sagIn quel fazzoletto d’Europa dove la rivalità fra Valloni e Fiamminghi è sinonimo di lotta e riscatto sociale, dove il riconoscimento della lingua fiamminga come ufficiale coincide con la conquista dei diritti e dell’uguaglianza. Oggi, però, il Belgio scosso dalla minaccia terroristica non si ferma e sia i Leoni (fiamminghi) che i Galli (valloni) si riversano sui 255 km della centesima edizione del Giro delle Fiandre.

La passione della bicicletta, che in terra belga si coltiva molto prima della scuola, soffia forte come il vento che accarezza le pietre del pavè dei Muri leggendari che hanno reso grandi tanti campioni ma che hanno anche fatto mettere piede a terra al più forte ciclista di ogni tempo, il Cannibale Eddy Merckx. Non superano gli ottanta metri di altezza ma hanno pendenze che superano il 20% quelle strisce di asfalto o pavé che regalano al mondo del pedale intense emozioni già solo rievocando i loro nomi: Molenberg, Koppenberg (conosciuto anche come la Montagna delle Teste), Vecchio Kwaremont, Paterberg ed il Muro di Grammont. La Ronde Van Vlaanderen, come la chiamano i belgi, nel 2015 è stato l’evento sportivo più seguito e perciò la bicicletta candidata al premio Nobel per la Pace non può non contribuire a riportare un clima di serenità e gioia dalla piazza del mercato di Bruges ai diciotto Muri che i corridori affronteranno sino al traguardo di Oudenaarde.dem

La centesima edizione della Ronde Van Vlaanderen offre un caratteristico triplice passaggio sul Vecchio Kwaremont, il Koppenberg ed il decisivo Paterberg a quattordici km del traguardo. La corsa corre veloce sotto un caldo sole primaverile con una velocità media molto alta; il primo tra i protagonisti a mettere la testa fuori dal gruppo (al netto della fuga) è André Greipel ma la corsa la fa esplodere il polacco del Team Sky Michal Kwiatkowski, il quale accelera e si porta dietro Peter Sagan. Lo slovacco dopo essere stato beffato dal polacco Kwiatkowski, sul traguardo della E3-Harelbeke, si incolla alla ruota e lo spreme come un limone senza tirare un metro (almeno nei primi chilometri) fino a raggiungere lo scopo di farlo scoppiare sulle pendenze arcigne ricoperte di pavè. Sagan, però non è solo, ha un brutto cliente il belga Sep Vanmarcke, idolo di casa, il quale riesce a tenere le ruote del Campione del Mondo, Peter Sagan, fino al Paterberg ultimo muro prima della picchiata verso Oudenaarde. Proprio sul Paterberg si concretizza l’ultima minaccia per Sagan: Fabian Cancellara, la locomotiva di Berna. Eccolo, il vecchio rivale che troppe volte proprio su quei muri ha castigato il ventiseienne Campione del Mondo. Fabian che già per tre volte ha vinto questa corsa vuole entrare nella Storia conquistando un poker che ha il sapore di leggenda, di Fiammingo ad honorem. Il campione elvetico ha perso l’attimo fuggente lasciando troppo spazio al fuoriclasse slovacco dovendo, poi, sul Paterberg fare una rimonta senza precedenti per poi tentare l’impossibile verso Oudenaarde. Gli ultimi chilometri sono ormai una passerella per Peter Sagan che sembra salutare con un rapido sguardo un cicloamatore in divisa Molteni, la quale per tutti è sinonimo di Merckx quasi come in un figurativo scambio di consegne (almeno nelle classiche monumento).

I colori dell’iride che contraddistinguono la maglia del Campione del Mondo e sono simbolo di pace sembrano,così, sostituire il giallo della bandiera fiamminga dando a quel Leone dalla lingua Rossa, la forza universale che solo la bici strumento di pace sa dare. Il primo slovacco a dominare i muri lastricati di pavé dedica la vittoria ad Antoine Demoitie del Team Wanty morto durante la Gent Wevelgem lasciando tanta tristezza in gruppo che non lo dimenticherà mai come non dimentica la morte di quel 101 numero di dorsale di Wouter Weylandt al Giro del 2011.