L’edizione numero cento è partita con un misto di entusiasmo, che contagia tutto il gruppo e la carovana della grande corsa Rosa, e tristezza, per la recente perdita di Michele Scarponi del quale ricordo le strade pullulano fra striscioni, scritte e bandiere. Una montagna sarà dedicata all’aquila di Filottrano: il Mortirolo, la montagna della consacrazione di Pantani. Il team Astana ha deciso di correre con un uomo in meno proprio per sottolineare quanto Michele fosse insostituibile ed importante per tutti i corridori che insieme a Fabio Aru (sul palco della presentazione delle squadre) lo hanno omaggiato ed il loro Giro senza dubbio sarà del tutto particolare, quasi una passerella come quella della sua bicicletta la quale attraverserà lo stivale sul tetto dell’ammiraglia.

La terra dei Quattro Mori…

La prima tappa (Alghero-Olbia) corre via veloce come il vento che sferza le guance dei corridori in un caldo terribile che accompagna i primi quattro fuggitivi di questo Giro numero cento ma il gruppo avanza inesorabile ed i treni della Orica-Scott, Quick Step Floors e Lotto Soudal controllano la situazione a meno 35km dall’arrivo. Arrivati alla salita di San Pantaleo, lunga 3km e 300m con una pendenza media del 5% mentre quella massima tocca il 12%, il gruppo si trova con vento a favore e sono frequenti i cambi di ritmo in testa. La volata è inevitabile anche se è proprio il San Pantaleo a regalare la prima maglia, quella Azzurra di miglior scalatore, a Cesare Benedetti, della Bora Hansgrohe, riuscendo per primo a scollinare. La discesa lunga 5 km porta ai successivi 10km di pianura verso Olbia in cui la fuga perde sensibilmente fino ad arrivare ai meno 7km dal traguardo dove i  treni dei big della classifica generale e dei velocisti si portano in testa per mettere al riparo i capitani e preparare la volata. I meglio organizzati sono il UAE Team Emirates di Beppe Saronni(l’ex Lampre Merida, per intenderci) per il velocista nostrano Sasha Modolo. Il gruppo si allunga a causa di un restringimento della carreggiata così Postelberger si trova davanti quasi senza volerlo (nell’intento di tirare la volata a Sam Bennet) ed arriva l’ordine dall’ammiraglia di continuare nella sua azione (“la fagianata”) che lo porta a vincere la tappa (davanti a Caleb Ewan e Andrè Greipel) ed a vestire la prima Maglia Rosa.

La seconda tappa (Olbia-Tortolì)  si inoltra nell’entroterra nuorese fino ad arrivare all’altipiano del Supramonte. La tappa è impegnativa con tanti metri di dislivello che si faranno sentire nelle gambe dei corridori con il sempre presente vento che viene dal golfo di Orosei il quale certo non aiuta i corridori che arrivano fino al GPM di Genna Silana con una pendenza media del 5% nella quale lo scalatore eritreo Daniel Teklehaimanot (Team Dimension Data) va caccia della maglia azzurra anche se già a metà salita  viene “attuato” il barrage (termine che indica un distacco fra fuggitivo e gruppo inferiore al minuto e perciò la scorta tecnica non è più data dall’ammiraglia ma da quella tecnica di corsa). La discesa verso Tortolì è condotta da Nathan Haas (Team Dimension Data) e da Davide Martinelli (Quick Step Floors), il quale funge da stopper, mentre il gruppo è pilotato per tutta la discesa dalla Bahrain Merida di Vincenzo Nibali fino alla volata finale in cui tutti i migliori sprinter si danno battaglia facendo a spallate e quello fra Gaviria e Caleb Ewan (Orica Scott) è decisivo in quanto quest’ultimo perde il pedale e la vittoria se la aggiudica Andrè Greipel, il “Gorilla” della Lotto Soudal davanti ad un ottimo Ferrari (UAE Emirates).

