Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano richiedente asilo in coma irreversibile a Fermo dopo un pestaggio da parte di un ultr‡ 35enne della Fermana, che prima aveva insultato la moglie dandole della "scimmia africana". Lui e la sua compagna Chinyery, di 24 anni, erano arrivati al seminario vescovile di Fermo, che accoglie profughi e migranti, lo scorso settembre. ANSA/ PER GENTILE CONCESSIONE DI IL REDATTORE SOCIALE ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY ++

Nel marasma di notizie e opinioni che si susseguono in queste ore sulla vicenda del ragazzo nigeriano ucciso a Fermo, leggo (senza neanche più indignarmi ormai, in preda a cupa rassegnazione) che per Matteo Salvini prima di tutto l’immigrazione è fuori controllo. Non mi interessa molto sapere cosa passa nella mente di un fomentatore di odio e razzismo, quello che so per certo è che l’unica cosa davvero fuori controllo è proprio il razzismo, che non viene condannato né punito ai piani alti (vedi il Senato per esempio), figuriamoci in un paesino come Fermo. Non posso che essere d’accordo con quanto scrive Michela Murgia sul suo profilo Facebook:

“I cattivi maestri del fascista e razzista che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e picchiato sua moglie Chinyery siedono in Senato: sono quelli che dieci mesi fa hanno negato l’autorizzazione a procedere contro Calderoli quando diede dell’orango a Cecile Kyenge. Era critica politica, affermarono, mica razzismo, e lo dissero senza distinzione di partito, compresi  81 senatori del PD e 3 di Sel che oggi si dichiareranno certamente sconvolti e turbati davanti a tutti i microfoni dei media. Questo succede a pensare che le parole non abbiano conseguenze. Ipocriti.”Matteo_Salvini,_Festa_di_Pontida_2013

Ciò che inoltre mi fa riflettere è la categorizzazione dell’assassino a “Ultrà della Fermana”, che colloca il suo intero essere a livello di persona che va oltre la normale etica comportamentale, un personaggio fuori controllo che quindi compie un gesto estremo in nome di un’ideologia sbagliata a priori. La categorizzazione serve come giustificazione di un atto orribile e immotivato, facendo sentire meglio qualsiasi razzista comune non appartenente a quel gruppo di persone. La verità pura e semplice è che non c’è bisogno di essere un Ultrà per essere razzista, perché tanti penseranno a Emmanuel Chidi Namdi come a quel “poverino, ma, però, poteva starsene al suo paese, eccetera…”. No, non poteva. E solo uno stolto non lo capirebbe.

Vorrei tanto che chiunque pensi una cosa del genere si trovi davanti Boko Haram, debba attraversare la Libia a piedi e a nuoto il Mediterraneo per poter finalmente essere malmenato nel paese in cui sogna di trovare la salvezza e una vita migliore. Sì, provo odio anche io, nei confronti della profonda ignoranza e stupidità umana, sempre più dilagante in una società presunta civile.

In questi casi mi viene sempre in mente il verso di una canzone di Caparezza, il più appropriato da utilizzare nei confronti di qualsivoglia forma di odio razziale:

“Torna al tuo paese, sei diverso!” – Impossibile, vengo dall’universo…