SANREMOLa storia del ciclismo si scrive alle classiche di primavera. I campioni già affermati ingaggiano i duelli più duri tirando fuori quella che viene chiamata mentalità belga, molte squadre si giocano gran parte della stagione ed i gregari lavorano duro per conquistarsi la pagnotta rimanendo così nel ciclismo che conta.

Il mondo delle corse quasi non conosce un momento di stop ma la leggenda del ciclismo si identifica con luoghi e strade ben precisi e tutto il resto è frutto un po’ della globalizzazione del mondo del pedale un po’ dei soldi che non fanno schifo a nessuno, né a molte squadre di livello internazionale (in gergo “del World Tour”) né all’Uci.

Il 2015 è partito con la conferma di due grandi campioni come Alexander Kritoff e Alejandro Valverde, sempre presenti quando si parla di volate pavè e côte. Il campione norvegese, del Team Katusha, raccoglie un 2° posto alla Milano-Sanremo e la vittoria al Giro delle Fiandre, dove il ciclismo e religione si mescolano sui leggendari Muri di pavé; invece, il Murciano, dal canto suo, risponde quando vede l’asfalto inerpicarsi sulle strade delle Ardenne in modo particolare nel momento in cui le sue ruote incontrano il Mur de Huy e la côte de San Nicolas e allora Valverde lascia tutti sui pedali e porta a casa due delle tre classiche ardennesi: la Freccia Vallone e la Liegi-Bastogne-Liegi (la più antica delle classiche).

Allo stesso tempo ci sono due sorprese (che a dirla tutta per addetti ai lavori e media specializzati proprio sorprese non sono):

la prima ha il nome di John Degenkolb: John Degenkolb

il poliziotto tedesco prestato al pedale battezza la Milano-Sanremo con il suggestivo ritorno del vecchio e storico traguardo di Via Roma. La sua tattica è impeccabile: si “nasconde nel gruppo affrontando i capi senza incappare nelle rovinose cadute del Poggio, le quali hanno tolto di mezzo parecchi protagonisti, fa lavorare il Tem Katusha per poi sbranare negli ultimi dieci metri Kristoff dopo aver rimontato con una progressione a centro strada che non lascia spazio a dubbi su chi quel giorno sia il più forte. Il tedesco della Giant costruisce il capolavoro alla Paris-Roubaix, nell’inferno del Nord, dove con il contributo di tutta la squadra ed in particolare di De Backer prima raggiunge Van Avermaet e Lampaert e poi vince per distacco una volata a ranghi ristretti nel leggendario velodromo di Roubaix.

la seconda è Luca Paolini:

luca paoliniconsiderato il miglior gregario, si trasforma in un vero campione, se ci fosse ancora da dimostrarlo. Porta per mano capitan Kristoff su Cipressa e Poggio, dando le giuste scudisciate per mettere in fila il gruppo ed annullare gli scatti di Daniel Oss e Geraint Thomas, successivamente fa anche lo straordinario lanciando la volata in quel di Via Roma nel centro di Sanremo. Il suo compito non è finito: vola in belgio, non solamente per andarci ma trasforma la sua bici in un caccia e domina la Gand-Wevelgem in una giornata epica staccando il vincitore della Roubaix 2014 Niki Terpstra e Geraint Thomas (per citare i più agguerriti) mentre gli altri corridori finivano tranquillamente nei belgi fossi sospinti dalla tormenta, come a dire “oggi vince uno da vera mentalità belga.

Tornando alle conferme ed alle certezze di queste gare, non si può fare a meno di menzionare il pubblico spettacolare tanto che il Tour de France, dopo aver organizzato una tappa storica sui settori in pavé della Roubaix nel2014, replica riportando gli scalatori ad assaggiare nuovamente le cobble stones per poi approdare sul Mur de Huy. E noi, dopo il trionfo di Nibali, speriamo di nuovo in un italiano in maglia gialla.