2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped) …Il Giro ormai è alle spalle, un grande Alberto Contador lo ha conquistato facendo numeri da tenace grimpeur e potentissimo cronoman aggiudicandosi così la corsa più dura del mondo…

Ѐ tempo di entrare all’Università del ciclismo: Il Tour de France. La Grande Boucle, da sempre, è la corsa regina dell’anno ed il terzo evento sportivo più seguito. I grandi attori ci sono tutti: Vincenzo Nibali (lo squalo dello Stretto), Chris Froome (il keniano bianco), Nairo Quintana (il Condor), Alberto Contador (el Pistolero), Joaquim Rodriguez (Purito) e Alejandro Valverde (il Murciano). Lo scenario attraversa tutta la Francia partendo dalle fredde e ventose tappe del Nord al caldo “africano” caratteristico dei Pirenei. Sin dalle prime asperità pirenaiche i valori in campo vengono subito fuori tanto che già nella prima tappa con arrivo a La Pierre Saint-Martin Froome rifila un minuto al suo rivale principale il giovane colombiano Quintana e per tutti gli altri non rimane che sperare nell’impossibile perché il distacco diventa importante.

La seconda tappa pirenaica è caratterizzata da una fuga che ha sapore di impresa, il protagonista è Rafal Majka della SaxoTinkoff mentre a livello di classifica generale tutto rimane invariato. Una sola è la vittima eccellente dei Pirenei: Nibali, già proprio colui che doveva difendere il titolo 2014 ora deve alzare bandiera bianca ed uscire di classifica, ma in vista delle Alpi meglio così. L’arrivo di Plateau de Beille è terreno di caccia per la fuga di giornata e per un Purito (sigaro) Rodriguez che non vuole spegnersi neanche sotto la pioggia battente. Lasciati i Pirenei, le Alpi sono l’ultimo atto di uno spettacolo unico che porterà un solo uomo a sfilare sui Campi Elisi in maglia gialla. 12002405_10153255978581872_4084842953234786003_o

A Pra Loup, dove Thevenet mise fine al Merckxismo e perciò nella storia, viene esaltata l’impresa di Simon Geschke barbuto tedesco che conferma l’ottimo stato di forma del movimento ciclistico della propria nazione. Ma è sulla Croix de Fer, una delle salite più amate da Ginettaccio, che Vincenzo Nibali attacca con coraggio a più di 50 km dal traguardo proprio nel momento in cui Froome ha un salto di catena (anche questo è ciclismo). Il coraggio già quello che non ha permesso alla coppia Movistar Quintana-Valverde di impensierire seriamente Froome. La vittoria di Nibali rimarrà la più bella del Tour 2015 insieme al pubblico stupendo assiepato sui tornanti dell’Alpe D’Huez facendo diventare una montagna un punto di ritrovo per tutto il mondo che condivide una sola passione, il ciclismo. La montagna più amata dai francesi e forse la più leggendaria del ciclismo mondiale incorona un tenace e coraggioso Tibaut Pinot.

Il finale di stagione – La Spagna incorona un nuovo Re del pedale, Fabio Aru. Ѐ ancora giovane, ma si farà. Lo sanno bene tutti coloro che lo hanno sfidato, in primis gli stessi spagnoli che non hanno potuto fare nulla per contrastarlo in montagna, è vero forse anche perché appena usciti dal Tour ma questa non è una scusante. Invece è un olandese, altrettanto giovane, a mettere in discussione il regno: Tom Doumulin. Proprio la sua giovane età che forse lo costringe a strafare per poi dover battere in ritirata nell’ultima e decisiva tappa, dove Aru compie un capolavoro con tutto il Team Astana, e gli avversari lo rimontano tirandolo giù dal podio. Insieme ad Aru conquistatore della Roja sul traguardo di Cercedilla è il coraggio di Domulin a rimanere impresso, anche se è il Cavaliere dei quattro mori con la vittoria della Vuelta è entrato di diritto nella contesa con i grandi, lo aspettiamo al Tour.Fabio_Aru_Red_Jersey_-_Vuelta_a_España_2015

Il Mondiale e il Lombardia – Le corse di un giorno sono fatte su misura per i veri campioni che sanno come vincere con un colpo di classe una corsa complicata come può essere il Mondiale o il Lombardia. Una cosa in comune: in entrambe i casi la vittoria è venuta non per caso ma quasi come riscatto da una stagione deludente. Infatti sia Sagan (vincitore della maglia iridata) che Nibali (della classica delle foglie morte) avevano dei conti in sospeso: il primo, le vittorie che non arrivano mai né in volata né alle classiche del nord, mentre il secondo, una prestazione al Tour non di certo all’altezza delle aspettative e una Vuelta letteralmente buttata. La potenza di Sagan nello scatto secco sul tratto di pavè all’ultimo giro e la discesa a rotta di collo del Civiglio hanno confezionato due grandissime vittorie che confermano veri campioni entrambi provenienti dal grande gruppo Liquigas guidato da Stefano Zanatta.
Forse la scuola italiana di ciclismo con il suo movimento non è così male? Vedremo in questo 2016.

(2. Fine)