brambillaI GIRINI, come venivano chiamati i corridori nei cinegiornali d’altri tempi, restituiscono al grande pubblico un ciclismo umile e operaio

L’edizione n° 99 della corsa rosa, partita dal velodromo di Apeldoorn con una crono individuale di 9km, vede protagonista la terra d’Olanda con il Re (appassionato granfondista) in ammiraglia Giant-Alpecin a scortare Tom Doumulin, capitano e idolo di casa. Le tappe successive completamente pianeggianti sono terreno fertile per Marcel Kittel, il tedescone della Etixx che non perdona quando si tratta di volate.

La musica cambia quando si arriva in Italia…

L’arrivo di Praia a Mare è subito un ottimo banco di prova per corridori di classe e così il talento di Diego Ulissi mette tutti in riga. Il campione della Lampre Merida dopo un lavoro encomiabile del giovane Valerio Conti che ha tirato il gruppo confezionando un capolavoro di gregariato, senza dire una parola lascia spazio ad Ulissi che scaglia l’attacco decisivo da finisseur e vince per distacco. L’emozione è tanta nel team di Beppe Saronni perché questa vittoria significa raccogliere, già ad inizio Giro, il frutto di tanto lavoro pe
r una squadra che non ha certo i mezzi di altri squadroni come la Etixx o l’Astana.

Il bello deve ancora arrivare…

L’ex lattoniere che rischia l’impresa al Giro d’Italia sembra una storia d’altri tempi quando il ciclismo era polvere e leggenda, le strade non erano asfaltate e si correva per sfuggire alla miseria. Invece, in quel di Roccaraso, primo arrivo in salita, la fuga prende corpo e come sempre in questi casi si accendono i riflettori su quei corridori che spesso vengono quasi “dimenticati” e le squadre meno blasonate danno battaglia: nella sesta tappa a mettersi in luce è la Nippo Fantini.

La fuga a tre parte al ventesimo chilometro di tappa e vede tra i protagonisti Alessandro Bisolti. Il corridore della Nippo Vini Fcicconeantini senza contratto dal 2014 ha avuto la grande chance durante questa frazione mettendosi in luce col passaggio in testa sul primo GPM di giornata e rimanendo in fuga fino ai meno 15km salendo regolare verso Roccaraso ma negli ultimi chilometri è crollato, considerata anche la lunghissima fuga, e la vittoria è andata a Tim Wellens della Lotto Soudal. La Storia di Bisolti però è di quelle che piacciono agli appassionati del ciclismo e soprattutto del Giro ed è riassunta nelle sue parole:

“Se però ripenso a due anni fa, se qualcuno mentre facevo il Lattoniere mi avesse detto che avrei dato spettacolo in una tappa al Giro d’Italia non ci avrei creduto, sperato forse si. Domani sarò di nuovo al servizio del capitano, oggi ho avuto la mia occasione, ci ho sperato, peccato.”

…La Maglia Rosa del Brambilla…

Il gregario che non ti aspetti in fuga dai primi chilometri vince la tappa e conquista la maglia Rosa. Già questa è la sintesi estrema di una giornata memorabile per Gianluca Brambilla, della Etixx, il quale nella tappa da Foligno ad Arezzo è stato il vero mattatore domando l’ascesa su strada bianca (sterrata) dell’Alpe di Poti dopo un encomiabile lavoro del compagno Matteo Trentin, anch’egli in fuga insieme ad altri undici corridori. Brambilla ha confezionato un capolavoro dopo aver detto a Trentin di “portarlo ai piedi della salita a tutta che ci avrebbe pensato lui” , così ha fatto: non si è fatto raggiungere dal gruppo, con un Valverde in grande forma che ha scatenato l’inferno nel gruppo dei big. Gianluca ha fatto tesoro dell’ottima prestazione sulle colline senesi della Strade Bianche, dove quest’anno ha dato filo da torcere a campioni come Cancellara e Stybar, e sull’Alpe di Poti ha mantenuto il vantaggio sul gruppo ed ha sfruttato le ottime doti da discesista verso Arezzo conquistando così Tappa e Maglia Rosa. Tante emozioni per chi ha seguito la tappa e per chi è appassionato di quel ciclismo coraggioso che non aspetta l’ultima salita per attaccare.

“Il Brambilla”, ottimo cronoman, ha mantenuto la maglia Rosa, anche durante la crono di 40km sulle colline del Chianti guidato da Davide Bramati in Ammiraglia, per un solo secondo.

…Dulcis in fundo: che vittoria quella di Ciccone…

La decima tappa, quella con arrivo a Sestola, è una classica tappa da fughe da lontano con altimetria simile ad un elettrocardiogramma con quattro GPM. Secondo voi i ragazzi dei Reverberi stavano ad aspettare impassibili lo scorrere della corsa?NO, non è nello stile della Bardiani. All’attacco dell’ultima salita verso Pian del Falco c’è tanta Italia davanti con Pirazzi Cunego e Ciccone (neoprofessionista). Lungo la discesa Stefano Pirazzi, sempre all’arrembaggio, arriva lungo in un tornate mettendo fuori gioco Cunego così Giulio Ciccone fa il vuoto e vince sul traguardo di Sestola regalandosi “il più bel giorno della sua vita, fino a qui” ed un’importantissima vittoria di tappa per la Bardiani dei fratelli Reverberi che lo hanno preso quando correva alla Colpack da Under 23 ed aveva vinto solo una corsa.

…Ora arrivano le Dolomiti…