La terza tappa (Tortolì-Cagliari), come sempre in terra isolana il forte vento accompagna la fuga di giornata composta da tre corridori: Zhupa (Wilier Selle Italia), Rouvnyj (Team Gazprom) e Tratnik (CCC Sprandi). Ai meno 25km dal traguardo in gruppo si respira l’aria della calma prima della tempesta con tutti i treni pronti a lanciare e rilanciare l’andatura fino ai meno 23km quando la fuga viene definitivamente neutralizzata. Tantissime sono le forature quasi da supporre un “sabotaggio” e Ilnur Zakarin (capitano della Katusha) nuovamente coinvolto in un problema di questo genere il quale gli fa perdere terreno ed energie soprattutto per rientrare impegnandosi con i compagni in una chrono squadre. Approfittando del forte vento il Team belga della Quick Step Floors con il capitano Bob Jungels frantuma il gruppo portando Fernando Gaviria a trionfare in quel di Cagliari e vestire la Maglia Rosa. Il velocista colombiano si dimostra un vero e proprio fenomeno.

Beppe Conti, famoso giornalista sportivo ed eccellente memoria storica del ciclismo, affermò alla partenza del Giro che nella Storia della corsa chi in Sardegna ha vestito la maglia di leader della generale ha sempre vinto il Giro. Il ciclismo, purtroppo, è cambiato ed i corridori che vincono una grande corsa a tappe non si sognano neanche di fare una volata come facevano Coppi, Saronni o Bugno (per citarne alcuni).

LA CORSA SBARCA IN SICILIA…
…dopo aver dato spettacolo nelle volate in terra sarda tra vento e paesaggi unici tra gli altopiani ed il mare. La terra di trinacria attende subito i corridori in una scalata impegnativa, quella dell’Etna. Ѐ salita vera con il vento contro che non renderà facile la vita soprattutto ai big della generale.

La quarta tappa (Cefalù-Etna),  è caratterizzata dalla “solita” (virgolette più che mai d’obbligo) fuga di giornata formata da tre corridori: Eugenio Alafaci (Trek Segafredo), Jan Polanc (UAE Team Emirates) e Pavel Brutt (Gazprom RusVelo). Questi tre corridori affrontano coraggiosamente le prime fasi di gara fra passaggi insidiosi per le strette strade delle città sicule e la pavimentazione in basalto che si ritrova spesso. Alafaci è il primo a staccarsi, qualcuno mormora volutamente, prima di arrivare a Nicolosi quindi all’inizio ufficiale dell’erta dell’Etna. Ai meno 30km il gruppo riprende il corridore della Trek Segafredo e procede a gran velocità per tenere al riparo i capitani da eventuali cadute. Il gruppo si sfilaccia mentre nelle retrovie succede un episodio antisportivo e veramente contro lo spirito ciclistico: Javi Moreno (Bahrain Merida) prende per la maglia Diego Rosa e lo scaraventa contro il pubblico facendolo cadere. Lo scalatore della squadra di Nibali ha subito chiesto scusa ma ciò non lo ha messo al riparo dall’esclusione dalla corsa nonostante egli sostenesse di esser stato provocato e abbia ricevuto un pugno dal corridore piemontese. Il gruppo procede, ai meno 20 km, con un ritmo sostenuto che fa capire quali siano le reali intenzioni: tutti vogliono stare davanti per controllare la corsa e soprattutto la corsa dei capitani, i quali l’Etna sanno essere tappa da cerchiare in rosso sul Garibaldi (manuale di corsa del Giro). Jan Polanc rimane solo in testa ad affrontare il vulcano mentre in gruppo la corsa esplode e Kruijswijk e Zakarin cadono ma riescono subito a rientrare. La salita si fa dura, superato l’abitato di Nicolosi, ed ai meno 15km è Tiralongo a rompere gli indugi scattando nel ricordo di Michele Scarponi più che con la forza per vincere perché quella salita sarebbe stato l’ultima rifinitura prima del Giro per Michele Scarponi e Fabio Tiralongo prima della partenza del Giro.

