FOTO-1Fabio Aru a Cercedilla sembra proprio che abbia vinto pronunciando a colpi di pedale le famose parole di Carlo Rosselli: “Oggi in Spagna, domani in Italia”.  È partito il Cavaliere dei Quattro Mori alla volta della Spagna con il coraggio e la sfrontatezza di un venticinquenne che vuole assaporare la vera libertà che solo la discesa da Puerto de Navacerrada a Cercedilla, dov’è giunto vincitore, gli può regalare attorniato dalla sua “colonna” principalmente italo spagnola.

La conquista della Roja da parte di Aru è stata costruita, anche, sugli “errori” del Giro d’Italia dove forse sì, si poteva fare meglio ed affondare il colpo sulla strada bianca del Colle delle Finestre ma dove Alberto Contador mai avrebbe ceduto senza combattere allo sfinimento per difendere la maglia Rosa, conoscendone il vero valore da grande campione qual è. Per questo motivo le pagine dei giornali e dei siti sono pieni di critiche/tattiche ma il Giro 2015 ha rappresentato il periodo di maturazione definitivo per portare Aru a conquistare la sua prima grande corsa a tappe.

Andorra la Vella-Alto Els Cortals d’Encamp / Saint Vincent-Sestriere
Queste due vittorie di tappa, della Vuelta e del Giro, sono figlie di un patto fra gentiluomini cavalieri con marcati tratti di indipendenza: alla Vuelta Mikel Landa (basco purosangue) trionfa in terra di Andorra, il quale fa un’impresa memorabile aprendo la strada alla successiva cavalcata verso Cortals d’Encamp di Aru che mette fuori gioco i principali avversari della Movistar (Alejandro Valverde e Nairo Quintana). Mentre se riavvolgiamo il nastro e torniamo sulla strada bianca del Colle delle Finestre e sull’ascesa finale al Sestriere l’attacco frontale di Landa (ordinato dal fidatissimo luogotenente Paolo Tiralongo) fa saltare il banco tanto da portare Aru a trionfare sulla leggendaria cima piemontese e mandare in crisi Contador, che non riusciva a rendere efficace quella sua caratteristica pedalata da danseur (parola dello sceriffo Francesco Moser) e perde minuti ma riesce a gestirsi con classe da Campionissimo e conservare la Maglia Rosa, un po’ riportandoci alla memoria il Savoldelli del 2005 che gestì lo sforzo sotto l’attacco di Gibo Simoni.FOTO-2

Aru e Landa (sotto il controllo del vecchio Tiralongo) costruiscono un futuro lastricato di vittorie e fondato non su chiacchiere ma su quei colpi di pedale forti e decisi che regalano al ciclismo quel profumo antico di fatica, che tanto piaceva ad Alfredo Martini. Le lacrime di Fabio dopo il traguardo di Cercedilla, in questa penultima tappa decisiva, e il mazzo di fiori regalato alla fidanzata sono forse simbolo di quell’umanità che “la scuola” italiana di ciclismo possiede e che ci contraddistingue da sempre nel mondo del pedale.

…e il Rosso di Buja…
Alessandro De Marchi è tornato, lottatore più che mai! Quasi sempre in fuga ed a Fuente del Chivo scrive la sua pagina di gloria battendosi, immerso nella nebbia, con un valoroso Salvatore Puccio (Team Sky). Infine, Alessandro termina la sua Vuelta conquistando un ottimo terzo posto nella tappa, con arrivo a Cercedilla, che incorona Aru vincitore finale prima della passerella verso Madrid.

C’è tanta Italia insieme a Nibali.