Mercoledì 14 Febbraio è avvenuta a Parkland in Florida (USA ovviamente) una strage di studenti presso il liceo Marjory Stoneman Douglas. Le dinamiche sono tristemente le solite: un ragazzo, Nikolas Cruz, con probabili problemi caratteriali/sociali (e forse mentali), arriva nella scuola dalla quale era stato espulso con un fucile semiautomatico e uccide professori ed ex-compagni. Al momento i morti sono 17.
Il dato che fa rabbrividire è che nel 2018 – e siamo solo a metà Febbraio – si è arrivati a 18 sparatorie in complessi scolastici americani. Come per praticamente tutte le altre volte, si sta facendo leva sul fatto che il killer fosse un “pazzo” e che il problema non sono le armi. Trump ha ribadito che bisogna aiutare i malati mentali a non recare danno agli studenti (suona molto come un “aiutarli a casa loro”)e se necessario comprare più giubbotti antiproiettile da dare agli studenti e insegnanti. Qualcuno propone invece di armare gli insegnanti in modo che possano difendersi. Tutte BUONE IDEE, mi pare.
Cruz, però, ha potuto comprare l’arma in un regolare negozio al dettaglio e molto probabilmente è stato addestrato in un campeggio apposito per nazionalisti bianchi. Nonostante il cognome, Nikolas è americano e sembrerebbe vicino alla destra estrema americana. Anche il modus operandi sembra diverso dal solito: non avrebbe infatti sparato sulla folla ma cercato specifiche persone, probabilmente legate all’ex fidanzata o che in passato hanno avuto problemi con lui. Per il momento si esclude la pista dell’odio razziale ma le indagini sono ancora aperte.
Questa strage è una delle più sanguinose degli ultimi anni ed è stata compiuta non da uno straniero, un immigrato o un militante dell’Isis, come la propaganda trumpiana dice sempre, ma da un bianco probabilmente di estrema destra. Qualcuno sta trovando delle somiglianze (alcune forzate) con le vicende di Macerata di qualche settimana fa, dove un militante estremista ha sparato dalla sua macchina in corsa verso alcune persone di colore e la sede del Partito Democratico. Seppure, amio avviso, esistano sostanziali differenze, sono entrambi episodi che nascono e maturano in ambienti ricolmi di odio, alimentati da una politica populista e concetti falsi. Quando Trump dice che l’America deve difendersi dalla corruzione, dalla criminalità e, in buona sostanza, da chi non ci piace, sta facendo un discorso molto fraintendibile e, peggio, applicabile a tanti ambiti personali della vita di tutti i giorni. Lo straniero che ci deruba diventa la persona che non conosco e che mi guarda male, quello che mi sfotte o che mi “ruba” la fidanzata.
Sono segnali di una crescente insoddisfazione, di rabbia e di odio pronti a manifestarsi nel modo peggiore. Bisogna tornare a responsabilizzare persone e parole dette o sarà solo l’inizio.