I social – in questo caso Facebook in particolare – nel corso degli ultimi 4-5 anni, hanno cambiato modo ma soprattutto concezione alla base di una discussione. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Quindi, è ancora possibile discutere di un qualsiasi argomento?

In molti stanno cercando di dare una risposta e non è così facile. Personalmente faccio parte di quello “schieramento” pessimista per il quale ormai i buoi sono usciti dal recinto. I social hanno dato la possibilità a tutti di poter dire la propria opinione ma ha anche dato la falsa certezza (aiutato anche anche da altri fattori sociali e politici) che la propria opinione sia parola divina. Peggio ancora ha spinto le persone a confrontarsi solo con persone con gli stessi punti di vista, uccidendo la discussione che diventa così una serie di “hai ragione” e grandi pacche sulle spalle virtuali.

Contemporaneamente la cristallizzazione del pensiero ha reso i social stessi un campo di battaglia tra fazioni. O sei con me o sei contro di me. Le mezze misure sono per i deboli quando non sono viste direttamente con sospetto.

Tutto questo, lo diciamo spesso, è perché i social stanno sostituendo gli spazi sociali reali, dove ci si parla vis a vis. Da soli, davanti ad un monitor che non ti guarda male se dici una castroneria, ci si sente invincibili. Almeno fino a quando non arriva una risposta contraria o che “non ci piace”. In quel caso si innesca un meccanismo per il quale l’opinione altrui diventa un affronto medioevale, un torto da vendicare, un tarlo nel cervello che fa esplodere di rabbia. La voglia di catechizzare il povero ignorante che ha risposto prende il sopravvento e inizia una lunga discussione sul perché sta sbagliando tutto nella vita. Quando finiscono gli argomenti si passa agli insulti. Siccome a volte gli argomenti non ci sono fin dall’inizio, si inizia e si finisce coi vaffanculo, magari velati da citazioni e lunghe frasi passivo-aggressive.

La cosa che dovrebbe preoccuparci è che tutto questo accade sempre più spesso e con qualsiasi argomento. Dai detersivi all’abbigliamento, dallo sport al cinema. Buona parte della colpa è la politicizzazione di tutto quello che facciamo. Vestirsi, uscire, mangiare, ascoltare musica diventa un atto politico. Non a caso oggi assistiamo all’aumento di posizioni “estreme” per la qualunque.

La conseguenza diretta è che nei rapporti reali le cose si sono dannatamente complicate. Chi non riesce a moderarsi nei social, spesso porta l’aggressività per le strade e negli uffici, non ci si fida più di nessuno, si vogliono vedere “complotti” dove non ci sono. Si ritorna al “o sei con me o sei contro di me”. E alla fine se uno non vuole passare il tempo a litigare o fa finta di dar ragione a tutti sopprimendo la propria personalità e le proprie idee o si ritrova con quelli che la pensano come lui. Però sai che noia.