DSC02285Le Olimpiadi di Rio sono appena terminate ed il bilancio del medagliere azzurro è assolutamente positivo in tutte le discipline compreso il ciclismo, anzi forse proprio il ciclismo ci spinge a fare alcune riflessioni per il futuro italiano del pedale nostrano.

Gli occhi erano ovviamente tutti puntati sulla prova in linea maschile svoltasi in un tracciato assolutamente complesso e selettivo grazie all’erta di Vista Chinesa. Eravamo i favoriti con Vincenzo Nibali e Fabio Aru che hanno fatto il diavolo a quattro in salita e nei tratti in falso piano, dopo aver sfruttato il lavoro di gregariato di Damiano Caruso ed Alessandro De Marchi. Ovviamente con un discesista come Vincenzo poteva essere una grande occasione ma si sa spesso la sorte in discesa fa il bello ed il cattivo tempo e redistribuisce il credito garantito di Nibali sul Colle dell’Agnello. Proprio nella picchiata scendendo da Vista Chinesa verso il traguardo, a causa di una brutta caduta, il campione messinese ha riportato la frattura della clavicola vedendo così sfumare tutto il lavoro fatto al Tour corso, sempre in fuga, da protagonista in vista delle Olimpiadi. Nulla si può rimproverare al CT Davide Cassani ed ai corridori che hanno condotto una gara esemplare sempre all’attacco. La mancata medaglia tanto agognata ci dimostra come una Nazione come la nostra, patria del pedale, non deve concentrarsi solo su una disciplina ma gli sforzi della federazione ciclitica e dei media devono dare visibilità e forza a molteplici discipline e movimenti.

Il ciclismo femminile primo fra tutti è un movimento in forte crescita, che si è messo in luce col bronzo di Elisa longo borghiniLongo Borghini, ed espansione anche fra le ragazze e donne che corrono le Granfondo in tutta Italia. La nostra nazionale che da sempre ai grandi appuntamenti è sempre stata protagonista vede mettere il proprio movimento costantemente in secondo piano tanto da avere un Giro d’Italia femminile con tappe spesso prive di pubblico o trasmissioni delle principali competizioni in seconda serata, se non in nottata, quando solo pochi appassionati riescono ad apprezzare il grande sforzo atletico di queste ragazze, non secondo di certo ai più popolari colleghi uomini. Bisogna dare atto alla Rai che mette a disposizione di tutti il ciclismo femminile a dispetto di altri popolari media che non lo prendono nemmeno in considerazione.

La soddisfazione più grande arriva dalla PISTA. Già la tanto bistrattata pista italiana che tanti in questi anni l’hanno criticata privandola di riflesso di risorse e strutture adeguate ma che “inaspettatamente” (per la massa popolare) ora si ritrova un grande patrimonio a partire proprio dall’oro nella prova dell’ Omnium di Elia Viviani il quale neanche la caduta nella corsa a punti viviani(prova finale) ha scalfito. Il velocista e pistard del Team Sky era senz’altro tra i favoriti ma la lotta era serrata soprattutto con il britannico Mark Cavendish ed il colombiano Fernando Gaviria sempre all’attacco nell’ultima prova tentando un’insperata rimonta. L’oro di Elia  è stato senza dubbio uno dei più emozionanti per il nostro Paese e molto lo dobbiamo anche a chi ci ha trasmesso questa passione attraverso una precisa telecronaca vissuta come se fosse in sella: il merito va a  Silvio Martinello. Il racconto delle gare disputate nell’Omnium da Elia e di tutte le altre discipline su pista (e non solo precisiamo), grazie anche la grande prova dell’inseguimento a squadre con il nostro campione del mondo dell’inseguimento individuale Filippo Ganna, ha fatto reinnamorare tante persone delle gare su pista con la speranza che sia un volano per il futuro del movimento e come si dice un’ottima cassa di risonanza, come la voce di Martinello, serve per valorizzare vittorie, campioni e passione. Il filo rosso che lega la pista di Rio, di Elia Viviani, e quella di Atlanta ’96 lo trova Franco Villa CT attuale della Nazionale che riscopre nella meticolosità di Elia nella preparazione della bici e della competizione la stessa di Silvio Martinello. Ora manca solo di riportare i più celebri velodromi al mondo ai grandi fasti di un tempo rendendo la stessa aura di leggenda che hanno i muri del Fiandre, le pietre della Roubaix e le salite del Giro. IL VIGORELLI STA RISORGENDO e non vediamo l’ora di rivedere i campioni correrci come ai tempi prima di Coppi e poi di Anquetil.