Jan Polanc ai meno 15km è davanti e vede concretizzarsi sempre più le occasioni di successo salendo con un 39/15-17 di rapporto con ancora 4 minuti di vantaggio. Gli scatti in testa al gruppo si susseguono a ripetizione: prima Rolland (Team Cannondale Drapac) inseguito da Bilbao Lopez (Team Astana) arrivando così al primo tratto veramente impegnativo appena passato il “salto del cane” con una pendenza media del 6% e punte intorno al 12%. Ai meno 10 k è Landa (Team Sky) a forare così prontamente è il colombiano Henao a  passargli la ruota così da permettergli di rimontare velocemente la coda del gruppo spingendo un rapportone incredibile. Tre sono i trenini dei Team in testa: Bmc, Movistar e Bahrain Merida che si alternano in testa mentre Jan Polanc mantiene 2’46” ai meno 7km. Pellizzotti scandisce il ritmo fino ai meno 5km scalfendo la barriera del vento contrario e laterale che porta i big della classifica ad aprirsi nel classico ventaglio. Arriva il morso dello Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali, che spingendo un 39/19-21 mette alla prova i nervi delle grandi squadre così Amador e Zakarin corrono subito all’inseguimento, il costaricense ovviamente per parare i colpi a Nairo Quintana. Jan Polanc viaggia verso la vittoria pescando le ultime gocce di energia da un serbatoio da tempo in riserva ma che sembra non finire mai. In gruppo regna un sostanziale atto di non belligeranza ad eccezione di qualche scaramuccia che porta qualche scatto isolato puntualmente frenato dal fort vento fino a quello decisivo di Ilnur Zakarin che fa il vuoto seminando Pinot (FDJ) e Doumulin (Team Sunweb) arrivando sul traguardo con un vantaggio di 43” che colma il ritardo accumulato nelle tappe precedenti. Il vero protagonista e CAMPIONISSIMO di giornata è Jan Polanc che ha portato alla vittoria la fuga di giornata resistendo agli attacchi e scandendo un ottimo forcing lungo tutta la salita al contrario dei big della generale che si sono annullati a vicenda e Bob Jungels ha vestito la nuova maglia rosa grazie al “buco” che era riuscito a creare nella tappa cagliaritana.

La quinta tappa (Pedara-Messina) è la tappa con l’arrivo nella città dello Squalo, Vincenzo Nibali, dove l’abbraccio caloroso di famigliari e concittadini rende tutto speciale per quel campione emigrato ragazzino in Toscana per imparare come vincere i grandi Giri nelle file della Mastromarco. Le fasi di corsa sono caratterizzate all’inizio da una fuga, di Paterski (CCC Sprandi) e Shalunov (Gazprom-RusVelo), la quale viene neutralizzata appena le squadre dei velocisti si mettono in testa a tirare il collo al gruppo entrando nel circuito cittadino di Messina da ripetere due volte. Il primo passaggio verrà ricordato dall’esultanza del giovane Pibernik (Team Bahrain Merida) che, uscito dal gruppo, si era illuso di aver fatto il buco (la cosiddetta fagianata) da portarlo a trionfare in solitaria, invece così non è stato ed è diventato un vero momento esilarante figlio di una sana inesperienza giovanile. I treni della Lotto Soudal e della Quick Step Floors guidano il gruppo ma è la UAE Emirates che sprinta a tutto gas per prendere in testa il curvone che caratterizza il circuito guidati da Marcato, Ferrari e Mohoric fino alla volata finale che vede nuovamente vincitore il colombiano Fernando Gaviria.

Queste tappe siciliane incoronano definitivamente il nuovo re delle isole anzì per meglio dire il Rey de las Islas: Fernando Gaviria!