index– Vorrei ordinare una pizza
– Signora, lei ha chiamato il 911..!
– Sì, lo so. La vorrei grande: metà con i peperoni, e metà con funghi e peperoni.
– Uhm. Lei sa che ha telefonato al 911, giusto?
– Sì. Mi sa dire tra quanto tempo arrivate?
– Ok signora. Va tutto bene? È in pericolo?
– Sì.

Succede. Succede che una donna in America, vittima di un fidanzato violento e segregata in casa, chiami il 911, ordinando una pizza, invocando aiuto in silenzio. Succede anche che, come lei, già solo in Italia, una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, sia stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Questo significa che sono quasi 7 milioni -soltanto nel nostro Paese- le persone che hanno dichiarato di aver subito violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della propria vita. Sono donne, figlie, mogli, amanti, compagne, amiche, alle volte semplici conoscenti. Succede che nella maggior parte dei casi sia proprio il partner il responsabile di tali reati. E succede anche che appena il 7,3% di queste donne, infine, denunci e chieda aiuto.

“Non è nulla”. “Aveva bevuto”. “Non era in sé”. “L’ho fatto arrabbiare: é colpa mia”, la giustificazione più ricorrente. Sì perché non è facile, non lo è per niente, riuscire a trovare il coraggio di uscire da quella trappola, da relazioni sbagliate e distruttive.

«Sì, è vero, mi picchiava e alle volte mi insultava se la casa non era in ordine, se le bambine di notte piangevano e non lo facevano dormire, se non andavo a letto con lui quando ne aveva voglia, ma poi, quando si calmava, quando otteneva ciò che voleva, era un compagno meraviglioso, un padre adorabile: ci portava fuori a cena e poi al cinema.» E la storia si ripete: nuove botte, nuovi insulti, nuovo dolore. Poi, finalmente, il desiderio di fermare tutto.

Succede allora che si fugga da casa, che si chiami la mamma, l’amica o la vicina di casa. Succede che si chiami il 911 per ordinare la pizza, ad esempio. E meno male che succede.

Non è facile chiedere aiuto: accettare di denunciare l’uomo che si ama, il padre, il vicino di casa. Dichiararsi vittima. Vittima di quella persona che diceva di amarci, proteggerci e sostenerci, e invece ci ha divorato pian piano, facendoci entrare in una ragnatela di paura e sottomissione dalla quale è difficile uscire. Ma per fortuna succede anche che se ne esca. Ad oggi, sono sempre di più le associazioni, le strutture e i servizi che si occupano di accogliere e di prestare supporto a donne in difficoltà, per ascoltare le loro storie, per seguirle nel faticoso iter legale successivo a una denuncia, per offrire loro un’altra possibilità, per farle uscire dal silenzio, per dare un taglio a questo cancro. Perché la violenza sulle donne ha un prezzo umano, di valore non quantificabile, e monetario, che i dati tratti da un’indagine di Intervita Onlus fanno coincidere a circa 1,7 miliardi di euro l’anno, e comprendono i costi sanitari (460 milioni), quelli per i farmaci (45), i costi per l’ordine pubblico (236), quelli per le spese legali (290), i servizi sociali (155) e ai costi giudiziari (421).

Una cifra enorme, che non possiamo più ignorare. Perché di storie come quella della donna americana, oggi, ce ne sono ancora tante, troppe. Ma abbiamo il dovere di raccontarle, di parlarne e di impressionarci, ancora e ancora. Perché succede. Succede, sì, e non deve succedere più.