11109000_10152976274671872_4972933640150563461_nIl ciclismo non si ferma mai perché è risaputo che un buon inverno condiziona l’intera stagione: i campioni del gruppo già preparano il 2016 in base ai propri obiettivi stagionali. C’è chi preferisce la calda Spagna, ormai tanto di “moda”, c’è chi non disdegna la Riviera e la Costa Azzurra, un classico, e chi in inverno si cimenta con ottimi risultati in altre specialità come il ciclocross o in pista. Ora però immaginiamo di scorrere la stagione 2015 come se fossimo un Vincenzo Nibali (a caso) giù per la discesa del Civiglio al Giro di Lombardia.

La Primavera. La vera stagione ciclistica inizia con una delle classiche monumento che caratterizzano lo stivale, la Milano-Sanremo. Con il ritorno dell’arrivo su Via Roma, dove Merckx ha trionfato in volata e per distacco, adesso è Degenkolb ad aggiudicarsi lo sprint finale battendo velocisti puri come Kristoff. Neanche il tempo di rifiatare che già spira il vento del Nord, quello del Belgio, dove i Leoni delle Fiandre lottano sul Pavé: si inizia con una di quelle classiche che alcuni definiscono “minore”, la Gent-Wevelgem.

Il Belgio, patria di ciclismo, offre in questo periodo numerose corse che affrontano talvolta tratti di strada in comune, e la Gent Wevelgem è l’antipasto dell’inferno anche se quest’anno pareva proprio di starci con corridori presi a domare bici sospinte nei fossi (come successe a Thomas) e giganti come Terpstra, stremati, perdere le ruote di un italiano che ha corso contro tutto e tutti, forse anche se stesso, e ha domato il rigido clima stringendo i denti in mezzo ad una folta barba da vichingo. Giro_2015_contador

Il secondo atto delle classiche del Nord lo scrivono Kristoff e Terpstra che in una soleggiata giornata di primavera decidono di raccogliere, figurativamente, il testimone da Cancellara e Boonen e se le danno di santa ragione sui muri leggendari, come il Paterberg, appiattendoli a colpi di pedale e rapportoni per poi giocarsela allo sprint dove non c’è storia, Kristoff vince, là nelle terre dove il sacro ed il profano si mescolano in uno dei passaggi simboli della storia del Fiandre: la Cappella di Nostra Signora di Oudeberg, al culmine del Muro di Grammont.

L’Italia può gioire grazie ad Elisa Longo Borghini che, dopo una tradizionale birra <<che l’ha stesa>> nella serata antecedente la gara, ha vinto per distacco facendo una grande impresa. Dopo sette giorni, la Roubaix: il vero inferno del Nord. Gli studenti apprendisti paveur tutto l’anno preparano il percorso recuperando i tratti più malconci e curando ogni singola pietra con tanta sabbia e passione, nell’attesa che la foresta di Arenberg accolga il gruppo lanciato sulle sue leggendarie pietre. Il Velodromo di Roubaix, accoglie il drappello dei favoriti ma è il poliziotto tedesco (Degenkolb) “imprestato” al ciclismo, che ha già trionfato a Sanremo, a vincere in volata dopo un fantastico lavoro della Giant-Alpecin.

La Corsa Rosa. il Giro d’Italia è stato caratterizzato dal duello preannunciato fra Fabio Aru e Alberto Contador, ma tanti sono stati i corridori che hanno animato la corsa ed hanno lottato nei momenti salienti e decisivi (uno per tutti Ryder Hesjedal). Il vero terzo incomodo, Landa: già proprio il compagno di Aru, il gregario più fidato, ha fatto vedere che per il Giro 2016, che correrà col Team Sky, sarà sicuramente un osso duro. I tre momenti fondamentali del Giro 2015 sono stati la lunga, e perciò inedita, crono di Valdobbiadene dove oltre alla grande vittoria e prestazione di Kyrienka è venuta fuori tutta la forza di Contador come sul Mortirolo dove si è scatenato (formato Pantani a Oropa), recuperando tutti coloro che hanno attaccato o guadagnato terreno in seguito ad una foratura, in particolare riacciuffando Aru che già le rampe arcigne avevano messo in grave difficoltà. Roubaix_-_Paris-Roubaix,_12_avril_2015,_arrivée_(B34)

Poi la riscossa del Cavaliere dei Quattro Mori (Aru), sulle strade sterrate del Finestre sferrando un attacco frontale al pistolero (Contador) condotto in prima battuta dai suoi gregari con l’ordine di menare le danze e scattare dato dal vecchio Tira (Paolo Tiralongo) dopo aver sentito i SaxoTinkoff confabulare allo scopo di rallentare il ritmo gara. Il traguardo del Sestriere, cima nel Dna del Giro, incorona trionfante il futuro grande campione Aru già acerrimo nemico dei fuoriclasse delle corse a tappe.

(1. continua)