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Il vociare dei commentatori e degli addetti ai lavori del Giro d’Italia si fa sempre più intenso: tutti vogliono una grande squadra italiana in cui tutti i corridori italiani possano esprimersi al meglio e sicuramente diventare veri protagonisti.

Il futuro ciclistico sembra sorridere al movimento italiano e queste prime tappe della corsa rosa lo dimostrano:

-i nostri velocisti sono sempre competitivi in ogni sprint (Viviani, Modolo e Nizzolo su tutti), speriamo in un futuro prossimo di vederli battere spesso e volentieri quel gigante di Kittel;

-le fughe sono pane per i denti della squadra di Gianni Savio (la Androni-Giocattoli-Sidermec) con Pellizzotti capitano di quell’ormai “famoso” 6-1-2, che sembra tanto uno schema calcistico ed invece è una tattica di corsa per accendere la miccia dai primi km con 6 corridori 1. Pellizzotti appunto, gestisce la situazione e gli ultimi 2 finalizzano le ultime fasi di tappa;

-per le tappe definite “mangia e bevi”, e tanto simili alle classiche ardennesi, la settima tappa arrivata in quel di Fiuggi ci riconsegna quella classe cristallina di Diego Ulissi che finalizza il lavoro dei compagni, della Lampre, con uno scatto fulmineo (quasi a sorpresa) conquistando la frazione più lunga del Giro (264 km);

-i primi due arrivi in salita sull’Abetone ed a Campitello Matese incoronano Fabio Aru degno concorrente di Vincenzo Nibali al trono di più forte corridore per le corse a tappe (anche se già tutti lo sapevano dalla prova di forza al Giro e alla Vuelta 2014), infatti il sardo dell’Astana aggredisce l’asfalto rispondendo agli scatti di Contador sull’Abetone e scattando e riscattando ad ogni metro di strada in dislivello dei finali di tappa cercando soprattutto di staccare il più possibile Rigoberto Uran, favorito nella prova contro il tempo di Valdobbiadene;

-i giovani non mancano, Diego Rosa e Davide Formolo su tutti che se verranno gestiti in maniera corretta saranno sicuramente protagonisti nei prossimi anni. Due scalatori generosi, coraggiosi e tenaci e soprattutto molto maturi tanto che il piemontese dell’Astana scorta Fabio Aru da gregario consumato senza paura delle salite e Roccia (o Formolino come lo chiamano i commentatori Rai) ha già vinto una tappa conquistando le simpatie e le attenzioni di tutto il pubblico nostrano che segue il ciclisno con grande attenzione;

-le certezze… Vincenzo Nibali che darà battaglia sulle strade del Tour; Luca Paolini-Michele Scarponi e Ivan Basso ultimi testimoni di quel gregariato di lusso di cui l’Italia ha fatto scuola.

Infine: i soldi chi li mette? L’ultimo mecenate del nostro ciclismo è stato Giorgio Squinzi, presidente della Mapei, molti sperano in un suo ritorno o in qualche grande imprenditore italiano che voglia amare il ciclismo come il ciclismo ama il nostro paese ed il Giro d’Italia.