotanta grinta il primo pensiero va ad un altro campione Eddy (il cannibale) Merckx, di un’altra epoca ?“Forse”, ma Alberto ha dimostrato, oggi 23/5/2015, di avere i numeri dei campionissimi di altri tempi. Ben poco ha potuto il sardo dell’Astana, Fabio Aru, che anche se sospinto da ali di folla ha dovuto cedere 3” al km nella seconda parte (con qualche “mangia e bevi”, come dicono i toscani) che doveva essere a lui più congeniale, accumulando così 2’47” al termine della crono.

Iniziate le salite, si infiamma la battaglia fra el Pistolero Contador e Aru il quale dovrà rimontare proprio sulle strade di Marco Pantani. All’arrivo di Madonna di Campiglio (per la precisione 3km sopra il centro della località turistica) inevitabilmente la mente vuole fuggire da quelle immagini con un Pirata circondato da Carabinieri, o per quanto mi riguarda ricordare solo le gesta sportive con l’arrivo in solitaria dopo aver seminato anche il più ostico degli scalatori colombiani (Hernàn Buenahora); poi, nella tappa di martedì che dopo il giorno di riposo propone il tappone con Aprica e Mortirolo e ci fa volare alla consacrazione del Pirata.

PICCOLA DIGRESSIONE. Il 5 giugno 1994 si corre la tappa più dura del Giro, 195 km di pura montagna: la maglia rosa è sulle spalle di un russo, Evgenij Berzin, ma la Carrera di Chiappucci è decisa a far saltare il banco. El diablo (Chiappucci) scatta sullo Stelvio ma viene controllato, tutti attendono Miguelòn Indurain ma scatta Marco Pantani (gregario di Chiappucci). Il romagnolo ha già vinto il giorno prima, la sua prima da professionista, scattando ad un chilometro dal passo di Giovo ed arrivando in solitaria a Merano, ma la tappa più dura con Mortirolo e Aprica è pane per i denti di Marco Pantani così anche sua maestà Indurain deve abdicare a quello scricciolo della Carrera che in salita va come una moto spingendo dei rapporti impossibili. Ѐ così che Pantani conquista alla sua prima stagione il secondo posto in classifica generale con imprese da vero campione e scorrerie da vero pirata.14621590418_8dae7e46a1_o

TORNIAMO AL GIRO 2015. Fabio Aru, il ciclismo italiano e l’orgoglio sardo sosterranno il campioncino dell’Astana nella lotta per la vittoria finale di un Giro che nella penultima frazione arriva al Colle del Sestriere passando dallo sterrato del Colle delle Finestre, dove il vincitore della cronometro di oggi è proprio quel Vasil’ Kiryenka che vinse nel 2011, e Fabio Aru (sempre ai microfoni de “Il processo alla Tappa”) ha messo il cerchiolino rosso su quel sabato 30 maggio decisivo.