Stanley Martin Lieber era un anziano signore di 95 anni, nato a New York il 28 dicembre 1922 e che è morto a Los Angeles il 12 novembre 2018. Qualcuno lo chiamava “The Man”, per molti era “il sorridente” ma per tutti era Stan Lee.

Era malato da tempo, Stan, e negli ultimi anni più di una persona aveva provato ad approfittarsi di lui e della sua condizione per arrivare ai suoi soldi. Una brutta storia che fortunatamente ha avuto una fine qualche mese fa rendendo meno “sporchi” i suoi ultimi giorni.

In queste ore tutti parlano di Stan Lee, quantomeno più del solito. Non potrebbe essere diverso perchè quello che ha fatto nella sua carriera di sceneggiatore e autore di fumetti, specialmente negli anni cinquanta e sessanta, è stato seminale per una buona parte dell’ entertainment contemporaneo e moderno. Non voglio, però, ricordarlo solamente come stanno facendo tutti ma raccontando una breve storia.

Ventisette anni fa, nei primi giorni dell’estate, un bambino trovò un libricino dalle pagine strane, diverse da quello che era solito leggere malvolentieri. Su queste pagine, affascinantemente ingiallite e dall’odore di vecchio, non c’erano molte parole o troppe frasi ma al loro posto, invece, tanti disegni! Tre uomini e una donna andavano nello spazio, il loro razzo subiva dei danni e al rientro sulla Terra iniziavano a trasformarsi.

Lì per lì il bambino non era molto impressionato, la storia era divertente, veloce, ma nulla che la televisione non gli proponesse già. Però… quel ragazzo biondo – come lui – che si trasformava in un essere avvolto dal fuoco, il tratto di com’era realizzato, quei colori accesi, lo affascinarono. E continuò a leggere, finì il libricino e passò al successivo. Finì pure quello e passò a tutti gli altri che erano comparsi da vecchi scatoloni.

Dopo quella strana famiglia, venne il momento di uno zoppo dottore che scopre di essere in realtà una divinità nordica. Le storie erano sempre belle da leggere ma quel personaggio era troppo potente, troppo forte, non andava bene. Per caso prese un nuovo libricino che parlava di un ragazzo poco più grande di lui. Si chiamava Peter, viveva con gli zii e un giorno venne morso da un ragno radioattivo. Si costruì un costume rosso e blu, bellissimo, e andò a combattere il crimine. Presto scoprì in fretta che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, che non sempre tutto va come dovrebbe andare e che la forza per superare le avversità non deriva dai muscoli ma dal cuore e dal cervello. Il bambino ne rimase estasiato. Il tempò passò e con esso il bambino crebbe, crebbe, crebbe…

Non mentirò: se non ci fosse stato Stan Lee non sarei quello che sono. Quei primi fumetti della Marvel degli anni sessanta sono stati fondamentali per la mia crescita. Non solo per le storie che mi hanno fatto vivere con gli occhi e con la mente, per i pomeriggi in cui mi hanno intrattenuto ma anche per quello che mi hanno insegnato. Piccole cose ma che oggi sono diventate una parte importante del mio essere.

La concezione di famiglia dei Fantastici Quattro, Thor e Hulk con quel loro lato nascosto che prende il sopravvento, gli X-Men è l’importanza della diversità. In cima a tutti c’è però Spiderman o meglio qul Peter Parker occhialuto e bullizzato, con pochi amici e la “fortuna” dei Parker a mettersi sempre di traverso. Nuff Said.
Non era facile essere un appassionato di fumetti negli anni ‘90/inizio duemila e spesso era come essere un alieno sceso sulla Terra. Quasi tutti avevano Topolino mentre tu avevi dei ragazzoni ipertrofici in tutine colorate e con le spalline (grazie moda oscena degli anni ‘90).

Quando vedo che oggi i personaggi Marvel (e DC) sono così famosi e utilizzati, ripensando al passato, mi pare impossibile. Oltre a quelle storie di Stan Lee non è giusto lasciare in secondo piano quei disegni di Ditko, Kirby e Romita, fondamentali e per me di eguale valore. Proprio il sistema di scrittura dei fumetti inventato da Lee – il famoso “stile Marvel” – gli ha creato numerosi grattacapi e controversie con i suoi co-autori.

Non tutte le ferite si sono rimarginate ma come anni di fumetti mi hanno insegnato, ogni battaglia lascia qualche cicatrice. Sarebbe anche ingiusto e paraculo dire che sono stato un “true believer” sempre fedele. Ho avuto un periodo di stanca, durato diversi anni, in cui sono stato rapito da quei manga che si affacciavano timidamente nel nostro paese. Quando sono ritornato ero più grande e maturo, pronto ad apprezzare ancora di più la Casa delle Idee, la loro avversaria DC Comics, le case indipendenti e il fumetto tutto.

Oggi (e a maggior ragione da domani) Stan Lee è una figura mitizzata e celebrata nonostante tutto, un mito che come i suoi personaggi non morirà mai. Spero che nei prossimi film e produzioni Marvel, si continui ad inserire i suoi cameo. Sarebbe bello e lui apprezzerebbe. Come apprezzerebbe le migliaia dichiarazioni di vicinanza di queste ore, tutti quei pensieri che la gente sta riversando sui social.

Ne leggo anche da chi probabilmente non ha mai aperto un fumetto e ricorda Lee come uno strambo anziano che va di moda citare nei discorsi. Dovrei arrabbiarmi con questi poser dell’ultima ora, questa cultura geek che ha fagocitato tutte le nostre “esclusioni sociali” per renderle mainstream ma non lo farò. Non oggi.

Un grazie a Stan Lee, per tutto. Excelsior!